La politica finanziaria

IL RUOLO DELLO STATO NELL’ECONOMIA. EVOLUZIONE STORICA.

Fino ai primi decenni del novecento si riteneva che la finanza pubblica dovesse essere neutrale, cioè dovesse produrre i minori secondari sul sistema economico nazionale, in modo da non turbare le condizioni di equilibrio che si determinavano spontaneamente.

[member] Nel periodo fra la prima e la seconda guerra mondiale è venuta meno la fiducia riposta nella capacità dei sistemi economici di raggiungere spontaneamente posizioni di equilibrio di piena occupazione dei fattori produttivi. Si sono allora affermate nuove concezioni di politica economica, legate principalmente al pensiero dell’economista inglese Keynes, che hanno portato a una svolta l’attività finanziaria pubblica, attribuendole una funzione attiva nei confronti del sistema economico.

LE CONDIZIONI DI EQUILIBRIO DEL SISTEMA.

Il sistema è in equilibrio quando l’offerta globale è pari alla domanda globale.

L’offerta globale è costituita da tutto l’insieme dei beni e dei servizi che sono stati prodotti o importati nel paese in un determinato periodo di tempo, e cioè dal reddito nazionale.

La domanda globale è costituito dalla somma di due aggregati: i consumi e degli investimenti, cui si aggiunge il flusso delle esportazioni. La parte di reddito non destinata ai consumi costituisce il risparmio delle famiglie.

Condizione essenziale per l’equilibrio del sistema è che tutto il denaro risparmiato dalle famiglie affluisca al mercato dei capitali e venga investito dalle imprese.

Per assicurare stabilità al sistema occorre che vi sia una certa proporzione fra la domanda per i consumi è quella per gli investimenti. Se il livello dei consumi è alto mentre quella degli investimenti è basso, le imprese non hanno strutture adeguate per espandere la produzione e far fronte alla domanda dei consumatori; di conseguenza sul mercato il livello dei prezzi aumenta e si mantiene elevato. Se invece l’entità degli investimenti è elevata mentre quella dei consumi è scarsa, le imprese si trovano ad avere impianti e attrezzature con una potenzialità produttiva superiore al necessario; perciò sono costretti a produrre una quantità di beni che non può essere assorbita dal mercato, oppure a lasciare inutilizzati i fattori investiti; né l’uno e nell’altro caso entrano in crisi.

Il limite alla possibilità di sviluppo del reddito è costituito dalla quantità di risorse materiali e umane di cui dispone la nazione. Entro questo limite, e con una giusta propensione a investire e a consumare, la produzione può espandersi finché fattori produttivi disponibili siano tutti pienamente impiegati; il livello della produzione dell’occupazione, però, dipende dalla domanda effettiva del mercato, infatti, alla scarsa domanda del mercato viene a contrapporsi un’offerta altrettanto scarsa: l’equilibrio tra domanda e offerta si realizza, ma il sistema produce meno di quello che potrebbe e gran parte delle risorse disponibili resta inutilizzata.

Quando invece la produzione non può più aumentare, al crescere della domanda i prezzi tenderanno ad aumentare.

LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE COME OPERATORE DEL SISTEMA ECONOMICO.

Nell’ambito della pubblica amministrazione lo Stato preleva coattivamente una parte del reddito delle famiglie e delle imprese e le impiega per provvedere all’organizzazione dei servizi pubblici e al raggiungimento dei fini di pubblico interesse.

Dal punto di vista dell’offerta globale possiamo constatare che ai beni e ai servizi prodotti dalle imprese per il mercato si aggiungono i beni e i servizi prodotti dalla pubblica amministrazione.

Per quanto riguarda la domanda globale, vediamo che alla spesa delle famiglie per i consumi e a quella delle imprese per gli investimenti si aggiunge la spesa della pubblica amministrazione, è diretta sia a soddisfare i bisogni attuali della collettività, sia a dotare il paese di infrastrutture, impianti, beni durevoli, che arricchiscono tutto l’apparato produttivo nazionale.

L’equilibrio generale del sistema si può riassumere nella formula:          Y = C + I + G

dove Y rappresenta il PIL, C e I rappresentano i consumi e degli investimenti privati, G la spesa pubblica. [/member]


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