L'età napoleonica

Tra i maggiori lasciti dell’età napoleonica vanno certamente ricordate le riforme che smantellarono l’Antico Regime, in particolare nel campo del diritto con la diffusione del Codice Civile Francese. Anche il sentimento nazionale può essere considerato un’eredità napoleonica, specie in Italia, in Germania e in Polonia: non a caso risale a quell’epoca la bandiera nazionale dell’Italia, la quale fu esposta per la prima volta a Reggio Emilia nel 1797. Infine è una pessima eredità, che Napoleone stesso raccolse prima di tramandarla, quella di saccheggiare il patrimonio artistico dei Paesi occupati: in particolare l’imperatore privò l’Italia di molte opere d’arte, tuttora esposte al Louvre di Parigi come la Gioconda di Leonardo da Vinci.
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IL GOVERNO DEL DIRETTORIO (1795-1799)

LA REAZIONE TERMIDORIANA

Il colpo di Stato del 9 termidoro, del 27 luglio 1794, aprì una nuova fase della Rivoluzione Francese, detta appunto termidoriana. L’età termidoriana vide una reazione della borghesia benestante alla politica dei giacobini. La politica del governo fu infatti liberale nel senso che il mercato viene liberalizzato favorendo le richieste dei mercanti, dei banchieri e degli affaristi.

Con il Governo termidoriano inizia una persecuzione contro i giacobini: questi vennero rimossi da ogni incarico politico e amministrativo, ma spesso anche perseguitati e imprigionati. Nel novembre del 1794 i club giacobini vennero chiusi. La persecuzione contro i giacobini si estese anche all’interno della popolazione: alcune associazioni, a volte spontanee e altre volte di stampo controrivoluzionario, formate da giovani benestanti detti moscardini, si riunivano in bande armate per dare la caccia ai giacobini (fenomeno della gioventù dorata). I frequenti massacri nei confronti dei giacobini e dei preti costituzionali scatenarono il fenomeno del Terrore bianco, così chiamato dalla bandiera bianca dei Borboni.

Contemporaneamente si attenuavano le persecuzioni nei confronti dei controrivoluzionari. Il governo termidoriano assunse un atteggiamento aperto nei confronti dei controrivoluzionari: concesse amnistie oppure restituì dei beni ai controrivoluzionari a patto che rinunciassero alla lotta contro la Repubblica; la Convenzione favorì pure il rimpatrio di molti nobili emigrati.

I provvedimenti economici dei termidoriani a favore della classe borghese causarono un’impennata dell’inflazione e del carovita. Inevitabilmente i ceti popolari reagirono con insurrezioni che vennero duramente represse nel sangue.

Sul piano della politica interna i termidoriani dovevano fronteggiare le varie difficoltà. La situazione militare invece era positiva: nel corso del 1794 l’esercito francese liberò completamente il territorio nazionale e occupò nuovamente il Belgio, la Renania e i Paesi Bassi. La prima coalizione infatti si stava sgretolando tanto che solo l’Inghilterra e l’Austria intendevano continuare il conflitto: non sembrava comunque che la Francia corresse una minaccia imminente.

LA COSTITUZIONE DELL’ANNO III

Nell’agosto 1795 la convenzione approvò una nuova Costituzione, detta dell’anno III, che fu la più compiuta espressione della politica termidoriana. Questa costruzione manifesta un arretramento democratico in quanto:

  • si tornò al suffragio censitario, quindi, il diritto di voto fu riservato ai cittadini maggiorenni che pagavano una determinata imposta sul reddito;
  • il potere legislativo fu affidato ad un sistema bicamerale rinnovabile ogni anno;
  • il potere esecutivo fu attribuito a un Direttorio di cinque membri, uno dei quali doveva essere sostituito ogni anno;
  • veniva garantita visivamente l’uguaglianza giuridica e non più quella politica e neppure quella economico-sociale (questo in quanto lo Stato liberale non se ne doveva occupare).

LA POLITICA DEL DIRETTORIO

Il clima politico della Francia continuava ad essere instabile. Il Governo era minacciato sia da destra e da sinistra: dai filomonarchici che tentarono un colpo di Stato nell’ottobre 1795 e dai rimanenti del movimento giacobino. Non mancarono anche i radicali che facevano capo a un uomo che affermava l’uguaglianza fra tutti gli uomini e teorizzava sistema comunista con cui le terre dovevano essere di proprietà dello Stato. Quest’uomo, di nome Babeuf, si fece promotore nel maggio 1796 della Congiura degli Eguali che, fallendo, gli costò la condanna a morte. Di fronte a queste difficoltà, il Governo del Direttorio cercò un rafforzamento del proprio prestigio sui campi di battaglia: la Francia si preparava a colpire l’Austria dalla Renania e dall’Italia.

LA CAMPAGNA D’ITALIA

La campagna d’Italia viene affidata nel 1796 al giovane generale Napoleone Bonaparte. Questa campagna, inizialmente ritenuta secondaria, diventò fondamentale per l’esito della guerra. Napoleone si trovò ad agire in un contesto molto favorevole: in Italia, come nel resto d’Europa, molti intellettuali e vasti settori delle classi popolari vedevano nella Francia il Paese guida nella lotta alla tirannia. La propaganda francese seppe sfruttare questo consenso tanto che Napoleone venne presentato come il liberatore dei popoli dall’assolutismo. Napoleone, da parte sua, si dimostrò all’altezza della situazione: riportò una serie di vittorie grazie alle quali la Francia ottenne Nizza e la Savoia. In Lombardia occupò Milano e l’esercito austriaco si ritirò. Napoleone si presentava come il liberatore degli italiani dai tiranni, ma non ometteva mai di chiedere alle città occupate contributi in denaro per il mantenimento delle sue truppe. Nello Stato pontificio, dopo aver incontrato qualche resistenza, costrinse il Papa alla resa nel 1797.

LE “REPUBBLICHE SORELLE”

Per il Governo del Direttorio l’offensiva sul territorio italiano doveva servire come carta da utilizzare nelle trattative di pace e come fonte di guadagno attraverso l’imposizione di tributi. Questa strategia escludeva la prosecuzione della guerra a Napoleone che, invece, agì secondo le proprie ambizioni andando ben oltre le intenzioni della Francia. Napoleone aiutò i repubblicani a costituire la Repubblica Cispadana che si unì poi alla Lombardia dando vita alla Repubblica Cisalpina. Nacquero così in Italia le “repubbliche sorelle“, Stati in cui vennero restaurati con l’aiuto delle armi regimi simile a quello francese e a questo collegati. Napoleone conquistò Mantova e giunse fino a Leoben  (100 km da Vienna). Contemporaneamente dichiarò guerra a Venezia e se ne impadronì in poco tempo. Successivamente il 17 ottobre 1797 egli formò il Trattato di Campoformio. Secondo questo trattato:

  • l’Austria rinunciava al Belgio e alla Renania e cedeva la Lombardia riconoscendo la Repubblica cisalpina;
  • Napoleone si impegnava a cedere Venezia all’Austria.
Nei patrioti europei, in particolare italiani, all’entusiasmo subentrarono la delusione e l’amarezza. Si comprese, infatti, quanto l’interesse di Napoleone per l’Italia fosse essenzialmente di ordine strategico, politico ed economico. Queste delusioni saranno all’origine del romanticismo.
Fra il 1797 e il 1798 sorsero in Europa nuove repubbliche sorelle della Francia. Nel giugno del 1797 venne proclamata la Repubblica Ligure e in dicembre la Repubblica Elvetica. Nel febbraio 1798 lo Stato pontificio venne esautorato a favore della Repubblica Romana.

IL COLPO DI STATO DI FRUTTIDORO

Il Direttorio fu costretto a ratificare l’operato di Napoleone in quanto la Francia si trovava in una situazione di grande instabilità politica. I monarchici stavano ottenendo consensi sempre più ampi, tanto che un loro esponente era stato eletto tra i membri del Direttorio. La maggioranza del Direttorio, allora, attuò il colpo di Stato del 18 fruttidoro (4 settembre 1797): Parigi fu occupata dai militari e il potere venne assunto da un triumvirato che impose leggi eccezionali contro gli oppositori politici e limitò la libertà di stampa.

LA SPEDIZIONE IN EGITTO

In campo internazionale la Francia aveva come nemico solo l’Inghilterra. La potenza inglese si fondava sul dominio militare e commerciale dei mari. Il nuovo Direttorio pensò quindi di occupare l’Egitto al fine di danneggiare il primato marittimo inglese. Con l’acquisizione dell’Egitto dai turchi ottomani la Francia avrebbe ottenuto il primato nel Mediterraneo e avrebbe controllato ogni passaggio per l’Asia, inoltre l’Egitto poteva diventare una base fondamentale per future campagne di conquista nell’Asia occidentale. La spedizione, guidata da Napoleone, partì il 19 maggio 1798, con un seguito di studiosi, scienziati e letterati che contribuirono a portare alla luce e a decifrare i documenti della civiltà egizia: venne scoperta la Stele di Rosetta, una lastra in basalto che permise la traduzione dei geroglifici. Dopo alcuni iniziali successi, l’impresa si rivelò più difficile del previsto. L’ammiraglio inglese Nelson distrusse la flotta francese a Abukir il 1 agosto. Approfittando delle difficoltà della Francia, l’Inghilterra organizzò la seconda Costituzione nel 1798 alla quale aderirono Austria, Russia, Regno di Napoli e Turchia. Quest’ultimo controllava formalmente il territorio egiziano. in Europa si riaccese così la guerra. Nel gennaio del 1799 il Direttorio inviò un corpo di spedizione contro il Regno di Napoli dando vita alla Repubblica Partenopea. La Francia giunse così a controllare la maggior parte del territorio italiano, questa conquista risultò però effimera in quanto  l’esercito austro-russo scatenò un’offensiva che costrinse i francesi alla ritirata. La Francia perse tutti territori italiani, la Svizzera e la Renania. Dopo anni di straordinarie vittorie, la Francia tornava a conoscere la minaccia dell’invasione straniera. Nell’agosto 1799, Napoleone, ormai consapevole del fallimento della spedizione egiziana e preoccupato per gli eventi europei, intraprese un avventuroso rientro in patria. Nel frattempo la Francia sconfisse a Zurigo l’esercito russo scongiurando il timore di una invasione straniera.

IL COLPO DI STATO DI BRUMAIO

La situazione bellica produsse gravi conseguenze sul quadro politico. In Italia, le repubbliche furono soverchiate a favore dei regimi autoritari precedenti. Nella Repubblica Partenopea Fabrizio Ruffo, un uomo di fiducia dei Borboni, organizzò una rivolta popolare che riportò al potere della famiglia reale. I patrioti che avevano dato vita alla Repubblica furono oggetto di una dura repressione. In Francia, l’andamento sfavorevole della guerra indeboliva ulteriormente il Governo. All’interno dello stesso Direttorio maturò il progetto di nuovo colpo di Stato che consentisse di modificare la Costituzione in senso autoritario. Napoleone appariva a tutti l’uomo giusto per questa impresa, in virtù della sua intraprendenza e del prestigio di cui godeva grazie ai successi militari. Il colpo di Stato fu organizzato con cura: venne diffusa la notizia, falsa e infondata, di un complotto giacobino. Il 18 brumaio (9 novembre 1799) il Direttorio venne sciolto e il Governo venne affidato a tre consoli dei quali più potente era lo stesso Napoleone. Vennero costituite due commissioni con l’incarico di elaborare una nuova Costituzione. Con questo colpo di Stato crollò gran parte dei principi liberali democratici affermati dalla Rivoluzione. Non fu, però, un ritorno all’Antico Regime. Napoleone difese, con il nuovo regime autoritario fondato sui notabili, le nuove posizioni acquisite dall’alta borghesia, contro ogni tentativo di radicalizzazione democratica ma anche contro ogni controrivoluzione aristocratica. in questo Stato autoritario il potere esecutivo otteneva il predominio: l’organo legislativo venne esautorato tramite l’uso dell’esercito.

DAL CONSOLATO ALL’IMPERO (1799-1804)

UN GENERALE ALLA GUIDA DELLA FRANCIA

Napoleone Bonaparte nacque ad Ajaccio, in Corsica, nel 1769, da una famiglia della piccola nobiltà. Iniziò la sua formazione nelle scuole militari francesi, studiando le arti belliche e i classici: in particolare la seconda giuria sono i testi di Rousseau. Nel 1793 aderì al club giacobino ma si è propensi a pensare che la sua scelta fosse dettata dal fascino del potere più che da quello dell’ideologia. La sua prima occasione fortunata un incarico del comando delle truppe francesi a Tolone, occupata dagli inglesi. In quella circostanza, la sua effettiva abilità militare lo segnalò al Governo del Direttorio, da cui ottenere nuovi incarichi di grande prestigio, come la repressione di un tentativo di colpo di Stato monarchico e la chiusura dei club giacobini. Indubbiamente Napoleone seppe cogliere con abilità tutte le occasioni che la situazione politica travagliata della Francia post-rivoluzionaria gli presentò e di qui percorrere una carriera militare e politica straordinaria. Egli dimostrò tra l’altro di sapere usare la stampa, la quale esaltava in tutta Europa le sue imprese e contribuiva a creare il mito della sua persona e della sua imbattibilità. La strada del successo gli si aprì con la campagna d’Italia nel 1796. Rientrato in Francia vittorioso, il popolo lo accolse con grande entusiasmo. Gli uomini del Direttorio invece mostravano preoccupazione per la sua eccessiva popolarità e, affidandogli la campagna d’Egitto, pensarono di allontanarlo dai francesi. La situazione europea però si modificò in modo tale da generare nuovamente la paura dell’invasione straniera e, tra i ceti dominanti, emerse l’esigenza di un Governo forte per garantire l’ordine e la pace. Molti a questo punto pensarono di servirsi del prestigio del generale còrso per imporre alla politica francese una svolta; Napoleone, da parte sua, seppe sfruttare questa situazione per soddisfare le sue ambizioni. Così, con il colpo di Stato del 18 brumaio, egli assunse i pieni poteri nel Governo francese.

IL CONSOLATO

Il periodo del consolato fu per la Francia una fase di totale riorganizzazione istituzionale e legislativa. Nel dicembre 1799 venne approvata la Costituzione dell’anno VIII la quale rafforzò notevolmente l’esecutivo affidandolo a un Primo Console, incarico ricoperto da Napoleone stesso.

Il potere del Primo Console era esteso a tutti i settori della vita politico-amministrativa:

  • poteva infatti presentare nuove leggi;
  • nominare i comandanti dell’esercito e i funzionari statali;
  • nominava a livello locale il prefetto, i sottoprefetti e i sindaci;
  • Le tre assemblee (Tribunato, Corpo legislativo e Senato) avrebbero dovuto controbilanciare il potere consolare, ma nei fatti esse erano espressione dell’autorità centrale.
In ambito fiscale e finanziario furono prese iniziative importanti che consentirono:
  • di soddisfare le esigenze del mondo imprenditoriale;
  • di garantire entrate più sicure alle casse dello Stato.

Il legame tra alta borghesia e regime napoleonico si consolidò anche per i provvedimenti assunti contro le organizzazioni dei lavoratori: furono approvate leggi che vietavano lo sciopero e impedivano di lottare per ottenere aumenti salariali. Nonostante l’opposizione di vario genere, la politica di Napoleone venne nel suo complesso accolta perché era l’unico modo per assicurare alla Francia una ripresa economica e finanziaria.

IL CODICE NAPOLEONICO E IL CONCORDATO

Il capolavoro della riorganizzazione attuata da Napoleone fu il Codice Civile, il monumento giuridico sul quale poggiavano tutte le istituzioni. Pubblicato nel marzo 1804, dopo anni di preparazione, il Codice riprendeva alcuni dei grandi principi della Rivoluzione quali l’eguaglianza giuridica, libertà religiosa, laicità dello Stato, libertà individuale, riconoscimento della proprietà, mentre rifiutava qualsiasi principio relativo all’eguaglianza sociale. Molta attenzione veniva posta all’Istituzione della famiglia, vista come primo nucleo dell’intero ordine sociale, all’interno della quale veniva rafforzata l’autorità paterna sui figli e sulla moglie.

Un altro punto delicato dell’attività di Napoleone riguardava la questione religiosa: dopo che il fallimento della politica di scristianizzazione aveva rilevato le radici profonde della fede cattolica, il Primo Console si orientò verso la pacificazione e l’intesa con la Chiesa. Nel 1801 stipulò con il Papa un Concordato con il quale il cattolicesimo veniva riconosciuto come religione della maggioranza della popolazione, ma non come Chiesa di Stato. Il primato del potere civile deve comunque essere preservato: allo Stato, infatti, competeva la presentazione di candidature per le nomine dei vescovi e dei parroci, nonché l’accettazione di qualsiasi atto papale sul territorio francese. In generale sembrava proprio che Napoleone fosse riuscito a ridare la Francia la pace sociale e religiosa.

LE VITTORIE CONTRO LA SECONDA COALIZIONE

In questi anni Napoleone fu impegnato nella guerra contro le potenze della seconda coalizione. La sua strategia consisteva nel colpire l’Austria per indebolire e isolare l’Inghilterra; attaccò pertanto le truppe austriache sul fronte italiano e su quello renano.

Nella primavera del 1800, sconfisse gli austriaci a Marengo, in Piemonte, e ricostituì la Repubblica Cisalpina, questo mentre un’altra armata li sconfisse nella Germania meridionale, minacciando di occupare perfino Vienna. A questo punto, l’Austria sottoscrisse la pace che confermava gli accordi già fissati a Campoformio: alla Francia venivano riconosciuti in Belgio, i territori renani e l’annessione del Piemonte; venivano legittimate inoltre le repubbliche sorelle e gli Stati satelliti.

L’Inghilterra si trovò isolata quando Regno di Napoli e Russia conclusero a loro volta la pace con la Francia. Per questo, dopo lunghe trattative, raggiunse anch’essa un accordo nel marzo del 1802.

DAL CONSOLATO ALL’IMPERO

I successi in politica estera rafforzarono il prestigio di Napoleone in patria: egli aveva dimostrato ai francesi la sua capacità di mantenere ordine all’interno e aveva conquistato una posizione di forza a livello internazionale. Il consenso dei francesi gli servì ancora una volta per aumentare il proprio potere: nel 1802 con un plebiscito Napoleone ottenne il consolato a vita che in pratica era una vera e propria dittatura.

Due anni dopo, approfittando della scoperta di un complotto volto a restaurare la monarchia dei Borboni, sostiene che solo una nuova dinastia avrebbe garantito la sicurezza del regime. Napoleone non si accontentò più di avere il consolato vita, ma volle dare al suo regime anche una veste monarchica. Rielaborò pertanto la Costituzione in questa direzione e nel 1804 venne varata la Costituzione dell’anno XII che conferiva Napoleone il titolo ereditario di imperatore dei francesi.

Il nuovo ordinamento fu ratificato, secondo la consuetudine di Napoleone, da un plebiscito, uno strumento con il quale si creava un contatto diretto tra il capo di Stato e i cittadini, sintomatico della volontà di instaurare un regime personalistico.

Sicuro della propria affermazione, Napoleone volle aggiungere alla propria autorità anche una sanzione religiosa: riprendendo i simboli e i riti della tradizione imperiale di Carlo Magno, il 2 dicembre 1804 si fece incoronare imperatore dal Papa Pio VII nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi. Anche in questa occasione, con un atto simbolico, volle affermare la supremazia dello Stato sulla Chiesa: tolse dalle mani del Papa la corona imperiale e se la mise lui stesso sul capo (auto-incoronazione).

L’IMPERO NAPOLEONICO (1804-1815)

LE IMPRESE MILITARI

L’Impero napoleonico era un regime sorto nella guerra e per la guerra: fin dal 1803, infatti, erano riprese le ostilità con l’Inghilterra. All’offensiva di Napoleone, l’Inghilterra rispose organizzando nel 1805 la terza coalizione insieme a Russia, Austria, Svezia e Regno di Napoli. Nei pressi di Cadice il 21 ottobre 1805 la flotta francese subì una disastrosa sconfitta a opera dell’ammiraglio inglese Nelson (battaglia di Trafalgar). Napoleone risollevò le sorti della Francia sconfiggendo gli schieramenti austro-russi presso Austerlitz, in Boemia, il 2 dicembre 1805. L’Austria firmò la pace di Presburgo in base alla quale dovette cedere i territori italiani e tedeschi. In particolare tra i territori italiani ricordiamo il Veneto che venne aggregato nel regno d’Italia e la fascia dei Balcani conosciuta da quel momento col nome di province illiriche francesi. Preoccupata di un’egemonia francese in Germania, la Prussia decise di entrare nella quarta coalizione a fianco della Russia e dell’Inghilterra nel 1806. Tutto ciò non servì a fermare Napoleone il quale, riprendendo le azioni militari, sconfisse prima i prussiani e successivamente i russi. Con la pace di Tilsit del 1807 si decretò il nuovo assetto dell’Europa continentale:

  • i territori a ovest del fiume Elba, tolti alla Prussia, formarono il Regno di Vestfalia, affidato a Gerolamo Bonaparte, fratello di Napoleone; altri Stati tedeschi vennero raccolti nella Confederazione del Reno di cui Napoleone stesso assunse la presidenza; cessava così di esistere il millenario Sacro Romano Impero Germanico fondato dagli Ottone;
  • un altro fratello di Napoleone, Luigi Bonaparte, venne proclamato re d’Olanda;
  • i territori a est del fiume Elba andarono a formare il Granducato di Varsavia, Stato satellite della Francia.
Questa sistemazione fu possibile grazie consenso della Russia. Tutta l’Europa era sottoposta all’egemonia francese, secondo una logica tipica imperiale. Tuttavia nel continente si aprì un’età di rinnovamento: Paesi ancora legati all’Antico Regime accolsero nuovi modelli istituzionali e il Codice Civile, superando le vecchie strutture di natura feudale. Fu soprattutto nell’età napoleonica, pertanto, che le conquiste della Rivoluzione Francese si diffusero in tutta Europa.

L’ITALIA SOTTO IL DOMINIO NAPOLEONICO

La vittoria di Marengo del 1800 aveva segnato il completo controllo della Francia sull’Italia. Napoleone si comportò più come un predatore che come un liberatore: molte delle opere d’arte italiane, così come i metalli preziosi, sì mandarono in Francia al seguito degli eserciti, talvolta col bottino personale degli ufficiali. A questo saccheggio si aggiungevano tributi onerosi che servivano a pagare le spese militari del governo francese.

Tutti gli Stati italiani persero la loro autonomia. La Repubblica cisalpina diventò prima Repubblica italiana e poi Regno d’Italia, di cui lo stesso Napoleone si proclamò re nel 1805. Stessa sorte per il regno di Napoli che diventò nel 1806 un regno sotto Giuseppe Bonaparte, il fratello dell’imperatore; furono annessi direttamente al territorio francese il Piemonte, la Repubblica ligure e la Toscana tra il 1802 e 1806. Lo Stato pontificio venne smembrato alcune regioni diventarono dipartimenti francesi e altre furono annesse al regno d’Italia.

La presenza per quasi vent’anni di Napoleone in Italia ebbe conseguenze positive in termini di progresso economico, modernizzazione e riforma delle istituzioni. L’influenza francese consentì di inserire l’economia italiana in un contesto europeo, di rendere più efficienti i sistema fiscale dell’organizzazione amministrativa, di riorganizzare l’istruzione: in breve, di rovesciare anche in Italia l’Antico Regime. Inoltre i valori democratici e quelli liberali, compreso quello di nazione, esportati dalle truppe napoleoniche, contribuirono a rafforzare quegli ideali patriottici e nazionalistici che si sarebbero sviluppati compiutamente durante il periodo del Risorgimento. Purtroppo fu anche un aumento delle imposte (esoso fiscalismo) e un reclutamento militare intensivo.

IL BLOCCO CONTINENTALE

Sul fronte militare europeo solo l’Inghilterra rimaneva un Paese antagonista all’Impero napoleonico. Napoleone tentò ancora di intervenire contro gli inglesi a livello economico, in analogia con la spedizione d’Egitto. A tal fine decretò il blocco continentale, che vietava tutti i Paesi europei di commerciare con le isole britanniche (1806). Il blocco tuttavia fu un fallimento in quanto gli inglesi riuscirono facilmente a forzarlo. Essi inoltre risposero con un contro-blocco che danneggiò gravemente l’economia francese, facendo mancare materie prime e prodotti di consumo, come lo zucchero, il caffè, il cotone… Inoltre, sia gli Stati alleati o satelliti sia il ceto imprenditoriale francese, che intratteneva vantaggiosi commerci con gli inglesi, protestarono in nome della libertà dei mari e dei commerci. Anche gli intellettuali europei, i quali avevano riconosciuto i Napoleone un liberatore, incominciarono a sentirsi traditi.

Napoleone, per l’esigenza di far rispettare il blocco continentale, si spinse in una politica di annessioni: prima il Portogallo nel 1807, poi la Spagna nel 1808 vennero sottomessi al dominio francese. Viene nominato re di Spagna Giuseppe Bonaparte, che lasciò il Regno di Napoli al cognato dell’imperatore Gioacchino Murat. Ma la conquista della Spagna non fu facile né sicura: gli spagnoli diedero vita a un’accanita guerriglia, sostenuta da un corpo di spedizione inglese al comando del duca di Wellington. La rivolta spagnola fu il primo sintomo di crisi dell’impero napoleonico, poiché dimostrava che le popolazioni europee non credevano più al mito di Napoleone liberatore.

Nel frattempo le case regnanti d’Europa ripresero la guerra contro la Francia. Nel 1809 sorse una quinta coalizione, promossa sempre dall’Inghilterra. Gli austriaci subirono però una grave sconfitta e dovettero accettare, lo stesso anno, pesanti condizioni di pace. L’Inghilterra e il popolo spagnolo restavano in armi, mentre Napoleone proseguiva la sua politica di lezioni sul continente.

CARATTERI E CONTRADDIZIONI DELL’IMPERO

L’Impero napoleonico era un regime fondato sul potere centralizzato e personalistico. Tutti i più importanti incarichi amministrativi erano affidati a membri della famiglia dell’imperatore. Napoleone creò una nuova nobiltà, fondata sui meriti militari o sui servizi resi allo Stato. Circondandosi di una schiera di fedelissimi strettamente legate le sue fortune, l’imperatore mirava ad allargare il sostegno al suo potere. Il consenso venne però ricercato anche attraverso l’eliminazione di qualsiasi opposizione:

  • la libertà di stampa subì gravi restrizioni, tanto che a Parigi si giunse ad avere 4 giornalisti rispetto ai 335 del 1790! Viene vietata la pubblicazione di tutto quanto fosse ritenuto lesivo dell’immagine dell’imperatore;
  • la libertà di associazione subì anch’essa delle limitazioni.

In Francia e nei Paesi conquistati dai francesi suscitarono un diffuso malcontento che minò le basi del dominio napoleonico:

  • la pesante tassazione;
  • il reclutamento di soldati, richiesto dal continuo stato di guerra;
  • le difficoltà dovuta blocco continentale;

L’impero ormai mostrava tutte le sue contraddizioni. Napoleone aveva contribuito a eliminare l’Antico Regime, ma contemporaneamente aveva costituito una nuova aristocrazia. In nome della libertà, aveva conquistato l’Europa; aveva saccheggiato i Paesi sottomessi ma aveva anche contribuito al loro rinnovamento.

LA CAMPAGNA DI RUSSIA

Fra il 1810 e il 1812 l’impero napoleonico raggiunse la sua massima estensione. L’apogeo della gloria fu legittimato, nell’aprile 1810, dalle nozze di Napoleone con Maria Luisa d’Austria, figlia dell’imperatore Francesco I. Napoleone divorziò dalla precedente moglie in quanto non gli aveva dato un erede; Maria d’Austria invece l’anno dopo accontentò Napoleone partorendo un figlio.

Intanto, però, le gravi conseguenze economiche del blocco continentale avevano suscitato contro la Francia l’ostilità di tutta Europa. I problemi maggiori per Napoleone vennero dalla Russia, la quale decise di staccarsi dall’alleanza con la Francia. Sul finire del 1810 lo zar non solo si ritirò da blocco continentale, ma impose dei dazi sulle importazioni che penalizzavano le merci francesi. Prima di reagire, Napoleone prese tempo e solo un anno dopo riuscì a organizzare un esercito per affrontare la Russia: nel giugno 1812 varcò il confine senza neppure una formale dichiarazione di guerra.

La campagna di Russia segna un primo successo per i francesi i quali entrarono a Mosca il 14 settembre 1812 vittoriosi. La conquista della capitale però costituì soltanto una vittoria parziale. I russi si ritirarono e fecero ricorso alla tattica della terra bruciata: incendiarono i loro stessi villaggi E badarono a non lasciare ai francesi né ricoveri né rifornimenti. Essi, in realtà, attendevano l’arrivo dell’inverno, che giunse precoce e particolarmente rigido. Napoleone non era più in grado di reggere alla mancanza di rifornimenti provocata dalla tattica russa e, nell’ottobre 1812, ordinò la ritirata. Si trattò tuttavia di una decisione troppo tardiva l’inverno colse impreparato all’armata. La ritirata dei francesi dalla russa fu uno degli episodi più tragici della storia: la fanteria fu decimata dalla fame e dal gelo e dagli attacchi dei russi che falcidiavano le truppe in ritirata. Oltre alle perdite umane contabilizzate in mezzo milione di persone, la potenza napoleonica ricevette un colpo durissimo dal quale non si sarebbe più ripresa.

IL CROLLO DELL’IMPERO NAPOLEONICO

Il prestigio e il mito dell’invincibilità di Napoleone erano svaniti e questa sconfitta aprì in Francia e in Europa la possibilità di manifestare l’avversione per il regime napoleonico.

Nel 1813 gli Stati europei formarono la sesta coalizione. Gran Bretagna, Russia, Svezia, Russia e a Austria inflissero all’imperatore una pesante sconfitta a Lipsia nell’ottobre 1813: l’intero sistema napoleonico si frantumò e l’Europa riacquistò la propria indipendenza avviandosi verso la restaurazione dei legittimi sovrani. Nel frattempo la Francia veniva occupata senza che la popolazione opponesse resistenza nel marzo 1814. Napoleone accettò le condizioni di pace rinunciando al trono di Francia e si ritirò in esilio all’isola d’Elba; in Francia venne reinsediato Luigi XVIII di Borbone, fratello del re ghigliottinato, e si stabilì che i confini territoriali dovessero essere sostanzialmente quelli precedenti la rivoluzione. La sistemazione dell’Europa sarebbe stata decisa in un Congresso, convocato Vienna 3 novembre 1814.

Ma Napoleone non si era ancora rassegnato. Continuamente in contatto con il suo Paese, confidava nel malcontento generato in alcuni strati dell’esercito e della popolazione dalla restaurazione borbonica. Tentò allora di riappropriarsi del potere: fuggì dall’isola d’Elba e, sbarcato a Cannes, rientrò in terra francese il 1 marzo 1815. Si insediò al Governo del paese, ma la sua ultima avventura durò solo 100 giorni. L’Europa si strinse compatta in un’alleanza, presieduta dal generale Wellington, e sconfisse definitivamente Napoleone a Waterloo il 18 giugno 1815. Napoleone Bonaparte fu costretto all’esilio, questa volta nella piccola isola di Sant’Elena nell’Atlantico dove morì il 5 maggio 1821. In particolare è importante sottolineare il fatto che le potenze continuarono il Congresso di Vienna mentre Napoleone era tornato al potere: ciò testimonia come Napoleone avesse perso ogni potere e fama.

In Europa, il semplice ritorno all’Antico Regime che i reazionari vagheggiavano si rivelò impossibile: al prezzo di violente ribellioni, i vecchi sovrani si sarebbero presto accorti di quanto la Rivoluzione Francese e l’età napoleonica avessero segnato la storia europea…

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Scheda autore Nicola Possamai

Nato nella seconda metà del 1995 Nicola ha da sempre manifestato un grande interesse verso il mondo della tecnologia in particolare verso l’informatica. Oggi è responsabile del centro internet del suo Comune dove tiene dei corsi per i concittadini in difficoltà riguardo l’ambiente windows e, a volte, l’ambiente linux. La sua particolarità è il fatto di essere molto ambizioso e pertanto molto autocritico: desidera sempre superare i propri limiti. Di recente ha rappresentato il suo istituto alla gara nazionale igea presso l'”ITCG Martini” di Castelfranco Veneto ottenendo il terzo posto a pari merito con il secondo classificato. Dopo essersi diplomato con il 100 e lode studia economia aziendale alla Ca’ Foscari. Ama i gatti e la sua squadra del cuore è il Milan 🙂

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Nato nella seconda metà del 1995 Nicola ha da sempre manifestato un grande interesse verso il mondo della tecnologia in particolare verso l'informatica. Oggi è responsabile del centro internet del suo Comune dove tiene dei corsi per i concittadini in difficoltà riguardo l'ambiente windows e, a volte, l'ambiente linux. La sua particolarità è il fatto di essere molto ambizioso e pertanto molto autocritico: desidera sempre superare i propri limiti. Di recente ha rappresentato il suo istituto alla gara nazionale igea presso l'"ITCG Martini" di Castelfranco Veneto ottenendo il terzo posto a pari merito con il secondo classificato. Dopo essersi diplomato con il 100 e lode studia economia aziendale alla Ca' Foscari. Ama i gatti e la sua squadra del cuore è il Milan :)

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Un commento su “L'età napoleonica

  1. Ragazzi lo so che questo capitolo è fondamentale per la verifica di martedì quindi cercherò di finirlo prima possibile. Ho apprezzato le vostre richieste per messaggio ma sappiate che ricopiare tutto porta via molto tempo quindi non posso fare tutto in un attimo.

    Siate fiduciosi! Possa può tutto no? 😉

    Intanto colgo l'occasione per augurare un buon 2013 a tutti i lettori di ddl space! 🙂

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