Le politiche economiche: la politica monetaria

La politica economica, formata dalla politica monetaria, fiscale e sui redditi, ha una diversa efficacia nel contrastare i principali fenomeni di disequilibrio.

LE POLITICHE ECONOMICHE

[member]Le politiche economiche hanno la finalità di realizzare opportuni interventi delle autorità monetarie o governative volte a sanare determinate squilibri intrinseci al sistema di mercato o a correggere eventuali inadeguatezze.

Queste si rendano necessarie in quanto il sistema economico si dimostra incapace di assicurare la permanenza di posizioni di equilibrio. Con l’introduzione dell’unione economica e monetaria e della moneta unica, le politiche economiche dei paesi aderenti si sono ampiamente modificate.

La politica monetaria è gestita dal sistema europeo delle banche centrali (SEBC) e dalla Banca centrale europea.

La politica fiscale, così come la politica dei redditi, è ancora di competenza di ogni singolo governo nel rispetto dei criteri assunti a Maastricht.

La politica dei cambi è gestita dal SEBC e dalla BCE.

GLI OBIETTIVI ECONOMICI DI MAASTRICHT

Nel 1991, a Maastricht, è stato firmato un accordo che prevedeva la realizzazione di una Unione economica e monetaria (UEM), l’introduzione di una moneta unica (l’euro) e l’attuazione di una politica monetaria comune.

I CRITERI DI CONVERGENZA

L’obiettivo intermedio che si sono dati i Paesi dell’area comunitaria era quello di realizzare un alto livello di convergenza tra le economie coinvolte nel progetto. Per fare questo era necessaria una stabilizzazione a livello monetario e un correlativo risanamento dei bilanci pubblici.

Questi criteri di convergenza prevedevano che tutti i paesi dovevano raggiungere i seguenti risultati:

  • un tasso di inflazione non superiore dell’1,5% rispetto alla media dei tre paesi dell’unione che avevano i più bassi tassi di inflazione;
  • un tasso di interesse a lungo termine non superiore del 2% rispetto alla media dei tassi di interesse relativi ai tre paesi dell’unione con la migliore performance;
  • una condizione di permanenza della valuta nel Sistema monetario europeo da due anni senza svalutazioni;
  • un rapporto tra il disavanzo pubblico annuale e il prodotto interno lordo non superiore al 3%;
  • un rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo non superiore al 60%.

Quest’ultimo criterio era in parte derogato da una clausola che rendeva sufficiente che il debito pubblico avesse una tendenza alla riduzione in misura sufficiente ad avvicinarsi al valore di riferimento con un ritmo adeguato.

IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

Fu fermato ad Amsterdam nel 1997, e in esso sono state ridefinite le condizioni di accesso alla moneta unica.

  • ciascun paese dovrebbe tendere a un rapporto deficit/PIL pari allo 0%, ossia al pareggio del proprio bilancio;
  • ciascun paese alla possibilità di intervenire con adeguate misure qualora le condizioni economiche lo richiedano, purché il disavanzo del bilancio pubblico, non superi comunque la soglia del 3% fissata a Maastricht;
  • qualora tale sconfinamento si dovesse verificare per circostanze eccezionali, il paese deve attivare tempestivamente idonee manovre per riportare il rapporto deficit/PIL entro la banda di oscillazione consentita.

Il patto impegna in permanenza i paesi aderenti all’area dell’euro a politiche fiscali assai misurate, al fine di evitare che le finanze pubbliche tornino a deteriorarsi, in quanto una tale eventualità finirebbe per indebolire la moneta comunitaria provocando la dell’intero sistema.

IL PROTOCOLLO SULLA PROCEDURA PER I DISAVANZI ECCESSIVI

Al patto di stabilità e crescita è stato allegato un importante protocollo che stabilisce quando un certo sconfinamento di bilancio rispetto al limite del 3% del PIL può considerarsi eccessivo e pone delle sanzioni al riguardo. Il limite del 3% rispetto al PIL può essere oltrepassato senza causare necessariamente un deficit eccessivo, a determinate condizioni, in particolare:

  • la causa dello sconfinamento deve poter essere considerata al di fuori delle situazioni normali (eccezionalità);
  • il deficit deve rimanere al di sopra del 3% solo per un limitato periodo di tempo (criterio della transitorietà);
  • il deficit deve essere comunque vicino al valore di riferimento (criterio della prossimità).

Queste tre condizioni si devono verificare simultaneamente.

Il protocollo stabilisce che la crisi economica deve considerarsi eccezionalmente grave quando implica un tasso negativo di crescita del PIL superiore al 2% annuo; se è compresa tra lo 0,75% e il 2% si è in presenza di una crisi grave.

Nel caso di recessioni eccezionalmente gravi è prevista una deroga alle sanzioni, mentre nel caso di recessioni gravi è stabilita una esenzione temporanea dalle sanzioni. Se la crisi economica è considerata lieve (inferiore allo 0,75% annuo), il protocollo non stabilisce alcuna esenzione.

La sanzione prevista è un’ammenda pari allo 0,2% del PIL del paese in questione, più uno 0,1% per ogni punto percentuale eccedente il 3% del rapporto deficit/PIL. Tale somma viene acquisita dalla BCE a titolo di deposito cauzionale. Se lo sconfinamento non viene riassorbito entro due anni, la somma depositata presso la BCE non viene più restituita, ma redistribuita agli altri paesi dell’Uem, in proporzione alla quota del capitale della BCE da questi sottoscritta.

LA POLITICA MONETARIA DELLA BCE

LE OPERAZIONI DI MERCATO APERTO

Le operazioni di mercato aperto ricoprono un ruolo importante tanto nel pilotare i tassi di interesse a breve termine, quanto nella gestione della liquidità e nel segnalare l’orientamento della politica monetaria. Lo strumento maggiormente utilizzato è dato dalle operazioni mediante le quali la BCE acquista o vende titoli con impegni di rivendita o di riacquisto, oppure effettua operazioni di credito alle BCN richiedendo in contropartita titoli a garanzia.

L’APPROCCIO “A CORRIDOIO”

Per effetto delle operazioni di mercato aperto viene regolato il costo del denaro in ambito comunitario. In particolare, il tasso di interesse a breve che potrà fissarsi sul mercato correrà all’interno di una banda di oscillazione caratterizzato da due estremi:

  • L’ESTREMO SUPERIORE che è dato dal tasso di interesse sulle anticipazioni concesse dalla BCE alle BCN;
  • L’ESTREMO INFERIORE che è dato dal tasso minimo garantito alle BCN sulla liquidità che queste ultime hanno in eccedenza e mettono a disposizione della BCE.

All’interno di questo corridoio verrà a posizionarsi il tasso di interesse di mercato a breve, ossia il tasso per le operazioni giornaliere di mercato aperto.

GLI OBBLIGHI DI RISERVA OBBLIGATORIA

Il consiglio direttivo della BCE ha deciso di richiedere alle banche ordinarie dei paesi aderenti all’euro un obbligo minimo di riserva vincolato su conti presso le rispettive BCN. L’imposizione di un obbligo di riserva minima allo scopo di consentire alla BCE di stabilizzare i tassi sul mercato monetario e di controllare l’espansione monetaria.

I PROBLEMI E I LIMITI DELLA POLITICA MONETARIA DELLA BCE

IL PROBLEMA DELLA UNICITÀ DELL’INTERVENTO

La politica monetaria espressa dalla BCE è unica: essa viene assunta per tutti i Paesi che hanno adottato la moneta unica senza alcuna esclusione e senza ponderazioni. Ne consegue che tutti i Pesi subiscono, con uguale intensità, le conseguenze della politica di contrasto delle tensioni inflazionistiche che possono originarsi in uno o pochi Paesi soltanto.

IL PROBLEMA DELLA PRESENZA DI SQUILIBRI TERRITORIALI ALL’INTERNO DEI SINGOLI PAESI

Ciò può determinare qualche problema qualora lo squilibrio sia circoscritto a uno o pochi paesi, o addirittura interno ai Paesi stessi.

IL PROBLEMA DEI RITARDI CON I QUALI SI REALIZZANO GLI EFFETTI DELL’INTERVENTO

Un altro limite è stato individuato nei ritardi con cui si realizzano gli effetti degli interventi deliberati dalla BCE (18-24 mesi) un problema collaterale è poi rappresentato dalla diversità nei tempi di reazione delle singole economie nazionali agli interventi deliberati.

Dal momento che gli effetti di una data manovra giungeranno prima nei Paesi con una struttura debitoria mediamente a breve e solo più tardi negli altri, il rischio è che si crei uno sfasamento temporale nella politica monetaria.

IL PROBLEMA DELLE PREVISIONI DEGLI SQUILIBRI

L’efficacia delle manovre della BCE è indiretto rapporto alle capacità di previsione dei fenomeni di squilibrio monetario. Non sarà possibile, pertanto, porre in essere manovre di aggiustamento nel momento stesso in cui il fenomeno si evidenzia, ma assai prima, al manifestarsi di semplici sintomi.

LA PERSUASIONE MORALE DELLA BCE

La strategia della BCE è innanzitutto orientata alla persuasione morale, ossia deve fare prioritariamente leva sul senso di responsabilità del paese nel quale si sta verificando un dato squilibrio. Peraltro, la persuasione morale presenta a sua volta un limite di natura tutta politica: quello della possibile insensibilità del paese destinatario delle raccomandazioni della BCE. Non è detto, infatti, che esso accetti le raccomandazioni della BCE. Per questo si è assegnato così grande rilievo alla necessità della prioritaria convergenza delle diverse economie e alla successiva tendenza al pareggio di bilancio.[/member]


Precedente L'inflazione e la stagflazione Successivo Auguri di buon Natale