L'azienda

L’azienda in generale

Commercial Real Estate Clip ArtL’azienda è un complesso di beni organizzati da un imprenditore per l’esercizio dell’impresa. [member]Dal punto di vista giuridico, l’azienda è composta da un insieme di:

  • beni, che possono anche non appartenere al titolare dell’impresa ma che sono collegati tra loro dal fatto che l’imprenditore ne ha la disponibilità giuridica e li organizza per l’esercizio dell’impresa; 
  • rapporti giuridici, con i quali l’imprenditore si procura la disponibilità di fattori necessari per la produzione.

Di regola un’azienda ha un valore superiore alla somma dei singoli beni e questo valore viene chiamato avviamento (capacità di un’azienda di realizzare dei profitti). Secondo la giurisprudenza l’avviamento non è un bene a se stante, ma una qualità dell’azienda che non può essere trasferita separatamente dall’azienda stessa. L’avviamento di un’azienda può essere soggettivo, quando dipende soprattutto dalle qualità personali dell’imprenditore e quindi non è trasferibile, oppure oggettivo, quando dipende essenzialmente dall’organizzazione e dalla qualità dei beni aziendali e si trasferisce in modo automatico con il trasferimento dell’azienda.

Il trasferimento dell’azienda

Un’azienda può essere trasferita a causa di morte o per atto tra vivi. Il trasferimento tra vivi può riguardare la proprietà dell’azienda oppure un diritto di godimento di carattere temporaneo. L’atto di cessione di un’azienda non richiede una forma determinata; tuttavia è necessaria la forma essenziale eventualmente richieste dalla legge per la particolare natura di singoli beni aziendali o per il particolare tipo di contratto. Per le imprese soggette all’obbligo di iscrizione nel registro generale delle imprese, l’atto di cessione dell’azienda richiede: la forma scritta ai fini della prova e un atto pubblico o una scrittura privata autenticata

La legge ricollega alla cessione di un’azienda i seguenti effetti:

  1. il divieto di concorrenza, infatti, colui che cede un’azienda non può iniziare per cinque anni una nuova impresa che, in relazione alle circostanze in cui viene svolta sia idonea in concreto a sviare o sottrarre la clientela dell’azienda ceduta. L’eventuale patto di astensione dalla concorrenza però incontra alcuni limiti inderogabili stabiliti dalla legge in quanto: non può impedire all’alienante l’esercizio di qualsiasi attività professionale o, in caso contrario, è nullo; non può avere una durata superiore a cinque anni o, se è stato concordato per un periodo più lungo o a tempo indeterminato, è valido soltanto per cinque anni;
  2. la successione nei contratti, infatti, chi acquista un’azienda subentra nei contratti che sono stati stipulati dall’alienante per l’esercizio dell’impresa. La successione nei contratti si verifica automaticamente e non richiede il consenso dell’altro contraente che può esercitare la facoltà di recesso dal contratto, entro tre mesi dalla notizia del trasferimento dell’azienda, se ricorre una giusta causa. Tuttavia la successione nei contratti: è esclusa dalla legge per i contratti che hanno un carattere personale; può essere esclusa da una diversa volontà delle parti. La successione nei contratti relativi all’esercizio dell’impresa non può essere esclusa per i contratti di lavoro subordinato con i dipendenti assunti dall’imprenditore: nel caso di cessione di un’azienda, la legge riconosce sempre ai lavoratori la continuazione del rapporto di lavoro e la conservazione dei diritti maturati in precedenza;
  3. la cessione dei crediti, infatti, l’acquirente di un’azienda acquista anche i crediti relativi all’azienda ceduta. Quando riguarda un’impresa soggetta a registrazione la cessione dei crediti aziendali è efficace nei confronti dei terzi dal momento dell’iscrizione del trasferimento dell’azienda nel registro generale delle imprese e si verifica di diritto;
  4. la responsabilità per i debiti, infatti, l’alienante e l’acquirente di un’azienda sono responsabili in solido, nei confronti dei creditori, per i debiti anteriori al suo trasferimento. Tuttavia la legge prevede che: i creditori possono liberare espressamente l’alienante dalla responsabilità per i debiti, se ritengono che il patrimonio dell’acquirente sia sufficiente per garantire i loro crediti; l’acquirente è responsabile solo per i debiti risultanti dalle scritture contabili obbligatorie.

I segni distintivi dell’impresa

Tra i beni aziendali assumono una notevole importanza economica i segni distintivi, che svolgono la funzione di identificare l’attività e i prodotti di un imprenditore. I segni distintivi previsti tutelati dalla legge sono:

  • la ditta
  • l’insegna
  • il marchio.

Un segno distintivo è un bene immateriale su cui l’imprenditore ha un diritto reale, caratterizzato dall’immediatezza e dall’assolutezza. Un imprenditore ha un diritto di uso esclusivo sui propri segni distintivi e può impedire ad altri soggetti di utilizzare dei segni uguali o simili. I segni distintivi però attribuiscono un diritto di esclusiva al loro titolare soltanto se sono:

  • nuovi;
  • originali (diversi dalla denominazione o descrizione generica dell’attività svolta);
  • veritieri (non contengono indicazioni non vere o idonee a ingannare il pubblico);
  • leciti (non contrari alla legge, all’ordine pubblico e al buon costume).

Se un altro imprenditore utilizza segni identici o simili che possono creare confusione nel pubblico, l’imprenditore può chiedere al giudice:

  • la cessazione dell’utilizzazione del segno confondibile, che deve essere modificato in modo da evitare qualsiasi possibilità di sviamento o di perdita della clientela; 
  • la rimozione degli effetti degli atti già compiuti; 
  • il risarcimento dei danni.

La ditta

La ditta è il nome commerciale di un imprenditore, cioè il nome con il quale agisce nell’esercizio della sua attività di impresa. Una ditta può essere nominativa (nome civile dell’imprenditore), o di fantasia. Anche quando è di fantasia, però, una ditta deve contenere almeno il cognome o la sigla dell’imprenditore che l’ha creata. Quando non contiene il cognome o la sigla dell’imprenditore che l’ha creata, una ditta è irregolare: in questo caso colui che la utilizza non ha un vero proprio diritto di esclusiva, ma è tutelato dalle norme sulla concorrenza sleale. Una ditta può essere originaria, quando viene utilizzata dallo stesso imprenditore che l’ha creata, o derivata, quando viene utilizzata da un altro imprenditore.

La ditta non può essere trasferita senza l’azienda ma l’azienda può essere trasferita anche senza la ditta, in particolare nella successione di un’azienda a causa di morte la ditta si trasferisce automaticamente al successore, mentre nella cessione di un’azienda per atto tra vivi il trasferimento della ditta si produce soltanto con il consenso dell’alienante. L’imprenditore ha un diritto di uso esclusivo della ditta che ha creato o che ha acquistato: pertanto se l’imprenditore utilizza una ditta uguale o simile, il titolare della ditta può pretendere l’integrazione o la modificazione della ditta. Per le imprese obbligate all’iscrizione nel registro generale delle imprese il diritto di esclusiva è riconosciuto all’imprenditore che ha provveduto per primo all’iscrizione della ditta.

L’insegna

L’insegna è il segno distintivo che contraddistingue i locali dove l’imprenditore svolge la sua attività economica di produzione e/o scambio di beni o di servizi. L’insegna può essere diversa dalla ditta e non deve contenere necessariamente il cognome o la sigla dell’imprenditore. L’insegna può essere:

  • nominativa (nomi o parole),
  • figurativa (immagine o simbolo)
  • mista.

Il diritto di uso esclusivo su un’insegna si può acquistare soltanto con la sua utilizzazione di fatto da parte di un imprenditore in quanto l’insegna non è soggetta alla iscrizione nel registro delle imprese; colui che ha il diritto di esclusiva su un’insegna può impedire ad altri imprenditori di usarne una uguale o simile.

L’insegna può essere trasferita soltanto con l’azienda.

Un segno distintivo molto diffuso nella pratica è l’emblema: si tratta del contrassegno, spesso coincidente con la ditta e/o con il marchio, che l’imprenditore applica sugli strumenti e sui beni dell’impresa allo scopo di distinguersi dai concorrenti e di farsi pubblicità.

Il marchio

Il marchio è il segno distintivo che contraddistingue i prodotti, cioè i beni o i servizi, di un imprenditore. Il marchio è disciplinato dal codice civile e da una legge speciale.

Dal marchio di fabbrica, si distingue il marchio di commercio, che può essere applicato dal distributore o dal rivenditore: chi commercializza un prodotto infatti può aggiungervi il proprio marchio ma, per non ingannare il pubblico dei consumatori e degli utenti sull’origine dei prodotti, non può nascondere o eliminare il marchio del produttore.

Un marchio può essere

  • denominativo, 
  • figurativo
  • misto.

Un marchio può essere anche tridimensionale.

Il diritto di esclusiva su un marchio di impresa si può acquistare con la registrazione oppure con l’uso di fatto. In relazione alla estensione della tutela giuridica, un marchio registrato può essere:

  • un marchio nazionale (richiesta presentata all’ufficio italiano brevetti);
  • un marchio comunitario (domanda presentata all’ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno di Alicante e riguarda il territorio di tutti i paesi dell’unione europea);
  • un marchio internazionale (richiesta presentata all’organizzazione mondiale della proprietà intellettuale di Ginevra e riguarda il territorio di tutti gli Stati aderenti a tale organizzazione).

Il diritto di uso esclusivo di un marchio registrato ha una durata di 10 anni ed è rinnovabile a ogni scadenza successiva.

Il marchio decadde per una delle seguenti cause:

  • mancato rinnovo;
  • mancata utilizzazione del marchio entro 5 anni dalla registrazione;
  • volgarizzazione del marchio quando il termine è utilizzato nel linguaggio comune per indicare un insieme di beni o di servizi di un certo tipo.

Se un altro imprenditore richiede la registrazione dello stesso marchio non registrato di un imprenditore, il titolare del marchio non registrato non può impedirla e può continuare a utilizzare il marchio per gli stessi prodotti e nello stesso ambito territoriale in cui ha acquistato notorietà.

Il marchio può essere ceduto anche senza l’azienda a patto che il trasferimento o la concessione in uso del marchio non ingannino i consumatori e gli utenti.

Nel caso di cessione dell’azienda, la legge presume che venga trasferito anche il diritto all’uso esclusivo del marchio.

I consorzi

Il consorzio è il contratto con il quale più imprenditori costituiscono un’organizzazione comune per disciplinare o per svolgere determinate fasi delle rispettive attività. Oltre ad alcune regole comuni, i consorzi prevedono anche la creazione di un’organizzazione. L’organizzazione di un consorzio è costituita dall’assemblea dei consorziati e da alcuni organi esecutivi. In particolare, gli organi del consorzio hanno il compito di garantire:

  • il coordinamento periodico dell’attività delle imprese consorziate; 
  • l’accertamento del rispetto degli obblighi assunti da parte dei consorziati.

Di regola il contratto di un consorzio, che deve essere redatto a pena di nullità in forma scritta e deve contenere tutti gli elementi previsti dalla legge, ha una durata di 10 anni, ma i consorziati possono anche decidere una durata maggiore o minore. Le deliberazioni di un consorzio richiedono il voto favorevole della maggioranza dei consorziati e per modificare il contratto è necessaria l’unanimità.

I consorzi possono avere un’attività interna quando disciplinano solo i rapporti interni tra le imprese consorziate; oppure un’attività esterna quando svolgono in comune alcune fasi delle rispettive imprese e compiono alcune attività giuridiche nei confronti dei terzi per conto dei consorziati.

Un consorzio è un soggetto del diritto in quanto:

  • ha un fondo consortile e gode di autonomia patrimoniale quasi perfetta perché per le obbligazioni assunte in nome del consorzio è responsabile solo il consorzio stesso; 
  • ha una situazione patrimoniale ed è soggetta alla pubblicità legale.

Gli imprenditori interessati possono costituire anche una società consortile che è sottoposta alla disciplina giuridica del tipo di società prescelta.

Simile al consorzio con attività esterna è il contratto di joint venture (o contratto di associazione temporanea fra imprese), con il quale due o più imprenditori si impegnano a collaborare reciprocamente o a realizzare insieme un affare di interesse comune. Con questo contratto ciascun partecipante a una responsabilità individuale.[/member]


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