La società semplice

Il primo tipo di società disciplinato dal codice civile è la società semplice. [member]

LA SOCIETÀ SEMPLICE NATURA E COSTITUZIONE

Si tratta di una società che presenta una disciplina semplificata e non è ritenuta adatta per l’esercizio di attività commerciali. Una società semplice non è soggetta allo statuto dell’imprenditore commerciale, cioè l’insieme di obblighi che si applicano ai soggetti che esercitano un’attività commerciale in forma individuale o collettiva.

Di fatto la figura della società semplice non è molto frequente; la disciplina della società semplice, tuttavia, presenta una notevole importanza sul piano giuridico in quanto è il modello generale di tutte le società di persone e si applica ai rapporti fra i terzi delle società irregolari.

Una società semplice si costituisce con un contratto o atto costitutivo che non richieda una forma particolare; tuttavia se la legge richiede una forma essenziale per il trasferimento di alcuni beni conferiti dei soci, la stessa forma è necessaria anche, a pena di nullità, per il contratto sociale.

Di regola quindi una società semplice si può costituire anche verbalmente, con un semplice accordo verbale tra i soci, o tacitamente, quando dopo persone esercitano insieme un’attività economica dividendosi di eventuali perdite. Questa è l’unico tipo di società che non è soggetta all’obbligo di iscrizione nel registro generale delle imprese.

Durante la vita di una società possono essere opportune alcune modificazioni delle clausole contenute nel contratto sociale. Di regola contratto sociale di una società semplice può essere modificato soltanto all’unanimità ma nello stesso contratto i soci possono prevedere che l’atto costitutivo sia modificabile a maggioranza come succede nelle società per azioni.

I RAPPORTI TRA I SOCI

Dal contratto sociale deriva l’obbligo fondamentale di eseguire un conferimento di beni di servizi a favore della società (art. 22531). Nell’atto costitutivo i conferimenti iniziali dei soci possono anche non essere determinati e si presume che i soci siano obbligati a conferire in parti uguali tra loro quanto necessario per il conseguimento dell’oggetto sociale; una società semplice quindi, a differenza degli altri tipi di società, può essere costituita anche senza un vero e proprio patrimonio sociale.

Il conferimento in una società semplice può consistere in una somma di denaro, in un credito, in uno o più beni in natura, in un’attività lavorativa in una proprietà. In quest’ultimo caso però il socio deve garantire la società secondo le disposizioni sulla vendita e il rischio del perimento fortuito del conferimento passa a carico della società dal momento in cui la società ne acquista la proprietà; se un bene viene conferito in godimento il socio è tenuto a garantire la società secondo le disposizioni sulla locazione e il rischio del perimento fortuito del conferimento resta sempre a carico del socio.

Se l’atto costitutivo non dispone diversamente ogni socio di una società semplice ha il diritto di ricevere la sua parte degli utili risultate dal rendiconto della società. Per le società di capitali è l’assemblea dei soci che decide a maggioranza se e in quale misura distribuire gli utili netti ai soci.

I soci possono prevedere all’unanimità, nel contratto sociale o con un accordo successivo, che una parte degli utili non venga distribuita. Non è ammissibile però una clausola che ne esclude del tutto la distribuzione perché una clausola del genere sarebbe incompatibile con lo scopo di lucro.

Nel contratto sociale può essere stabilita la partecipazione di ciascun socio ai guadagni e alle perdite della società: tuttavia la legge considera nullo un patto che prevede l’esclusione di uno o più soci da qualsiasi partecipazione agli utili o alle perdite (patto Leonino). Se l’atto costitutivo non stabilisce la misura della partecipazione dei soci:

  • Le parti spettanti ai soci si presumono proporzionali ai conferimenti oppure uguali;
  • la partecipazione agli utili spettante al socio d’opera deve essere stabilita dal giudice secondo equità.

Di regola il socio di una società semplice non può utilizzare i beni sociali per fini personali; tuttavia il divieto in esame e derogabile con il consenso degli altri soci.

L’AMMINISTRAZIONE E LA RAPPRESENTANZA DELLA SOCIETÀ

L’amministrazione di una società consiste nella direzione nella gestione dell’attività economica in comune. Spetta disgiuntamente (regime legale) a ciascun socio che può:

  • compiere da solo qualsiasi atto di amministrazione;
  • opporsi a un’operazione che un altro socio o altri soci intendono compiere.

Se un socio esercita questo diritto di veto nei confronti di un atto di un altro socio o di altri soci, sull’opposizione decidono tutti i soci in base alla maggioranza economica. Il contratto sociale però può prevedere un regime convenzionale di amministrazione congiuntiva o mista. Nell’amministrazione congiuntiva il potere di amministrare la società è affidato tutti i soci o più soci insieme: in questo caso un amministratore può compiere un atto di amministrazione soltanto con il consenso di tutti gli altri amministratori della maggioranza. Nell’amministrazione mista il potere di amministrare la società in affidato i soci per alcuni atti disgiuntamente e per altri congiuntamente.

Gli amministratori di una società semplice possono essere nominati nell’atto costitutivo o con un atto separato. La revoca di un amministratore nominato nell’atto costitutivo può avvenire soltanto per giusta causa; la revoca di un amministratore nominato con un atto separato, invece, è disciplinata con un rinvio alle norme generali sul mandato e può avvenire anche senza una giusta causa, con il consenso di tutti gli altri soci.

Gli amministratori hanno l’obbligo di svolgere le loro funzioni con la diligenza normale o media e presentare agli altri soci il rendiconto dell’attività che hanno svolto e hanno diritto a un compenso.

Se non adempiono con la diligenza normale gli obblighi stabiliti dalla legge dall’atto costitutivo, gli amministratori di una società semplice possono essere revocati per giusta causa e sono responsabili personalmente per i danni causati alla società. La responsabilità degli amministratori verso la società è una responsabilità solidale e comprende anche la responsabilità indiretta per non aver vigilato in modo adeguato sull’attività degli altri amministratori.

La legge riconosce ai soci che non partecipano all’amministrazione della società alcuni poteri di controllo sull’attività degli amministratori ossia hanno il diritto di:

  • informazione in quanto possono chiedere notizie agli amministratori sullo svolgimento degli affari sociali;
  • rendiconto perché ogni anno gli amministratori devono presentare i soci un documento contabile.

La rappresentanza di una società consiste nel potere di agire con i terzi, cioè di compiere atti giuridici in nome e per conto della società. La rappresentanza della società spetta disgiuntamente a ciascun socio amministratore, che può compiere da solo tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale e comprende anche la rappresentanza processuale. L’atto costitutivo della società però può attribuire la rappresentanza soltanto da alcuni amministratori o a uno solo degli amministratori oppure può prevedere una rappresentanza congiuntiva o mista. Le limitazioni, le modificazioni o la revoca dei poteri dei rappresentanti sono regolate dalle norme sulla procura: la società ha l’onere di portarle a conoscenza con mezzi idonei o, in mancanza, deve provare che i terzi ne erano a conoscenza.

I RAPPORTI CON I TERZI

La società semplice è un soggetto di diritto, anche se non ha la personalità giuridica, e in quanto tale acquista diritti riassume obbligazioni. Per le obbligazioni di una società semplice è responsabile la società con il suo patrimonio e i creditori della società possono agire sul patrimonio sociale e su quello dei singoli soci poiché di regola la responsabilità dei soci è illimitata e solidale, infatti ogni socio può rispondere anche per l’intero debito.

Il contratto sociale tuttavia può prevedere a favore di un socio o di più soci un patto di limitazione della responsabilità o un pacco di esclusione della solidarietà; non è ammissibile, invece, un patto di esclusione della responsabilità di soci. Il patto in esame incontra con i limiti in quanto:

  • non può mai ricordare i soci che hanno agito con i terzi in nome e per conto della società;
  • deve essere portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei o, in mancanza, opponibili ai terzi soltanto provando che ne erano effettivamente conoscenza.

Nella società semplice i soci hanno una responsabilità concorrente con quella della società in quanto per ottenere il pagamento di un debito sociale i creditori della società si possono rivolgere indifferentemente alla società o i singoli soci, ma godono del beneficio di escussione preventiva del patrimonio sociale.

In definitiva il socio di una società semplice è responsabile per le obbligazioni sociali sia quando la società non ha un patrimonio sufficiente, sia quando nel patrimonio della società non vi sono dei beni sui quali i creditori sociali possano soddisfarsi agevolmente.

I creditori di un socio non possono agire sul patrimonio della società, ma possono soltanto agire sugli utili spettanti al loro debitore e compiere degli atti conservativi o cautelari sulla sua quota del patrimonio sociale.

Tuttavia, se gli altri beni personali del debitore risultano insufficienti, i creditori di un socio possono chiedere in ogni momento la liquidazione della quota spettante al socio e la società deve provvedere a liquidarla entro tre mesi.

Dall’autonomia patrimoniale della società deriva anche la esclusione della compensazione di un debito verso la società con un credito nei confronti di un socio: se un terzo è debitore della società e creditori di un socio, pertanto dovrà pagare il suo debito alla società e, separatamente, potrà pretendere il pagamento del suo credito dal socio.

LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÀ SEMPLICE

Una società semplice si può sciogliere per una delle seguenti cause:

  • La scadenza del termine finale a meno che i soci non decidano di prorogare o continuare la società;
  • la realizzazione dell’oggetto sociale o la impossibilità sopravvenuta di realizzare l’oggetto sociale;
  • la volontà di tutti i soci o anche la volontà della maggioranza dei soci;
  • la mancanza successiva della pluralità dei soci, quando nella società è rimasto l’unico socio a meno che tale pluralità non venga ricostituita entro sei mesi con l’ingresso nella società almeno di un altro socio;
  • Le altre cause previste eventualmente nel contratto sociale.

Dal momento in cui si verifica una causa di scioglimento della società i suoi amministratori non possono più compiere nuove operazioni ma conservano il potere di amministrazione per gli affari urgenti. Quando si verifica una causa di scioglimento una società entra nella fase di, fase diretta a convertire in denaro il patrimonio sociale per pagare i creditori della società. La liquidazione inizia con la nomina di uno o più liquidatori che deve essere effettuata all’unanimità, in caso contrario viene compiuta dall’autorità giudiziaria. I liquidatori non possono iniziare nuove operazioni e sono responsabili solidalmente verso i terzi per le obbligazioni che possono derivarne.

In particolare i liquidatori devono:

  • prendere in consegna i beni e documenti sociali e redigere con gli amministratori l’inventario;
  • compiere tutti gli atti necessari per la liquidazione della società;
  • provvedere al pagamento dei debiti sociali e in seguito effettuare la ripartizione dell’attivo residuo tra i soci.

Può accadere che la somma ricavata dalla liquidazione risulti insufficiente per soddisfare i creditori della società. In questo caso i liquidatori devono richiedere ai singoli soci l’esecuzione dei conferimenti ancora dovuti e, se necessario, il versamento di quanto occorre per il pagamento dei debiti sociali.

LO SCIOGLIMENTO DI UN RAPPORTO DI UN SOCIO

Una società è un contratto pluriennale e di regola, se cessano di parte della società uno o più soci, il rapporto sociale continua ugualmente tra gli altri soci. La morte, il recesso e l’esclusione sono le cause che possono produrre lo scioglimento del rapporto sociale di un socio.

Nel caso di morte di un socio gli eredi del socio defunto non hanno diritto di subentrare nella società e gli altri soci possono decidere di continuare la società tra loro liquidando agli eredi la quota del socio defunto.

Il contratto sociale però può prevedere che la morte di un socio o di più soci produca lo scioglimento automatico della società oppure la sua prosecuzione o continuazione con gli eredi; lo scioglimento del rapporto sociale del socio di una società semplice può verificarsi anche per effetto del suo recesso dalla società.

Il recesso consiste nella dichiarazione di volontà, da parte di un socio, di non voler più far parte della società. Quando una società è stata costituita o è stata prorogata a tempo indeterminato ogni socio può recedere dalla società in qualsiasi momento dando però preavviso agli altri soci almeno tre mesi prima; se manca il preavviso, il recesso è valido ma il socio è obbligato al risarcimento dei danni. Quando la società è stata stipulata a tempo indeterminato invece, un socio può recedere dalla società soltanto per le cause previste nel contratto sociale o per giusta causa.

Lo scioglimento del rapporto di un socio con una società semplice può verificarsi in seguito alla sua esclusione dalla società che può essere facoltativa o di diritto e può essere deliberata dagli altri soci quando ricorre una delle cause previste dalla legge in particolare per:

  • gravi inadempimenti delle obbligazioni stabilite dalla legge o dal contratto sociale;
  • l’incapacità legale o una condanna penale perché possono far venire meno la fiducia nei confronti del socio o danneggiare la società nei rapporti con i terzi;
  • l’incapacità sopravvenuta di prestare la propria attività lavorativa oppure la perdita del conferimento.

L’esclusione di un socio deve essere deliberata dalla maggioranza numerica degli altri soci ed è efficace soltanto dopo 30 giorni dalla comunicazione al socio che è stato escluso; entro questo termine il socio può proporre un’opposizione contro l’esclusione davanti al tribunale. L’esclusione di un socio può avvenire anche di diritto quando si verifica automaticamente, in seguito alla dichiarazione di fallimento del socio o alla liquidazione della sua quota a favore di un creditore. In caso di scioglimento del rapporto sociale di un singolo socio, il socio o gli eredi del socio defunto hanno diritto alla liquidazione della quota. La liquidazione della quota deve essere effettuata in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento del rapporto sociale, tenendo conto anche degli utili o delle perdite che possono derivare da eventuali operazioni in corso. Inoltre i soci che cessano di fare parte di una società rimangono responsabili illimitatamente e solidalmente per le obbligazioni anteriori al verificarsi della causa di scioglimento del loro rapporto con la società, che deve essere portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei. [/member]


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