La prima rivoluzione industriale (1770-1870)

Il nostro mondo è in larghissima parte il frutto dei cambiamenti prodotti dalla rivoluzione industriale: pensiamo allo sviluppo della tecnologia e all’affermazione dell’industria come attività dominante. In questo periodo sono nate innovazioni tecnologiche che hanno modificato profondamente la vita dell’uomo, come il treno. Tra le maggiori novità ereditate dal nostro tempo vi è poi il lavoro femminile che, tra mille ostacoli, ha oggi assunto la sua dignità sociale. La rivoluzione industriale è anche all’origine del fenomeno dell’inquinamento e del progressivo esaurimento delle risorse non rinnovabili, questioni ormai divenute di primaria importanza.
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INTRODUZIONE

La rivoluzione in questione consiste nella nascita dell’industria.  Le due rivoluzioni successive sono modificazioni dell’industria già nata in questo periodo. La prima delle rivoluzioni industriale è la più importante, dopo quella avvenuta nel Neolitico. Si passa dalla produzione artigianale a quella industriale.

Le caratteristiche della prima rivoluzione industriale sono:

  • meccanizzazione del lavoro con il largo impiego di macchinari che sostituiscono l’uomo e aumentano la produttività;
  • produzione in serie, ossia produzione di tante copie uguali di un prodotto, diretto al mercato di massa;
  • divisione e specializzazione del lavoro in cui l’operaio compie poche operazioni su cui si specializza;
  • organizzazione in modo capitalistico. Il capitale è qualsiasi tipo di ricchezza oppure, in gergo più economico, è l’insieme dei mezzi di produzione in quali, inserito in un processo produttivo, ha lo scopo di generare profitti. I mezzi di produzione sono le materie prime, i prodotti finiti, i macchinari, le attrezzature, i fabbricati, i terreni, il denaro, i titoli azionari e così via. Il capitalismo è l’organizzazione dell’economia e si basa sull’investimento di capitali al fine di ottenere un profitto sempre maggiore.

La prima rivoluzione industriale si estende anche in agricoltura, in tecnologia e perfino nella società. La vita delle persone cambia come ad esempio in seguito al fenomeno dell’inurbamento al fine di seguire la carriera di operaio. Il settore industriale sopravanza l’agricoltura e c’è un aumento della popolazione mondiale.

UN PROCESSO DI RADICALE TRASFORMAZIONE

La prima rivoluzione industriale fu il risultato di un insieme di innovazioni economiche e sociali che, a partire dal modo di produrre, furono in grado di mutare la vita dell’uomo in tutti i suoi aspetti. Questo fenomeno ebbe inizio in Inghilterra alla fine del Settecento. Nell’arco di un secolo, indicativamente dal 1770 al 1870, il settore primario venne superato, come principale fonte di reddito, dal settore secondario dell’industria. Il fenomeno nacque proprio in Inghilterra in quanto in questo paese erano presenti dei fattori molto utili e fondamentali per lo sviluppo industriale:

  • l’affermazione della libertà, offerta dalla corona inglese, favorì lo sviluppo del commercio che permise il concentramento del capitale il quale poteva essere così investito in nuovi settori economici;
  • la rete di comunicazioni era ampia e ben tenuta: strade canali navigabili favorivano un rapido trasporto di merci, capitali, servizi e persone;
  • fin dal Cinquecento si era prodotta una profonda trasformazione della vita nelle campagne, con la diffusione delle recinzioni, che favorì la specializzazione delle produzioni e lo sviluppo dell’allevamento: l’Inghilterra nel settecento potè così contare su di un surplus di capitali da investire. L’agricoltura fu anche riformata in seguito all’introduzione della rotazione quadriennale;
  • grande quantità di manodopera in città in seguito all’aumento della produttività del lavoro in agricoltura nelle campagne. Gli imprenditori industriali hanno così grande offerta di lavoro quindi possono permettersi di assumere dipendenti concedendo uno stipendio molto basso;
  • presenza delle colonie dove venivano venduti prodotti finiti e acquistati materie prime come il cotone;
  • presenza di materie prime in Inghilterra come ferro e carbone;
  • i tecnici e gli scienziati inglesi detennero per un lungo periodo, a partire dal Settecento, un primato indiscusso nell’ambito delle più importanti scoperte tecnico-scientifiche. È importante sottolineare che le due figure sono molto distinte tra loro.

LO SVILUPPO DEGLI ALTRI PAESI

Il secondo paese in cui si verificò il decollo della rivoluzione industriale fu il Belgio, intorno al 1790, grazie a un contesto assai favorevole: notevole sviluppo agricolo, commerciale, minerario e così via. Nel 1830 la rivoluzione raggiunge la Francia e la Svizzera, dove lo sviluppo si manifestò con particolare gradualità. Il decollo industriale della Germania è invece catalogabile intorno al 1850: in quest’area venne messo a punto un modello particolare di sviluppo che avrà numerosi imitatori come l’Italia: esso presenta come caratteristica il consistente contributo del sistema bancario che permise di forzare e accelerare il decollo dell’apparato produttivo, coinvolgendo negli investimenti industriali anche il piccolo risparmio. Le banche tedesche sopportarono molto gli imprenditori locali cercando di colmare il gap di mezzo secolo rispetto agli inglesi.  Sempre intorno al 1850 è da collocare il momento specifico della rivoluzione industriale per gli Stati Uniti d’America dove in enormi territori erano presenti pochi contadini: tale situazione imponeva l’introduzione di macchinari. Tra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si svilupparono Paesi come il Giappone, la Russia e l’Italia. Il Giappone in particolare in breve tempo compì passi da gigante. In quel periodo è importante ricordare che l’Inghilterra stava vivendo già la seconda rivoluzione industriale.

DUE FONDAMENTALI PERIODI

Nell’evoluzione della prima rivoluzione industriale si possono riconoscere due momenti:

  • la prima fase, dal 1770 al 1830 circa, fu caratterizzata dall’espansione della produzione tessile, che con l’affermazione dell’industria cotoniera rappresentò il settore di punta, trainante anche per gli altri settori. L’industria tessile trainava anche gli altri settori in quanto uno sviluppo genera una ricchezza che favoriva l’ampliamento del mercato (maggiori consumi). C’è da dire anche che l’industria tessile aveva bisogno di macchinari ferrosi quindi si espande anche l’industria meccanica e siderurgica;
  • la seconda fase, dal 1830 al 1870, in cui l’industria trainante la siderurgia e la metallurgia in cui spiccava l’avvento della ferrovia. Nel secondo periodo il settore tessile viene sostituito dalla meccanica e dalla siderurgia. Nel 1825 venne aperta la prima linea ferroviaria tra Liverpool e Manchester per il trasporto delle merci e nel 1829 fu aperta anche per il trasporto delle persone.

Al di là delle grandi e qualitative modificazioni, come appunto l’avvento delle ferrovie, lo sviluppo del sistema produttivo industriale manifestò, fin dalle origini, un andamento caratterizzato dalla ciclicità. Questo in quanto l’economia capitalista alterna fasi di espansione a fasi di depressione. Nei periodi di espansione si assiste ad una crescita della produzione, dei profitti e teoricamente dell’occupazione. La crisi successiva può essere determinata da un aumento del costo di produzione, del costo del lavoro, da una sovrapproduzione oppure da una combinazione di più fattori…

PICCOLA DIGRESSIONE SUL FUTURO

Nelle epoche successive l’Europa e il mondo ospitarono  la seconda e la terza rivoluzione industriale.

  • la prima rivoluzione industriale, come già esposto, sviluppa il settore tessile e metallurgico con l’utilizzo del carbone e della macchina a vapore;
  • la seconda rivoluzione industriale è caratterizzata dalla conferma della siderurgia (gli altiforni producono acciaio di buona qualità) e dallo sviluppo importante della chimica, dell’idroelettrica e della meccanica applicata all’industria automobilistica. L’invenzione più importante fu il motore a scoppio. Oltre al petrolio si apre l’epoca dell’elettricità (1870-1945);
  • la terza rivoluzione industriale inizia nel 1945, al termine della seconda guerra mondiale, ed è tuttora in corso. I settori caratteristici sono l’industria delle telecomunicazioni, dell’informatica e del settore aerospaziale. L’energia utilizza come fonte la fissione dell’atomo (energia atomica).

SCIENZA E TECNICA

La rivoluzione industriale non sarebbe stata possibile senza innovazione tecnologica, in particolare senza l’utilizzazione di macchine in grado di aumentare straordinariamente la produttività del lavoro umano. Gran parte delle nuove macchine furono inventate da tecnici. Il concetto di tecnico era diverso da scienziato. Il tecnico era un uomo creativo, intuitivo e riusciva a creare macchine: si fonda sulla pratica ma non ha una buona conoscenza teorica. Lo scienziato rappresenta l’opposto: egli non si preoccupa a migliorare la vita dell’uomo, ad applicazioni pratiche ma si basa solo sullo studio teorico. Solo Archimede rappresentò un’eccezione che fondeva entrambi i concetti in quanto inventò la vita di Archimede (coclea) che alzava le acque e gli specchi ustori di Siracusa oltre che la teorizzazione del principio di Archimede (galleggiamento delle navi). Più tardi, l’esigenza di risolvere i problemi produttivi determinati dall’utilizzazione delle nuove macchine, impose la scienza e la tecnica di trovare un quotidiano terreno d’intesa.

LA MECCANIZZAZIONE DEL SETTORE TESSILE

Il primo settore che venne trasformato dall’avvento delle macchine o quello tessile, dove si verificò una vera e propria reazione a catena. L’introduzione di una nuova macchina in una fase del processo produttivo determinava un tale aumento della produzione da imporre la meccanizzazione della fase successiva. In altri termini, l’applicazione di una macchina causava una strozzatura del processo produttivo che rendeva necessaria un’altra invenzione, una nuova macchina, la quale a sua volta generava un collo di bottiglia che richiedeva l’invenzione di una nuova macchina causando un circolo infinito. La sequenza delle innovazioni si fa in genere iniziare dalla spoletta volante (1733) dell’orologiaio John Kay che permise di quadruplicare la produttività del telaio tradizionale. Ma la vera svolta si ebbe con l’invenzione dei filatoi idraulici e sostituirono quelli azionati manualmente dall’operaio, aumentando la produttività di centinaia di volte: ricordiamo il water frame (1769) del barbiere Richard Arkwright e il mule del tessitore e agricoltore Samuel Crompton (1779). Questi filatoi erano azionati da ruote idrauliche, analoghe a quelle dei mulini ad acqua. Conseguentemente la produzione, prima dispersa nella lavorazione a domicilio, si concentrò in fabbriche situate in luoghi in cui era possibile sfruttare i corsi d’acqua. Un’ulteriore invenzione fu un nuovo telaio (1785) di Cartwright che si diffuse nel corso dell’Ottocento e migliorò la velocità di tessitura.

IL CASO DELLA CHIMICA

Un orologiaio, un barbiere e un tessitore: le professioni degli inventori di cui abbiamo sinora parlato escludono evidentemente qualsiasi preparazione scientifica. Tuttavia non fu possibile prescindere a lungo dalle conoscenze scientifiche. La produzione dei tessuti, infatti, richiedeva anche operazioni non strettamente legate all’utilizzazione dei telai meccanici: era questo, ad esempio, il caso del candeggio, il processo che sembra sbiancare la lana, o della tintura dei tessuti. In questi step del settore tessile erano necessarie nuove invenzioni. Un artigiano avrebbe potuto procedere per tentativi ma per risolvere i problemi bisognava ragionare in termini di atomi e di molecole: solo gli scienziati avevano un bagaglio culturale sufficiente. Si sviluppò quindi la scienza chimica che permise un candeggio efficace ed efficiente.

LA MACCHINA A VAPORE

Il concorso delle conoscenze scientifiche fu indispensabile per lo sfruttamento di nuove fonti di energia. In questo campo un passo fondamentale fu compiuto con l’invenzione della macchina a vapore la quale nella sostanza consentì l’utilizzazione dell’energia chimica del carbone. Questa conquista si vede l’ingegnere scozzese James Watt che, nel 1769, perfezionò la macchina a vapore inventata nel 1712 da Thomas Newcomen. L’utilizzazione della macchina di Watt nell’industria inizia a diffondersi significativamente solo dopo il 1785 e nell’arco di un quarantennio si impose in modo generalizzato. La macchina a vapore ebbe un’incidenza determinante nel decollo della rivoluzione industriale. L’importanza dell’invenzione derivò dalla sua genericità, del fatto cioè che poteva essere utilizzata nei più svariati settori. Con la sua applicazione, infatti, tutto cambiò:

  • nelle attività minerarie, poiché la macchina a vapore consentì di introdurre aria nelle miniere e di prosciugare l’acqua dei pozzi;
  • dell’agricoltura, con l’introduzione delle macchine agricole quali aratro meccanico, seminatrice, trebbiatrice e mietitrice;
  • nei trasporti, con l’avvento della ferrovia del battello a vapore;
  • nell’industria, con la possibilità di situare le fabbriche non nei pressi dei corsi d’acqua ma nelle città, cioè nei luoghi in cui si poteva approfittare della vicinanza dei mercati e di un’ampia disponibilità di manodopera.
La macchina a vapore e dunque all’origine del paesaggio a noi noto della società industriale.
continua……

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Scheda autore Nicola Possamai

Nato nella seconda metà del 1995 Nicola ha da sempre manifestato un grande interesse verso il mondo della tecnologia in particolare verso l’informatica. Oggi è responsabile del centro internet del suo Comune dove tiene dei corsi per i concittadini in difficoltà riguardo l’ambiente windows e, a volte, l’ambiente linux. La sua particolarità è il fatto di essere molto ambizioso e pertanto molto autocritico: desidera sempre superare i propri limiti. Di recente ha rappresentato il suo istituto alla gara nazionale igea presso l'”ITCG Martini” di Castelfranco Veneto ottenendo il terzo posto a pari merito con il secondo classificato. Dopo essersi diplomato con il 100 e lode studia economia aziendale alla Ca’ Foscari. Ama i gatti e la sua squadra del cuore è il Milan 🙂

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Informazioni su nicpos95

Nato nella seconda metà del 1995 Nicola ha da sempre manifestato un grande interesse verso il mondo della tecnologia in particolare verso l'informatica. Oggi è responsabile del centro internet del suo Comune dove tiene dei corsi per i concittadini in difficoltà riguardo l'ambiente windows e, a volte, l'ambiente linux. La sua particolarità è il fatto di essere molto ambizioso e pertanto molto autocritico: desidera sempre superare i propri limiti. Di recente ha rappresentato il suo istituto alla gara nazionale igea presso l'"ITCG Martini" di Castelfranco Veneto ottenendo il terzo posto a pari merito con il secondo classificato. Dopo essersi diplomato con il 100 e lode studia economia aziendale alla Ca' Foscari. Ama i gatti e la sua squadra del cuore è il Milan :)

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