La politica dell'entrata

LE DIVERSE FORME DI ENTRATA

LE ENTRATE PUBBLICHE

Le entrate pubbliche sono costituite dai mezzi finanziari che lo Stato e gli altri enti pubblici acquisiscono per lo svolgimento della loro attività.

[member] Tali risorse provengono da varie fonti e vengono prelevate con modalità ed effetti diversi.

Nel momento in cui lo Stato attinge all’una o all’altra fonte di entrata compie una scelta di politica economica; stabilisce, infatti, di porre l’onere della finanza pubblica a carico di determinate categorie di cittadini e di sottrarre risorse a date attività del settore privato.

Le entrate pubbliche hanno una duplice funzione: di mezzo di finanziamento e di strumento di politica economica.

CRITERI DI CLASSIFICAZIONE

Sotto il profilo dell’incidenza economica si distinguono in:

  • entrate correnti, che sono alimentate dal flusso di reddito prodotto nell’anno dal settore privato e dal settore pubblico (tributi e proventi delle imprese pubbliche);
  • entrate in conto capitale, che incidono sulla consistenza del patrimonio dello Stato (vendita di beni, …);
  • entrate per accensione dei prestiti, che assorbono il risparmio liquido accumulato dai cittadini (titoli).

A seconda della loro ripetitività nel tempo, le entrate si distinguono in:

  • entrate ordinarie, che sono quelle che si rinnovano regolarmente a ogni esercizio;
  • entrate straordinarie, che sono quelle che ricorrono in un solo esercizio o comunque saltuariamente e in via eccezionale (per esempio le imposte applicate una volta tanto – una tantum).

A seconda della fonte da cui derivano, le entrate possono essere:

  • entrate originarie, che sono quelle provenienti dai beni che appartengono allo Stato a titolo di proprietà privata oppure dall’esercizio di imprese industriali o commerciali. Le entrate originarie prendono il nome di prezzi e si distinguono in pezzi privati e prezzi pubblici (prezzi politici);
  • entrate derivate, che sono quelle provenienti dalle economie private (tributi e sanzioni pecuniarie).

I PREZZI

I prezzi si distinguono fondamentalmente in:

  • prezzi privati ossia i proventi di beni e servizi offerti in concorrenza con i privati (tv, un campo di grano, ecc.);
  • prezzi quasi privati che sono influenzati in qualche misura dell’interesse pubblico (taglio del legname non solo scopo di guadagno ma al fine di conservare l’integrità delle foreste);
  • prezzi pubblici ossia i prezzi praticati dalle pubbliche imprese che producono servizi in regime di monopolio sociale. I prezzi pubblici non sono determinati dall’incontro della domanda e dell’offerta ma sono stabiliti unilateralmente dall’impresa che produce il servizio che tende normalmente a realizzare l’equivalenza fra costi e ricavi e non il massimo profitto (prezzo uguale al costo di produzione);
  • prezzi politici ossia prezzi inferiori al costo di produzione. Si tratta di prezzi applicati solamente in determinati casi perché ritenuto opportuno; tali prezzi, comunque, coprono interamente le spese variabili lasciando scoperto l’onere dei costi fissi.

I TRIBUTI

I tributi sono le entrate che gli enti pubblici prelevano dalle economie private per provvedere alla prestazione dei servizi pubblici e al conseguimento degli altri obiettivi di pubblico interesse. I tributi comprendono:

  • le tasse. La tassa è il tributo prelevato a carico di coloro che fanno domanda di un servizio divisibile, speciale e individualizzabile. Se si ritiene che l’utilità sociale del servizio sia molto elevata, la maggior parte del costo sarà posta a carico della collettività: avremo quindi le tasse basse; se si ritiene che l’utilità del servizio sia maggiore per i singoli richiedenti la misura della tassa sarà più elevata.

In base alla natura del servizio le tasse si distinguono in:

  • le tasse amministrative che sono dovute dai cittadini agli organi della PA per ottenere il riconoscimento o la concessione di un diritto e per poter esercitare le attività ad esso relative. Possono riferirsi alla vita civile dei cittadini, alla vita economica o alla vita culturale (tasse scolastiche);
  • le tasse giudiziarie che sono dovute per l’esercizio della funzione giurisdizionale. Si distinguono in:
  • tasse per la giurisdizione civile, il cui pagamento è addebitato alla parte soccombente;
  • tasse per la giurisdizione amministrativa, dovuta dal cittadino soccombente nelle controversie contro la pubblica amministrazione;
  • tasse per la volontaria giurisdizione, che devono essere pagate da chi fa richiesta di atti riguardanti la tutela dei minori e degli incapaci, la dichiarazione di assenza e di morte presunta ecc.

Non sono previste tasse per la giurisdizione penale. Le spese processuali sono poste a carico dell’imputato se questi è giudicato colpevole.

  • Le tasse industriali che sono dovute da chi richiede la verifica di determinati prodotti.

Esiste una sostanziale affinità fra la tassa è il prezzo politico, poiché ambedue sono riferibili a un servizio speciale, reso dall’ente pubblico a un privato cittadino dietro sua domanda.

Le differenze riguardano essenzialmente:

  1. l’organizzazione del servizio. Nel caso del prezzo politico si tratta di entrate derivanti dall’attività originarie dello Stato (imprese pubb.); nel caso delle tasse si tratta di entrate con finalità politico sociale;
  2. la natura giuridica dell’entrata (prezzo politico = diritto privato / tassa = entrata tributaria);
  3. la determinazione della somma.
  • Le imposte. L’imposta è un prelevamento coattivo di ricchezza destinata a coprire il costo complessivo dei servizi generali (non divisibili né individualizzabili) e anche di quelli speciali nella misura in cui il loro costo non è coperto dalle tasse.

Le principali imposte vigenti in Italia sono l’Irpef, l’Ires e l’Iva.

L’imposta serve anche a finanziare parte del costo dei servizi divisibili, tenendo conto che essi, oltre a soddisfare l’interesse individuale, soddisfano anche l’interesse collettivo con un vantaggio generale e non individualizzabile (esternalità).

  • I contributi. Il contributo è un prelevamento coattivo di ricchezza al quale vengono assoggettate determinate persone che si avvantaggiano in modo particolare di un’opera o di un servizio di pubblica utilità.

Fra i contributi per opere pubbliche i più noti sono i contributi per le opere di urbanizzazione, a carico di chi costruisce un fabbricato su un’area edificabile nell’abitato di un Comune, introdotti dalla legge Bucalossi e ora regolati nel testo unico sull’edilizia.

Particolare importanza hanno poi i contributi sociali.

PRESSIONE TRIBUTARIA E PRESSIONE FISCALE GLOBALE

Si definisce pressione tributaria il rapporto fra l’ammontare dei tributi pagati dei contribuenti in un determinato periodo di tempo e l’ammontare del prodotto interno lordo formatosi nel medesimo periodo di tempo.

Se poi si aggiunge al calcolo delle imposte quello dei contributi per il sistema di sicurezza sociale dal concetto di pressione tributaria si passa a quello di pressione fiscale globale.

Il dato relativo alla pressione fiscale non esprime pienamente l’entità dell’intervento dello Stato nell’economia. Per conoscere quanto incide sul sistema economico l’impiego delle risorse per fini collettivi occorre considerare la pressione della spesa pubblica, misurata dal rapporto fra il totale delle spese pubbliche e il prodotto interno lordo.

I PRINCIPI E LE FORME DEL PRELIEVO FISCALE

L’IMPOSTA

L’imposta è un prelevamento coattivo di ricchezza effettuato dallo Stato o da un altro ente pubblico per far fronte a fini di interesse generale.

Il dovere di pagare le imposte sorge sulla base dei presupposti stabiliti dallo Stato nell’esercizio del potere di sovranità; oggi il parametro non può essere altro che quello della capacità contributiva (possibilità economica di sostenere il peso dei tributi).

Nello Stato moderno la materia tributaria è oggetto di riserva di legge; ciò vuol dire che i tributi possono essere istituiti, modificati o aboliti soltanto dal legislatore (art. 23 Cost. – Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge).

Il rapporto del cittadino con l’ente impositore viene a configurarsi come un rapporto giuridico (obbligazione tributaria), i cui presupposti ed elementi essenziali sono stabiliti dalla legge.

PRESUPPOSTO, ELEMENTI E FONTE DELL’IMPOSTA

Presupposto dell’imposta è l’atto o il fatto al verificarsi del quale la legge ricollega l’applicabilità del prelievo.

Si tratta sempre di atti o fatti suscettibili di valutazione economica, dai quali si può desumere la capacità contributiva del soggetto.

L’individuazione del presupposto d’imposta ha un’importanza fondamentale dal punto di vista giuridico, perché l’obbligazione tributaria sorge solo se la situazione in cui si trova il soggetto corrisponde esattamente a quella prevista dalla legge come presupposto del tributo (tale obbligazione nasce coattivamente).

Elementi dell’obbligazione tributaria sono:

  • il soggetto attivo, corrispondente alla PA cui per legge compete il potere di applicare in concreto l’imposta;
  • il soggetto passivo, corrispondente alla persona fisica o all’ente su cui grava l’obbligo di pagare il tributo.

Per rendere più agevole e sicura l’applicazione dell’imposta, il dovere di adempiere l’obbligazione tributaria può essere posto a carico di una persona diversa dal contribuente (detta sostituto d’imposta), la quale è obbligata a pagare il tributo e a rivalersi nei confronti del contribuente stesso.

  • l’oggetto dell’imposta corrispondente alla ricchezza su cui si applica il prelievo (base imponibile);
  • l’aliquota corrispondente al rapporto tra l’ammontare dell’imposta e l’ammontare della base imponibile.

La ricchezza alla quale il contribuente attinge per far fronte al pagamento del tributo è detta fonte dell’imposta (spesso la fonte coincide con il reddito ma, se è molto elevata, può essere anche il patrimonio).

Oggetto e fonte dell’imposta possono coincidere, ma non sempre.

LE FORME DEL PRELIEVO FISCALE. CLASSIFICAZIONE

Il prelievo fiscale può assumere forme e caratteri differenti; di conseguenza, esistono diversi tipi di imposte che si possono classificare per gruppi omogenei secondo vari criteri.

  • IMPOSTE DIRETTE E IMPOSTE INDIRETTE

Sono imposte dirette quelle che colpiscono le manifestazioni immediate della capacità contributiva, cioè il reddito conseguito o il patrimonio posseduto dal contribuente.

  • Le imposte dirette sul reddito hanno a oggetto il flusso di ricchezza che si rende disponibile in un dato periodo di tempo, dedotte le spese sostenute per il suo conseguimento.
  • Le imposte dirette sul patrimonio colpiscano il patrimonio del contribuente nel suo insieme o in alcuni suoi elementi (l’imposta patrimoniale ordinaria deve avere un’aliquota bassa da poter essere pagata con il reddito; l’imposta patrimoniale straordinaria, invece, può anche avere il patrimonio come fonte).

Sono imposte indirette quelle che colpiscono le manifestazioni mediate della capacità contributiva, cioè la ricchezza in quanto viene consumata o trasferita (sono sempre più importanti per il dinamismo degli affari).

  • Le imposte indirette sui consumi colpiscono il reddito quando viene speso e nella misura in cui viene speso;
  • Le imposte indirette sui trasferimenticolpiscono il patrimonio nel momento in cui viene trasmesso.

 

  • IMPOSTE REALI E IMPOSTE PERSONALI

Le imposte reali colpiscono determinati beni o attività economiche tenendo conto solo della loro entità e natura, e astraendo dalla condizione del contribuente.

Le imposte personali colpiscono la ricchezza complessiva del contribuente tenendo conto delle condizioni personali, familiari ed economiche in cui egli si trova.

  • IMPOSTE GENERALI E IMPOSTE SPECIALI

L’imposta è generale quando colpisce tutti gli elementi di una data manifestazione di ricchezza e li colpisce con la stessa aliquota (un esempio d’imposta generale è l’Iva).

L’imposta è speciale quando colpisce solo determinate categorie di redditi, di beni o di attività, o quando colpisce tutte le categorie con aliquote differenziate (per esempio l’Irap – non colpisce lavoro dipendente e agricoltura).

  • IMPOSTE PROPORZIONALI, PROGRESSIVE, REGRESSIVE

L’imposta è proporzionale quando il suo ammontare aumenta in proporzione all’aumentare della base imponibile, e perciò l’aliquota è costante (come per esempio l’Iva).

L’imposta è progressiva quando il suo ammontare aumenta in misura più che proporzionale rispetto all’aumentare del imponibile, e perciò l’aliquota è crescente (per esempio l’Irpef – scaglioni).

L’imposta è regressiva quando il suo ammontare aumenta in misura meno che proporzionale rispetto all’aumentare dell’imponibile, e perciò l’aliquota è decrescente (Iva come effetto sostanziale – in prop. chi ha meno paga di più).

MODALITA’ DI ATTUAZIONE DELL’IMPOSTA PROGRESSIVA

La modalità per attuare la progressività dell’imposta in Italia è per scaglioni.

L’imposta è progressiva per scaglioni quando l’imponibile viene suddiviso in parti e a ciascuna di esse si applica un’aliquota via via più elevata. È questa la forma di progressività che oggi trova più frequente applicazione.

I SISTEMI TRIBUTARI

Si definisce sistema tributario il complesso organico, collegato e coordinato, dei tributi vigenti in uno stato in un determinato momento storico.

PRINCIPI FONDAMENTALI DELL’IMPOSIZIONE E REQUISITI DEI SISTEMI TRIBUTARI

“I sudditi di ogni Stato devono contribuire a mantenere il governo in proporzione a quanto più stretta possibile alle loro rispettive capacità” (principio dell’equità).

“L’imposta che ogni individuo è tenuto a pagare deve essere certa e non arbitraria. Il tempo del pagamento, il modo di pagare, la somma dovuta, dovrebbero essere tutti chiari e semplici per il contribuente e per ogni altra persona” (principio della semplicità e chiarezza).

“Ogni imposta deve essere riscossa nel tempo e nel modo in cui è più probabile che sia comodo pagarla per il contribuente” (principio della comodità).

“Ogni imposta dovrebbe essere congegnata in modo tale da sottrarre e tenere fuori dalle tasche del popolo il meno possibile oltre a ciò che fa entrare nel tesoro pubblico dello Stato” (principio della economicità).

In relazione a quest’ultimo principio, lo stesso Adams mi spiega che, se le imposte non sono ben congegnate, possono risultare molto più gravose per il popolo di quanto siano utili al sovrano, e ciò può accadere nei seguenti casi:

  • quando i costi per l’accertamento e la riscossione sono eccessivi;
  • quando l’imposta produce effetti economici negativi;
  • quando l’imposta, non essendo ben congegnata, offre una grande tentazione all’evasione;
  • quando l’applicazione dell’imposta comporta una molteplicità di adempimenti, controlli e le altre complicazioni burocratiche, sottoponendo il contribuente ha un fastidio non necessaria.

Un buon sistema tributario, quindi:

  • deve attuare un’equa distribuzione del carico tributario fra i cittadini;
  • deve essere sufficientemente semplice;
  • deve costituire un efficace strumento di politica economica.

I PRINCIPI DI EQUITA’ IMPOSITIVA

L’EQUITA’ TRIBUTARIA

Fondamento dello Stato di diritto è il principio di eguaglianza (art. 3 Cost.). Corollari del principio di eguaglianza sono, in materia tributaria, l’universalità e l’uniformità dell’imposizione (principi giuridici).

UNIVERSALITA’ DELL’IMPOSIZIONE

Per il principio dell’universalità dell’imposizione, tutti coloro che beneficiano di servizi dello Stato e hanno capacità contributiva sono tenuti al pagamento dei tributi e non sono ammessi né privilegi né esclusioni totali e generalizzate da tale dovere.

L’onere delle imposta grava su tutte le persone residenti nel territorio dello Stato e anche su coloro che possiedono nello Stato beni immobili o vi esercitano imprese, professioni, o altre attività economiche.

Il principio dell’universalità ammette eccezioni. Le esenzioni fiscali sono previste:

  • per ragioni di interesse economico collettivo: per esempio l’esenzione dalle imposte sul reddito a favore delle nuove iniziative produttive, per le opere di miglioramento agricolo ecc.;
  • per ragioni di giustizia sociale: ad esempio, l’esenzione di quella parte del reddito che è appena sufficiente ad assicurare all’individuo la soddisfazione dei bisogni primari (minimo di sussistenza).

UNIFORMITA’ DELL’IMPOSIZIONE

Il secondo corollario del principio di eguaglianza e l’uniformità dell’imposizione, nel senso che tutti i contribuenti devono sopportare il carico dell’imposta in condizioni di eguaglianza, in modo che le reciproche posizioni, dopo il prelievo, rimangano come prima.

A questo riguardo sono state formulate diverse teorie: un primo gruppo di teoria si basa sulla considerazione del sacrificio che il contribuente deve sopportare per il pagamento dell’imposta; una seconda teoria prende invece in considerazione la capacità contributiva del soggetto, ossia la sua capacità di far fronte all’onere dell’imposta.

  • TEORIE DEL SACRIFICIO

Secondo una prima teoria, detta del sacrificio uguale, formulata da Stuart Mill, l’eguaglianza tributaria si consegue facendo pagare a ciascun contribuente una somma tale che comporti, per ognuno, lo stesso grado di pena.

La formulazione di Stuart Mill viene poi integrata da Pearson e da Cohen Stuart, diventando teoria del sacrificio proporzionale. Secondo questa impostazione il prelievo è equo quando comporta per ciascun contribuente un sacrificio proporzionato alla sua ricchezza.

Edgeworth con la sua teoria del sacrificio minimo sostiene che le imposte dovrebbero essere applicate in modo da arrecare il minimo sacrificio possibile alla massa dei contribuenti collettivamente considerati; e il sacrificio complessivo sarebbe tanto minore quanto maggiore è il prelevamento di ricchezza effettuato sui più abbienti e tanto minore è il prelevamento di ricchezza effettuato sui meno abbienti.

  • TEORIA DELLA CAPACITA’ CONTRIBUTIVA

Da tutt’altre premesse muove la teoria della capacità contributiva (art. 53 Cost.), formulata principalmente da alcuni autori tedeschi (Neumann, Wagner, Schäffle).

Secondo questa teoria le imposte devono ripartirsi secondo la capacità economica dei singoli, desunta da elementi obiettivi e concretamente determinabili, come l’ammontare del reddito o del patrimonio.

Da questa premessa si traggono le seguenti conseguenze:

  • chi dispone di mezzi appena sufficienti per le fondamentali esigenze di vita non ha capacità contributiva;
  • i redditi più elevati hanno maggiore capacità contributiva per cui devono essere colpiti con aliquote più alte;
  • i redditi di lavoro denotano minore capacità contributiva rispetto a quelli di capitale perché sono prodotti con dispendio di energie e sono di durata limitata e incerta;
  • occorre tener conto delle condizioni personali del contribuente (carichi di famiglia, spese sostenute per malattie ecc.).

CONFRONTO TRA I DIVERSI TIPI DI IMPOSTA

I diversi tipi d’imposta sono:

  • le imposte dirette, che offrono maggiori garanzie di equità perché colpiscono indici immediati di capacità contributiva e consentono esenzioni;
  • le imposte indirette, che hanno il pregio dell’universalità, in quanto colpiscono tutta la ricchezza esistente e tutti i redditi. Tuttavia, quando hanno a oggetto beni primari, pesano maggiormente su coloro che hanno minore capacità contributiva;
  • le imposte generali, che corrispondono in pieno al principio dell’universalità, perché si applicano allo stesso modo a tutti i redditi, o a tutti i beni;
  • le imposte speciali, che attuano una discriminazione qualitativa (trattamento fiscale differenziato);
  • le imposte personali, che si adeguano alla capacità contributiva perché tengono conto di tutte le circostanze che influiscono sulla situazione economica del soggetto (più eque rispetto all’imposta reale);
  • le imposte progressive, strumenti tipici per attuare la discriminazione quantitativa della ricchezza.

L’imposta progressiva, però, è equa soltanto se colpisce il reddito del contribuente nella sua globalità.

Altro aspetto negativo della progressività è quello che si manifesta in tempi di continuo inflazione monetaria e viene denominato fiscal drag (drenaggio fiscale).

L’inflazione, accrescendo nominalmente i redditi, fa aumentare il livello della base imponibile, facendo scattare, per il principio della progressività, aliquote sempre più alte; così il contribuente, pur disponendo in termini reali dello stesso potere d’acquisto, è costretto a sostenere un carico fiscale maggiore senza che la sua capacità contributiva sia mutata.

Per porre rimedio a tale conveniente, molti Stati hanno fatto ricorso all’adozione di correttivi automatici.

I PRINCIPI DI EFFICIENZA AMMINISTRATIVA

I PRINCIPI FONDAMENTALI NELLA GESTIONE DELLE IMPOSTE

L’imposta viene applicata nei confronti di un determinato soggetto quando si verifica l’atto, il fatto o la situazione previsti dalla legge come presupposto del tributo; in quel momento si costituisce fra il cittadino e l’amministrazione finanziaria un rapporto giuridico del quale devono essere garantiti, da un lato l’interesse del contribuente a un’imposizione corretta e non arbitraria e, dall’altro l’interesse dell’amministrazione a ottenere agevolmente e rapidamente gli introiti che le sono dovuti.

Per soddisfare entrambe le esigenze si richiede:

  • che la regolamentazione dell’imposta sia chiara e facilmente comprensibile;
  • che il prelievo avvenga con modalità semplici;
  • che l’imposta sia efficiente come fonte di entrata finanziaria;
  • che l’applicazione dell’imposta non richieda un’organizzazione amministrativa complessa e costosa.

LE FASI DEL PROCEDIMENTO APPLICATIVO DELLE IMPOSTE

Il prelievo delle imposte viene attuato mediante un procedimento amministrativo che si svolge in tre fasi:

  • l’accertamento: il credito dell’amministrazione finanziaria viene reso certo e liquido;
  • la riscossione: il tributo viene pagato dal soggetto passivo;
  • il versamento: l’incaricato della riscossione consegna le somme riscosse all’ufficio che gestisce il servizio di cassa dell’ente impositore.

LE TECNICHE DI ACCERTAMENTO

L’accertamento dell’imposta consiste in un insieme di operazioni tecniche mediante le quali il debito d’imposta viene individuato nei suoi elementi soggettivi e oggettivi, e quantificato nel suo ammontare.

La procedura di accertamento comprende:

  • la determinazione dell’imponibile attribuito a un dato soggetto;
  • la liquidazione dell’imposta dovuta;
  • la notificazione al contribuente.

Per le imposte più importanti la legge obbliga lo stesso contribuente a indicare l’imponibile e calcolare l’importo dell’imposta dovuta.

  • LA DETERMINAZIONE DELLA BASE IMPONIBILE

L’imponibile si può determinare mediante l’accertamento analitico o quello induttivo.

  • Il metodo analitico consiste nel rilevare direttamente la materia imponibile mediante la specifica individuazione di tutti i suoi elementi che devono essere certi e documentati.

Questo metodo, sotto il profilo della certezza, è molto razionale perché determina l’imponibile in modo quanto più possibile corrispondente alla realtà.

  • Con l’accertamento induttivo l’ammontare complessivo della materia imponibile viene desunto indirettamente da elementi esteriori che hanno il valore di indizi attendibili.

Si tratta di un metodo alquanto grossolano, che si avvicina alla realtà in modo solo approssimativo, ma ha il pregio della economicità e semplicità.

La determinazione dell’imponibile può aver luogo d’ufficio o in base a dichiarazione verificata.

  • L’accertamento in base a dichiarazione verificata è quello attualmente più diffusa. Il contribuente è obbligato a dichiarare, su appositi modelli, l’esistenza e l’entità della materia imponibile, e quindi il contenuto del suo debito d’imposta; la dichiarazione è soggetta al controllo da parte degli uffici fiscali.

Se il contribuente non osserva l’obbligo di presentare la dichiarazione, l’imponibile è accertato d’ufficio con il metodo induttivo.

  • L’accertamento d’ufficio si basa su indagini fatte di propria iniziativa dagli uffici fiscali.

Il ricorso a indagini effettuate d’ufficio è previsto anche in alcuni casi in cui la determinazione dell’imponibile richiede particolari operazioni tecniche che non possono essere compiute dal contribuente.

  • LA LIQUIDAZIONE DELL’IMPOSTA

Stabilito l’ammontare dell’imponibile, si procede alla liquidazione dell’imposta (o tassazione), che consiste nel determinare l’ammontare dell’imposta dovuta.

La liquidazione avviene di regola con il sistema della quotità, cioè applicando all’imponibile l’aliquota predeterminata dalla legge.

In molti casi la legge dispone che la tassazione venga effettuata dallo stesso contribuente, il quale, in sede di dichiarazione, deve calcolare l’imposta dovuta applicando le aliquote all’imponibile dichiarato (autotassazione).

  • LA NOTIFICAZIONE AL CONTRIBUENTE

La notificazione consiste nel portare a conoscenza del contribuente il preciso ammontare dell’imposta dovuta.

Si fa luogo alla notificazione quando la liquidazione dell’imposta è stata effettuata dagli uffici fiscali.

Con la notificazione il debito d’imposta diviene esigibile e il contribuente è legalmente obbligato al pagamento alle scadenze fissate.

La notificazione può essere individuale o collettiva.

  • La notificazione individuale avviene per mezzo di apposito avviso destinato al singolo contribuente.
  • La notificazione collettiva avviene mediante la pubblicazione dei ruoli (prospetto contenente l’elenco dei contribuenti di una data imposta).

LE TECNICHE DI RISCOSSIONE

La riscossione dell’imposta può avvenire con modalità diverse.

  • Per ritenuta alla fonte: l’importo dell’imposta viene trattenuto dal soggetto che corrisponde il reddito, così che questo viene percepito dal contribuente al netto del prelievo.

Si distinguono:

  1. la ritenuta diretta: l’ammontare viene trattenuto sul pagamento del reddito;
  2. la ritenuta con rivalsa: l’imposta viene accertata e riscossa a carico del soggetto che corrisponde il reddito (sostituto d’imposta), dandogli la facoltà di rivalersene sul interessato mediante trattenuta.
  • Per versamento diretto: dopo aver calcolato l’importo da pagare il contribuente provveda senz’altro a versare l’importo dovuto.
  • Mediante bollo: l’imposta viene riscossa imponendo l’uso di carta bollata o di marche da bollo per gli atti assoggettati a tributo.
  • Mediante un apposito servizio di riscossione: il concessionario riceve dal contribuente il pagamento del tributo e provvede a versarne l’importo alla Tesoreria dell’ente impositore. La gestione del servizio è ora svolta da una società a capitale interamente pubblico, i cui soci sono l’Agenzia delle entrate e l’Inps (Equitalia spa).

CONFRONTO TRA I DIVERSI TIPI DI IMPOSTA

Come fonte di entrata finanziaria, le imposte indirette sono ritenute generalmente più efficienti di quelle dirette.

Il loro elevato gettito è dovuto principalmente a tre ragioni.

  • Sono universali: riescono a colpire tutti i cittadini;
  • Sono elastiche: forniscono entrate crescenti allo Stato a mano a mano che si innalza il livello dei consumi;
  • Sono divisibili: vengono applicate in occasione dei singoli acquisti.

Le imposte dirette hanno il pregio di una maggiore trasparenza, poiché il contribuente può rendersi conto più facilmente del loro onere effettivo: ma proprio per questa ragione, incontrano maggiori resistenze nei cittadini e danno luogo più facilmente a fenomeni di evasione.

Tali effetti negativi si possono riscontrare soprattutto per le imposte progressive: quanto più la progressività è accentuata tanto più i contribuenti ad alto reddito cercano di sottrarsi al prelievo.

Dal punto di vista dell’equità, quindi, sono preferibili le imposte dirette, personali e progressive, le quali consentono un miglior adeguamento alla capacità contributiva del soggetto; dal punto di vista della semplicità ed efficienza amministrativa sono migliori le imposte indirette e le imposte dirette proporzionali e reali.

GLI EFFETTI ECONOMICI DELL’IMPOSIZIONE

GLI EFFETTI DELLA PRESSIONE TRIBUTARIA SUL SISTEMA ECONOMICO

Il prelievo fiscale sottrae e risorse al settore privato e riduce la capacità di spesa delle famiglie e delle imprese. Pertanto, un aumento della pressione tributaria provoca una contrazione dei consumi e degli investimenti e, quindi, una riduzione della domanda globale. In questo senso, la pressione tributaria può essere manovrata come strumento di politica economica, al fine di frenare l’inflazione da domanda nelle fasi di espansione.

Tuttavia, se il prelievo diventa troppo accentuato, i lavoratori premono per ottenere aumenti salariali; le imprese, a loro volta, tendono a scaricare sui prezzi di vendita sia il maggior costo del lavoro, sia il peso delle imposte. Il rischio è, dunque, quello di un’inflazione da costi.

Inoltre, un’eccessiva pressione fiscale tende a far diminuire la propensione al risparmio il che provoca una contrazione delle attività produttive, dell’offerta globale e dell’occupazione.

Una tassazione eccessiva poi può provocare la fuga dei capitali con conseguenze negative anche per l’equilibrio della bilancia dei pagamenti.

IL COMPORTAMENTO DEL CONTRIBUENTE

Gli effetti specifici delle singole imposte riguardano gli equilibri economici individuali e si ricollegano a una serie di reazioni poste in essere dal contribuente.

Tali reazioni sono principalmente di due tipi:

  • il contribuente si sottrae al pagamento dell’imposta pur continuando a svolgere l’attività che è presupposto del prelievo violando le norme tributarie (evasione) o approfittando delle lacune e imprecisioni della legge (elusione);
  • il contribuente modifica le proprie scelte economiche, per evitare le situazioni che costituiscono presupposto d’imposta, o per neutralizzare il peso delle imposte pagate, con effetti negativi sugli incentivi a lavorare e produrre (rimozione, elisione) è sui prezzi di mercato nel settore colpito dall’imposta o in settori collegati (traslazione, ammortamento, diffusione).

L’EVASIONE

L’evasione si configura quando il contribuente riesce a sottrarsi al pagamento del tributo occultando, in tutto o in parte, l’esistenza della materia imponibile.

Il comportamento dell’evasore, si basa su un calcolo di convenienza personale che considera da un lato il vantaggio del mancato pagamento e dall’altro il rischio di incorrere nelle sanzioni previste dalla legge qualora l’evasione venne scoperta. Tuttavia l’evasione danneggia il fisco e crea sperequazione fra i contribuenti nuocendo all’equilibrio del mercato.

Il danno per il fisco si manifesta sotto due punti di vista:

  • il gettito dei tributi diminuisce e con relativamente si aggrava il disavanzo pubblico, con conseguente incremento della pressione fiscale;
  • il sistema dei controlli necessario a fronteggiare l’evasione assorbe risorse materiali e umane distogliendole da altri impieghi.

La distribuzione del carico tributario diventa iniqua perché i contribuenti onesti devono pagare per gli evasori.

Il danno al sistema di mercato deriva dal fatto che l’evasione altera le condizioni della concorrenza: gli evasori, sostenendo un minor costo, si trovano in una situazione di vantaggio (ingiusto) rispetto agli altri operatori economici.

Il fenomeno dell’evasione non si combatte solo con l’introduzione di severe sanzioni e con l’impiego di più efficaci metodi di accertamento ma anche con la diffusione di un maggior senso civico e mediante una maggiore equità tributaria.

L’ELUSIONE

Si ha elusione dell’imposta quando il soggetto pone in essere operazioni o atti che non hanno alcuna valida giustificazione economica e sono diretti esclusivamente ad aggirare obblighi o divieti previsti dalle leggi fiscali, e a ottenere una indebita riduzione del carico tributario (società di comodo, inglobare società in dissesto per ridurre il reddito imponibile, trasferire la sede di un’impresa nei paradisi fiscali e così via).

Gli effetti negativi dell’elusione sono simili a quelli dell’evasione: riduzione del gettito delle imposte, sperequazione del carico tributario e distorsioni nelle condizioni della concorrenza.

I comportamenti elusivi sono tanto più frequenti quanto più le norme fiscali sono confuse e disorganiche.

LA RIMOZIONE E L’ELISIONE

La rimozione consiste nell’eliminare la materia imponibile evitando o contraendo la produzione o il consumo dei beni colpiti. Ad esempio, si ha rimozione delle imposte sui redditi quando il contribuente diminuisce l’attività lavorativa, le iniziative imprenditoriali e, in genere, la produzione di reddito.

Il risultato della rimozione è negativo sia per il fisco (minori entrate) sia per il mercato (minor produzione).

L’effetto opposto alla rimozione dell’imposta è l’elisione, che ha luogo quando il contribuente, mediante un incremento di attività, si procura un maggior reddito con il quale far fronte all’imposta.

Nessun danno le viene al fisco e se ne avvantaggia anche la produzione economica.

C’è chi ritiene che l’impresa agisca come stimolo alla produzione, perché i contribuenti sono portati a una maggiore attività per compensare la diminuzione dei loro redditi. Quest’opinione è criticata da vari studiosi i quali pensano che, al contrario, il fatto di dover versare allo Stato una parte elevata del reddito conseguito faccia venir meno gli incentivi a lavorare e produrre.

L’ipotesi che l’imposta agisca come incentivo a lavorare di più può essere realistica per le persone che hanno un reddito basso e bisogni non comprimibili (famiglia numerosa, debiti da pagare è così via): in questi casi il prelievo sottrae al contribuente mezzi economici di cui egli non può fare a meno.

LA TRASLAZIONE DELL’IMPOSTA

Ha come oggetto beni e servizi destinati allo scambio. La traslazione è il processo economico mediante il quale il contribuente riesce a riversare l’onere dell’imposta su un altro soggetto, il quale ne sopporta effettivamente il peso (avviene mediante una modificazione del prezzo).

LE FASI DELLA TRASLAZIO

La traslazione avviene in due fasi: la percussione e l’incidenza.

Si ha la percussione quando l’imposta viene applicata al contribuente di diritto, che perciò è detto anche percosso. Si ha l’incidenza quando il contribuente di fatto ne sopporta definitivamente l’onere, e perciò egli è detto anche inciso.

Se non c’è traslazione, il contribuente percosso è anche inciso; se la traslazione è parziale, il contribuente percosso è solo in parte inciso.

LA DIREZIONE DELLA TRASLAZIONE

La traslazione può avvenire in tre direzioni: in avanti, all’indietro e lateralmente.

  • È in avanti quando ha luogo da colui che offre il bene o servizio a colui che lo acquista; si realizza mediante un aumento di prezzo (Iva).
  • È all’indietro quando ha luogo da chi richiede il bene o servizio a chi lo fornisce; non opera attraverso un aumento, ma attraverso una riduzione di prezzo.
  • È laterale quando avviene da un ramo all’altro della produzione (per esempio l’aumento dell’energia incide poi sul prezzo finale).
LE CONSEGUENZE DELLA TRASLAZIONE

La traslazione non reca danno al fisco poiché l’imposta viene effettivamente pagata ma modifica della ripartizione del carico tributario, in quanto l’imposta finisce con l’incidere su persone diverse da quelle indicate dalla legge come soggetti passivi.

Quando la traslazione corrisponde a un preciso obiettivo dello stesso legislatore questa si trasforma in strumento di politica economica. Il caso più importante è quella delle imposte indirette sui consumi: siccome non è agevole colpire direttamente i consumatori, si colpiscono i produttori sapendo che l’imposta verrà trasferita.

I PRESUPPOSTI DELLA TRASLAZIONE

La traslazione risulta possibile a due condizioni:

  • l’imposta deve colpire singoli beni (o servizi) soggetti a scambio.
  • Il prezzo dei beni (o servizi) soggetti a scambio deve potersi modificare in seguito all’applic dell’imposta.

L’AMMORTAMENTO DELL’IMPOSTA

L’ammortamento dell’imposta si verifica quando un imposta colpisce il reddito di un bene mobile o immobile e consiste nel processo economico mediante il quale il valore del bene si riduce in misura uguale all’ammontare dell’imposta capitalizzato al saggio d’interesse corrente.

A seguito dell’introduzione dell’imposta il reddito del bene si riduce.

L’ammortamento si presenta, quindi, come un caso di traslazione all’indietro e anticipata, perché va dal compratore al venditore e ha luogo con anticipo rispetto al tempo in cui l’imposta dovrà essere pagata.

LA DIFFUSIONE DELL’IMPOSTA

Gli effetti di un’imposta che, direttamente, colpisce un dato settore dell’economia non rimangono circoscritti a quel settore ma si propagano dapprima ai settori contigui e poi, gradatamente, a quelli via via più lontani.

I consumatori che si assoggettano ai maggiori prezzi, per poter equilibrare i bilanci familiari, mutano la distribuzione del reddito, riducendo il consumo di altri beni, dei quali perciò si contrae la domanda. Per tutte queste alterazioni, si avrà scarso impiego di lavoro e bassi salari nei settori in cui la produzione si contrae, maggior impiego di lavoro e più alti salari dove si estende.

I beni dei quali aumenta o diminuisce la domanda non sono solo quelli prodotti dalle imprese nazionali ma, in parte provengono dall’estero così come i capitali. Gli effetti dell’imposta, quindi, si propagano dall’economia nazionale a quella degli altri Stati (per lo studio di questi fenomeni c’è la cosiddetta teoria dei sistemi).

CONFRONTO TRA I DIVERSI TIPI DI IMPOSTA

Un’imposta personale e progressiva sulle persone fisiche consente di realizzare una redistribuzione personale e sociale della ricchezza, perché decurta in misura più che proporzionale i redditi più elevati e dà rilievo agli oneri familiari e alle condizioni personali del contribuente.

È uno strumento di politica antiinflazionistica e non altera il sistema dei prezzi perché in genere non è oggetto di traslazione; può comunque ostacolare una eventuale sviluppo.

Le imposte reali si prestano ai fini di una discriminazione qualitativa dei redditi e consentono di operare una politica di redistribuzione settoriale (redditi agricoli o industriali) o di redistribuzione funzionale (redditi di lavoro o capitale).

Le imposte indirette hanno effetti immediati sui prezzi e sulla domanda; se si applicano ai vari beni con aliquote differenziate hanno la funzione di indirizzare i consumatori verso determinati beni, distogliendoli da altri.

Le imposte generali sono strumento per interventi globali sulla propensione ai consumi, al risparmio, agli investimenti; le imposte speciali si prestano meglio per interventi di tipo settoriale.

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