La politica della spesa

LA SPESA PER LA PROTEZIONE SOCIALE

LA PROTEZIONE SOCIALE

Con l’espressione protezione sociale si indica un sistema di interventi finalizzati a garantire ai cittadini condizioni di vita dignitose e a proteggerli dai rischi più gravi dell’esistenza. Nel concetto di protezione sociale sono compresi due fondamentali tipi di intervento:

  • l’assistenza consiste nel soddisfare gratuitamente fondamentali bisogni materiali e morali dell’assistito (cure mediche, istruzione, assistenza agli anziani…) mediante la prestazione di servizi o il trasferimento di denaro;
  • la previdenza consiste nell’accantonare quote di reddito presente per far fronte ai rischi derivanti da determinati eventi futuri e prevedibili (infortuni, vecchiaia…).

[member] L’assistenza ha carattere di erogazione e non comporta oneri per l’assistito, mentre la previdenza ha funzione assicurativa e richiede il versamento di contributi (carattere sociale); entrambe sono comunque fondate sui principi di solidarietà ed eguaglianza.

I caratteri essenziali degli attuali sistemi di protezione sociale sono i seguenti:

  • la protezione sociale (servizio pubblico) è basata sui principi costituzionali di eguaglianza e solidarietà;
  • la protezione sociale è riconosciuta come diritto soggettivo di tutti i cittadini;
  • i lavoratori iscritti ai sistemi di previdenza sociale hanno automaticamente diritto alle prestazioni;
  • molte prestazioni non sono commisurate all’ammontare dei contributi versati, ma alle esigenze di vita dell’interessato;
  • le prestazioni dirette a soddisfare bisogni primari sono garantite indipendentemente da un rapporto di tipo previdenziale;
  • buona parte della spesa per la protezione sociale è posta a carico dell’intera collettività e finanziata con le entrate fiscali.

LE PRESTAZIONI E LE FONTI DI FINANZIAMENTO

Le prestazioni tipiche dei sistemi di protezione sociale sono:

  • interventi a tutela della salute: ricoveri ospedalieri, cure mediche, gratuità o semigratuità dei farmaci;
  • corresponsione di indennità al verificarsi di eventi che fanno diminuire o cessare la capacità lavorativa (infortuni sul lavoro, vecchiaia, invalidità…);
  • corresponsione di pensioni o assegni per garantire un minimo di reddito agli anziani e agli inabili;
  • interventi a favore della famiglia (assegni di maternità e a favore di lavoratori con familiari a carico);
  • erogazione di beni o servizi per varie forme di assistenza sociale.

Il finanziamento della spesa per la protezione sociale avviene in modo diverso:

  • le prestazioni con funzione di assistenza sono finanziate mediante il trasferimento di fondi a carico del bilancio statale o dei bilanci regionali e locali;
  • le prestazioni con funzione di previdenza (natura assicurativa) sono finanziate dal versamento dei contributi da parte delle categorie interessate.

In vari casi, però, lo Stato partecipa al finanziamento della spesa previdenziale, ponendo a carico del proprio bilancio una parte degli oneri contributivi (fiscalizzazione degli oneri sociali) – questo perché per garantire l’erogazione di tutte le pensioni, le indennità e gli assegni, non basta l’impiego degli oneri sociali ma deve essere impiegata anche una parte degli oneri fiscali.

I contributi previdenziali per i lavoratori dipendenti gravano sui datori di lavoro e, in misura inferiore, sui lavoratori stessi; quelli per i lavoratori autonomi sono, ovviamente, a loro carico.

La gestione dei contributi da parte degli enti previdenziali ha luogo attraverso il metodo della ripartizione con il quale i contributi raccolti nell’anno servono a finanziare le prestazioni erogate nello stesso anno. Con questo sistema le pensioni pagate a chi ha cessato di lavorare vengono finanziate da coloro che ancora lavorano.

Il finanziamento diventa difficile se vi sono un calo demografico e una diffusa disoccupazione mentre la durata della vita media si allunga.

EFFETTI ECONOMICI DELLA SPESA PER LA PROTEZIONE SOCIALE

La spesa per la protezione sociale produce notevoli effetti sul sistema economico del paese.

Le conseguenze più rilevanti riguardano la distribuzione del reddito nazionale. Gli interventi in campo sociale hanno l’effetto di trasferire le risorse dalla popolazione attiva che sostiene l’onere dei contributi sociali alla popolazione inattiva che fruisce delle prestazioni: in questo modo si verifica per lo più un effetto redistributivo dai lavoratori ad alto reddito a quelli a basso reddito.

Incerti sono gli effetti sulla formazione del risparmio: la spesa per la protezione sociale riduce la propensione a risparmiare; tuttavia, l’obbligo di versare i contributi previdenziali costituisce una forma di risparmio forzato perché in assenza di tale obbligo molti sarebbero portati a consumare tutto il loro reddito.

La spesa per la protezione sociale ha anche effetti sulla stabilizzazione in quanto contribuisce a regolare la domanda e a ridurre gli squilibri congiunturali.

Nelle fasi di recessione aumenta l’erogazione dei sussidi per sostenere la domanda; nelle fasi di espansione aumenta l’entità dei contributi versati per frenare la domanda.

CRISI DEI SISTEMI DI PROTEZIONE SOCIALE

Negli ultimi decenni la spesa per la protezione sociale ha assunto dimensioni imponenti (20% del reddito nazionale).

Tale espansione determina numerose conseguenze negative sugli equilibri economico-sociali del paese e sulla situazione della finanza pubblica.

  • Un programma molto vasto di protezione sociale crea l’aspettativa che tutte le esigenze di benessere siano soddisfatte dallo Stato: la domanda di protezione sociale aumenta a dismisura, e si diffonde una mentalità assistenziale che fa venir meno gli incentivi a lavorare e produrre.
  • Aumenta anche il rischio che i cittadini riescano a sottrarsi agli obblighi contributivi, oppure ottengono determinate prestazioni senza avere i requisiti previsti dalla legge.
  • Con l’estendersi degli interventi si moltiplicano le inefficienze e le disfunzioni del sistema; la gestione dei servizi diventa costosa, poco produttiva e inadeguata a soddisfare le situazioni di effettivo bisogno.
  • Il problema più grave è costituito dal fatto che le entrate finanziarie sono insufficienti rispetto all’eccessiva espansione della spesa. Gli enti che gestiscono i sistemi di protezione sociale presentano situazioni di disavanzo cronico; lo Stato interviene a sanarle mediante il trasferimento di fondi; di conseguenza, aumentano le spese del bilancio statale e il gettito delle imposte si rivela del tutto inadeguato ad assicurarne la copertura.

Per queste ragioni, in tutti gli Stati è da vari anni in atto la tendenza a ridimensionare e rendere più razionali i servizi di protezione sociale. Pur senza rinnegare i principi fondamentali dello Stato sociale, si cerca di evitare sprechi di risorse cessando di garantire tutto a tutti: l’intervento pubblico si va concentrando sulle prestazioni essenziali e sulle situazioni di effettivo bisogno mentre, per il resto, vengono incentivate le organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano attività di assistenza, e le forme integrative di previdenza privata.

LA PROTEZIONE SOCIALE IN ITALIA

I fondamenti del nostro sistema di protezione sociale sono contenuti negli artt. 2, 32, 31, 32, 38, e 117 Cost.

  • L’art. 2 impone l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà.
  • L’art. 32 affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono la realizzazione di un’effettiva eguaglianza fra i cittadini.
  • L’art. 31 prevede l’intervento dello Stato per agevolare la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi.
  • L’art. 32tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.
  • L’art. 38 garantisce il diritto alla protezione sociale riconoscendo in modo specifico:
  1. ð   il diritto al mantenimento e all’assistenza sociale (co. 1);
  2. ð   il diritto dei lavoratori alla tutela previdenziale in caso di infortunio, malattia, vecchiaia, … (co. 2);
  3. ð   il diritto all’educazione e all’avviamento professionale (co. 3);
  4. ð   il carattere pubblico degli organi e istituti che provvedono alla protezione sociale (co. 4);
  5. ð   la libertà di iniziativa nel campo dell’assistenza privata (co. 5).
  6. Sulla base di questi principi, il sistema italiano di protezione sociale si articola in tre principali funzioni di spesa: la sanità, la previdenza e l’assistenza sociale.
  • IL SERVIZIO SANITARIO

La spesa per la sanità è gestita dal servizio sanitario nazionale (legge n. 833/1978). La struttura del servizio è basata sulle Asl (aziende sanitarie locali).

L’assistenza in Italia riguarda qualunque tipo di malattia ed è estesa a tutti coloro che risiedono nel territorio dello Stato, sia cittadini sia stranieri; le prestazioni sono garantite a tutti in condizioni di eguaglianza.

L’assistenza medica di base è gratuita, per il resto, invece, può essere richiesto all’assistito il pagamento di una quota di partecipazione al costo (ticket). La legge stabilisce l’ammontare del ticket in relazione alle varie prestazioni e prevede anche i casi di esenzione.

  • GLI ENTI PREVIDENZIALI

Il sistema previdenziale italiano fa capo principalmente a due enti pubblici: l’Inail e l’Inps.

  • L’Inail gestisce le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Le prestazioni consistono nell’erogazione di indennità giornaliere per i casi di inabilità temporanea, rendite per i casi di inabilità permanente, rendite ai familiari superstiti in caso di morte del lavoratore.

L’Inail provvede inoltre a forme di assistenza diretta a favore dei lavoratori colpiti da infortuni o da malattie professionali.

  • L’Inps garantisce tutte le altre forme di tutela per i lavoratori privati e i dipendenti pubblici.

La principale voce della spesa previdenziale è costituita dalle pensioni. Questa comprende dunque:

  1. la pensione di vecchiaia, spettante a coloro che abbiano raggiunto l’età pensionabile (attualmente di 66 anni, 6 mesi e 1 giorno) e abbiano versato contributi per almeno 20 anni. Il calcolo di tale pensione avviene con il criterio contributivo, per cui la pensione si commisura all’ammontare dei versamenti effettuati opportunamente capitalizzati e rivalutati;
  2. la pensione di anzianità contributiva, che può essere richiesta dai lavoratori che non hanno ancora raggiunto l’età prevista per la pensione di vecchiaia (dal 2015 non esisterà più);
  3. la pensione di inabilità di prevista per coloro che, a causa di infermità fisica o mentale, sono nella assoluta e permanente impossibilità di svolgere attività lavorativa, purché abbiano versato contributi per almeno cinque anni;
  4. l’assegno di invalidità, a favore di chi, per cause fisiche o mentali, abbia una capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo, sempre che abbia versato contributi per almeno cinque anni;
  5. la pensione ai superstiti, corrisposta, nei casi previsti dalla legge, al coniuge o ai figli minori in caso di morte del lavoratore (40% dell’importo pagato al lavoratore prima della sua morte).

L’Inps provvede inoltre all’erogazione dell’assegno sociale, a favore di tutti i cittadini che abbiano compiuto 65 anni e siano privi di reddito o comunque non oltrepassino i limiti di reddito stabilito annualmente dalla legge.

L’assegno sociale ha funzione di assistenza ed è interamente finanziato dallo Stato per mezzo di un Fondo sociale.

Le altre prestazioni corrisposte dagli enti previdenziali hanno una funzione mista di assistenza e previdenza e sono:

  • l’indennità giornaliera per disoccupazione involontaria, pagata per un periodo di tempo stabilito dalla legge a coloro che, senza loro colpa, abbiano perso il posto di lavoro;
  • l’integrazione salariale, pagata con i fondi della cassa integrazione guadagni ai lavoratori sospesi temporaneamente dal lavoro;
  • l’indennità di maternità, pagata durante i periodi di astensione dal lavoro per gravidanza o puerperio;
  • l’assegno di maternità, corrisposta per ciascuna nascita alle donne che sono iscritte al sistema previdenziale;
  • l’assegno per il nucleo familiare, corrisposta ai lavoratori con coniuge e figli minori o inabili a carico.


  • L’ASSISTENZA SOCIALE

L’assistenza sociale rientra fra i compiti degli enti locali, secondo i principi del decentramento e del rafforzamento delle autonomie locali.

Gli obiettivi e i criteri della politica sociale sono specificati mediante il piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali, predisposto dal Governo d’intesa con la conferenza unificata Stato-Regioni-Autonomie locali.

L’erogazione delle prestazioni complete poi ai Comuni.

Fra le forme di assistenza erogate dai Comuni, ricordiamo:

  • l’assegno di maternità, a favore delle donne che non beneficiano del trattamento previdenziale di maternità;
  • l’assegno di sostegno, a favore dei nuclei familiari a basso reddito con tre o più figli minori;
  • l’assegno per il pagamento dei canoni di locazione a favore degli inquilini a basso reddito.

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