La politica dei redditi

La politica dei redditi consiste nell’insieme dei provvedimenti attuati dalle autorità governative per porre sotto controllo i redditi da lavoro e da impresa, al fine di contrastare squilibri di tipo congiunturale o strutturale dell’economia. [member]Essa presenta alcune peculiarità:

  • è utilizzabile solo in funzione restrittiva. Non ha senso se favorisce la leva dei prezzi;
  • è utilizzabile espressamente per contrastare tensioni inflazionistiche provenienti dall’offerta (inflazione da salari o da profitti);
  • è utilizzabile per impedire che le retribuzioni crescano al di sopra della produttività del lavoro e, contemporaneamente, che i prezzi praticati dalle imprese subiscono aumenti.

LA DETERMINAZIONE DEI LIVELLI SALARIALI

Nelle moderne economie di mercato i salari vengono fissati in base ad accordi sindacali che si ispirano tendenzialmente al criterio della produttività del lavoro. I livelli salariali si stabiliscono poi tenendo conto anche dei rapporti di forza che si instaurano fra le organizzazioni a tutela dei lavoratori e dei datori di lavoro…

Secondo l’impostazione di ispirazione neoclassica, i livelli salariali dovrebbero sempre essere fissati rispettando la produttività del lavoro. Così facendo non si determinerebbero aumenti dei prezzi.

se invece il salario dovesse aumentare a parità di rendimento dei costi per le imprese sarebbero inevitabilmente maggiori e ciò causerebbe un aumento dei prezzi.

Una politica economica che intervenisse per contenere gli aumenti salariali entro il tasso di produttività e riuscisse a evitare incrementi di prezzi, raggiungerebbe l’obiettivo di bloccare sul nascere l’inflazione da costi.

LE MODALITÀ DI ATTUAZIONE DELLA POLITICA DEI REDDITI

La politica dei redditi può proporsi semplicemente di fare appello al senso di responsabilità delle parti sociali affinché i redditi crescano in sintonia con la crescita del sistema e non creino tensioni sui costi, e quindi sui prezzi.

La sua efficacia risulta però assai dubbia.

Poco probabile appare anche l’ipotesi contraria, cioè che la politica dei redditi venga attuata mediante provvedimenti di natura autoritaria miranti a imporre il blocco dei salari e dei prezzi.

Decisamente più attuabile appare la terza via, che deve scaturire la politica dei redditi dal confronto e dalla trattativa fra le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori, con la mediazione dell’autorità governativa, in modo che le parti sociali assumono l’impegno formale del pieno rispetto degli accordi conclusi.

In ogni caso un’efficace politica dei redditi deve agire su entrambi i fronti, quello salariale e quello dei prezzi.

I CRITERI DELLA POLITICA DEI REDDITI

  1. Se i salari venissero commisurati alla produttività media taluni settori verrebbero penalizzati e altri avvantaggiati dal provvedimento poiché il rendimento del lavoro non è mai uguali in tutte le produzioni. Stabilire come criterio unitario la produttività media di tutto il sistema significa non considerare le differenze tra settori con tassi più elevati di produttività e settori con tassi più modesti, provocando nei primi delle riduzioni nei costi e nei prezzi, mentre nei secondi degli aggravi negli stessi. Con la compensazione assicurata dal mercato non si avrebbero sollecitazioni sul livello generale dei prezzi ma è probabile che si verifichino situazioni di rigidità dei prezzi al ribasso, con sintomi di una condizione sta deflazionistica di origine settoriale.
  2. Il criterio di commisurare le variazioni retributive alla produttività dei singoli settori. In tal caso non si avrebbero fenomeni di aumenti residui di prezzi. Ciò è giudicato iniquo dai sindacati dei lavoratori, perché lede il principio fondamentale della retribuzione uguale per uguale tipo di lavoro. In queste circostanze si riaccenderebbe il rivendicazionismo salariale di rincorsa.
  3. Stabilire i livelli salariali sulla base della produttività media del sistema, e nel contempo realizzare opportune compensazioni a favore delle imprese che potrebbero risultare penalizzate dagli aumenti salariali indifferenziati. Tra queste compensazioni ci sono gli sgravi fiscali, la riduzione (selettiva) dei dati fiscali per le materie prime d’importazione, e le agevolazioni creditizie per le piccole e medie imprese.

Un provvedimento che favorirebbe le imprese che impiegano molta forza lavoro è la fiscalizzazione degli oneri sociali (esentare le imprese dal pagamento di parte degli oneri previdenziali e assistenziali a loro carico). In tal modo il costo del lavoro viene a ridursi, con prevedibili riflessi positivi sui prezzi.

Il criterio di agevolare le imprese a minori tassi di produttività è in conflitto con il principio della concorrenza per cui occorrerebbe stabilire la produttività del lavoro in base a una formula che tenga debitamente conto delle imprese meno efficienti (vengono premiate le imprese che riescono a ottenere migliori rendimenti produttivi). Ciò stimolerebbe la competitività attraverso il miglioramento dell’organizzazione produttiva.

L’EFFICACIA E I LIMITI DELLA POLITICA DEI REDDITI

La politica dei redditi ha una modesta efficacia nel contrastare l’inflazione. Questi i principali limiti segnalati:

  • stabilire un blocco dei salari e dei prezzi significa accettare una data distribuzione del reddito senza tentare di modificarla a proprio vantaggio;
  • la politica dei redditi richiede anche un puntuale controllo sui prezzi. In caso contrario essa si riduce di fatto ha una politica dei salari con effetti penalizzanti nei confronti dei lavoratori;
  • il diverso modo di praticare il controllo dei salari crea non poche difficoltà di accordo tra le parti sociali. Le organizzazioni dei lavoratori sono orientate a fissare i livelli salariali tenendo conto della produttività media, mentre la rappresentanza degli imprenditori propendono per ancorare gli aumenti salariali alla produttività aziendale.[/member]

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