La dinamica degli scambi internazionali

[member]Negli scambi a livello internazionale è necessario che i rapporti debitori siano regolati servendosi o della valuta del paese creditore, o di una moneta che sia universalmente accettata nei pagamenti. Sorge così l’esigenza di stabilire continuamente il rapporto di valore che si determina fra le varie monete. Tale rapporto è misurato dal cambio.

“Il tasso di cambio è la quantità di moneta nazionale necessaria per ottenere una unità di moneta estera, oppure la quantità di moneta estera necessaria a ottenere una unità di moneta nazionale.”

Il primo si riferisce alla quotazione definita di incerto per certo (alla certezza dell’unità monetaria estera corrisponde all’incertezza di quella nazionale); il secondo si riferisce alla quotazione di certo per incerto (viceversa).

Il tasso di cambio è dunque un prezzo ed è diverso per ciascuno dei rapporti che la moneta nazionale intrattiene con le altre monete.

Ne deriva che il tasso di cambio misura il livello dei prezzi di ogni singolo paese scambista.

Il tasso di cambio però non misura il livello generale di tutti i prezzi interni, ma solo dei prezzi che si riferiscono a merci destinate allo scambio internazionale.

Il tasso di cambio viene a determinarsi a un certo livello anche per effetto della domanda e dell’offerta di divise estere, come le cambiali, gli assegni e ogni altro documento che rappresenti ordini o promesse di pagamento. Le divise estere consentono di regolare contemporaneamente rapporti di debito e credito per importi corrispondenti.

Il regime di cambio valutario e delle divise può essere diverso di paese in paese.

  • Mediante il regime dei cambi rigidi si stabilisce la fissazione di una parità monetaria alla quale ciascun paese si impegna a mantenere ancorata la propria moneta.
  • Con il regime dei cambi flessibili il tasso di cambio non è stabilito a priori e non scaturisce da una convenzione comune ai paesi scambisti, ma è il risultato del meccanismo della domanda e dell’offerta di valuta divise.

IL SISTEMA DEI CAMBI RIGIDI

Il regime dei cambi rigidi si esprime mediante un sistema monetario in cui loro rappresenta il valore di riferimento (gold standard). I principali requisiti del gold standard sono i seguenti:

  • l’oro è la moneta fondamentale in circolazione nei vari paesi. Questo non comporta, però, che nel sistema circolino effettivamente pezzi, polvere o monete d’oro;
  • ciascun paese dichiara una determinata parità fra la moneta concretamente circolante e l’oro di cui essa rappresenta il simbolo;
  • le singole monete sono liberamente convertibili in oro a semplice richiesta degli interessati;
  • corollario del requisito precedente è che in ogni paese la massa monetaria circolante sia in una data proporzione con l’ammontare di orto detenuto dall’autorità monetaria. Il rapporto si intende rigido, ossia un ammontare eccessivo di biglietti di banca esporrebbe lo Stato ha il grave rischio di non poter convertire la moneta in oro, e il sistema crollerebbe;
  • l’oro è liberamente importabile ed esportabile.

Nel gold standard la regolazione dei rapporti debitori avviene mediante pagamenti in valuta o in divise estere. Ciò, però, ha solo lo scopo di facilitare i pagamenti stessi. Infatti, per transazioni di valore rilevante il pagamento in metallo prezioso non solo è scomodo, ma anche rischioso, poiché l’oro deve essere trasportato e assicurato opportunamente contro il furto. I pagamenti tramite valuta, tuttavia, hanno senso solo se il tasso di cambio si mantiene entro i limiti della parità monetaria, +/- le spese di trasporto e di assicurazione dell’oro.

Questi limiti vengono designati come punti dell’oro: rispettivamente punto superiore (parità monetaria + costi relativi al pagamento mediante oro) e punto inferiore (parità monetaria – costi relativi al pagamento mediante oro). Tale “banda di oscillazione” rappresenta il margine di variabilità del cambio nel gold standard. Si può così affermare che:

“nel sistema monetario a gold standard gli squilibri nelle bilance dei pagamenti dei paesi scambisti vengono regolati, oltre certi limiti (i punti dell’oro), direttamente dai movimenti di oro da e per l’estero.”

La particolare dinamica del gold standard conduce automaticamente a ristabilire l’equilibrio.

Ipotizzando che l’Italia sia costretta a incrementare le sue importazioni dagli Usa. A parità di merci esportate in quel paese la bilancia dei pagamenti italiana subirà un deficit. Superato il punto superiore dell’oro, gli importatori italiani saranno costretti a pagare direttamente mediante oro. In Italia lo stock di oro depositato presso la banca si ridurrà: gli importatori dovranno cambiare la moneta nazionale con loro, e a loro volta gli esportatori americani pretenderanno di essere pagati con loro anziché in dollari. Tutto ciò implica inevitabilmente che in Italia la circolazione monetaria subirà una contrazione in misura esattamente corrispondente al deflusso di oro. La contrazione della circolazione monetaria porterà a una riduzione del livello dei prezzi interni. Viceversa gli Stati Uniti avranno un afflusso di oro e quindi un incremento del livello dei prezzi. Dunque ora che i prezzi negli Usa sono aumentati, all’Italia converrà ridurre le importazioni da quel paese. Al contrario agli Stati Uniti converrà aumentare le importazioni dall’Italia. Il risultato di questa dinamica sarà che in Italia diminuiranno le importazioni dagli Stati Uniti e aumenteranno le esportazioni verso quel paese, e l’esatto contrario avverrà negli Usa. Il precedente deficit italiano, di conseguenza, sarà sanato e il surplus americano verrà riassorbito.

IL SISTEMA DEI CAMBI FLESSIBILI

Il regime dei cambi flessibili è caratteristico di un sistema monetario nel quale la circolazione della moneta è forzosa, per cui non è consentita la conversione delle banconote con l’oro.

In questo sistema i rapporti fra le varie monete vengono regolati esclusivamente dall’andamento dei tassi di cambio. Ipotizziamo che fra l’euro e il dollaro statunitense vi sia un tasso di cambio di equilibrio pari a 0,96. Questo valore tende ad aumentare qualora l’Italia richieda dollari in misura maggiore di quanto facciano gli Stati Uniti richiedendo euro e cedendo in cambio di dollari e viceversa. Il primo caso rivela una situazione di deficit della bilancia italiana nei confronti degli Usa; il secondo una situazione di surplus. Supponiamo ora che l’Italia abbia necessità di aumentare le importazioni dagli Stati Uniti. Il flusso di valuta e divise estere che il nostro paese domanda diviene maggiore del flusso di valuta e divise estere offerte. Di conseguenza, il tasso di cambio tende a crescere. La moneta comunitaria si è quindi deprezzata rispetto a quella americana.

Il sistema ha cambi flessibili è comunque in grado di favorire il ritorno all’equilibrio nelle bilance dei pagamenti mediante un meccanismo in tutto simile a quello precedentemente descritto con riferimento al gold standard.

Se per esempio per l’Italia diviene più oneroso acquistare prodotti made in Usa, le importazioni dagli Stati Uniti tendono a ridursi. Per gli Stati Uniti risulta invece più vantaggioso importare prodotti dall’Italia anziché ottenerli al proprio interno. Di conseguenza, in Italia aumenteranno le esportazioni e diminuiranno le importazioni, e il contrario avverrà negli Stati Uniti. Il nostro paese, allora, vedrà progressivamente riequilibrare la situazione deficitaria, mentre negli Stati Uniti l’iniziale surplus verrà a riassorbirsi totalmente.

La banda di oscillazione, che nel gold standard veniva a identificarsi con la parità monetaria +/-le spese di trasporto e assicurazione dell’oro, qui è rappresentata dalla inversione della convenienza a importare ed esportare da parte dei paesi coinvolti nello squilibri delle bilance dei pagamenti.

I LIMITI AI MECCANISMI SPONTANEI DI RIEQUILIBRIO

Tuttavia, non sempre la dinamica del riaggiustamento si verifica effettivamente e con tempestività.

  • Il primo e più importante limite riguarda l’assunzione della perfetta flessibilità dei prezzi esistente in ogni paese. Infatti, nel mercato i prezzi presentano una certa rigidità al ribasso e questo è di ostacolo al processo di riequilibrio delle bilance dei pagamenti.
  • Il secondo limite riguarda la dipendenza merceologica: nella misura in cui in un’economia le merci all’esportazione incorporano beni ottenuti tramite l’importazione, una modifica dei prezzi interni, o del tasso di cambio, non può che ripercuotersi su entrambi i flussi, tra loro collegati da un rapporto di causa-effetto, contrastando il processo di riequilibrio.

LA POLITICA DEI CONTI CON L’ESTERO

I meccanismi spontanei di riequilibrio sono oggi considerati troppo lenti e inadeguati. Per questo spesso si preferisce ricorrere a interventi deliberati delle autorità, dando luogo alla politica dei conti con l’estero.

Gli interventi di compravendita di valuta estera: quando si determina uno squilibrio nella bilancia dei pagamenti, lo si può contrastare innanzitutto intervenendo sul mercato dei cambi con una manovra di controtendenza. Se per esempio la moneta si sta deprezzando potrebbe essere necessario l’acquisto di un certo ammontare di monete in difficoltà vendendo un corrispondente valore della moneta e si è apprezzata.

Gli interventi sulla composizione della spesa: con tali interventi un deficit può essere contenuto. Per esempio, al fine di contenere le importazioni si possono indirizzare i consumi verso i prodotti nazionali; oppure, allo scopo di accelerare il processo di riaggiustamento, in regime di cambi flessibili si può pilotare la svalutazione di una moneta.

Gli interventi sul volume della spesa: tali interventi danno maggiore austerità all’economia del paese contenendo le importazioni ed espandendo le esportazioni (ci sarà una manovra fiscale restrittiva e una parallela manovra sulla spesa pubblica), o portando dei benefici nel mercato del lavoro (aumenti salariali contenuti, aumenti della produttività…).

Gli interventi sul mercato dei capitali: espandere la circolazione monetaria per aumentare gli investimenti, o aumentare i tassi di interesse. Affinché quest’ultima manovra si compia, però, occorre che il paese presenti una buona stabilità politica, in modo da incoraggiare gli investitori stranieri a rischiare.

LA POLITICA DEI CAMBI DELLA BCE

con l’adozione della moneta unica nell’area comunitaria è la Banca centrale europea che decide di intervenire a sostegno dell’euro qualora si determinino degli squilibri nelle bilance dei pagamenti dei paesi comunitari. La BCE ha la possibilità di influire direttamente sul tasso di cambio utilizzando le riserve in oro e valute straniere che le BCN hanno conferito al sistema comunitario.

Gli interventi sui cambi possono essere realizzati in due distinte circostanze:

  • per compensare il cambio dell’euro nei riguardi di valute extracomunitarie;
  • per compensare il cambio dell’euro nei riguardi delle valute comunitarie dei paesi che non hanno aderito alla moneta unica.

Anche le operazioni sui cambi riflettono il principio di sussidiarietà secondo il quale la decisione di intervenire e assunta al centro ma può essere concretamente realizzata a livello decentrato, ossia attraverso l’intervento delle BCN.[/member]


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