Il sistema tributario italiano

La struttura dell’attuale sistema tributario italiano è il risultato di una riforma disposta nel 1971, di consistenti innovazioni introdotte negli anni 90, di una nuova riforma disposta nel 2003 (parzialmente attuata) e di alcune modifiche successive. [member]

LA RIFORMA DEL 1971

La riforma fu attuata mediante decreti legislativi emanati dal governo in base a una legge delega del 1971. Gli obiettivi della riforma erano i seguenti: fondare le imposte dirette su criteri di progressività e di adeguamento alla capacità contributiva; strutturare le imposte indirette in modo da evitare distorsioni indesiderate sul mercato e sui prezzi e consentire al tempo stesso le necessarie manovre di politica economica; sottoporre a imposizione gli incrementi di valore immobiliari; semplificare il sistema riducendo il numero delle imposte sia per evitare doppie imposizioni sulla stessa materia imponibile sia per permettere al cittadino di rendersi conto più facilmente dei tributi posti a suo carico; conferire un carattere unitario a tutta la politica fiscale; pertanto furono soppressi quasi tutti i tributi locali; combattere l’evasione.

DALLA RIFORMA DEL 1971 ALLA LEGGE DELEGA DEL 2003

Gli obiettivi della riforma non furono pienamente raggiunti. Molti dei tributi precedenti furono mantenuti in vigore e le imposte indirette rimasero molto numerose. Le leggi tributarie continuarono a essere poco chiare e lacunose. L’organizzazione degli uffici finanziari non riuscì ad assicurare una corretta applicazione dei tributi e il sistema dei controlli e degli accertamenti si rivelò inadeguato a condurre un’efficace lotta all’evasione. All’inizio degli anni 90 si avvertiva ormai chiaramente la necessità di razionalizzare la struttura e il funzionamento del sistema tributario; nel 1992 è stata istituita l’Ici, imposta comunale sugli immobili, e si è rafforzata l’autonomia impositiva degli enti locali. Nel 1997 è stata attuata una revisione dei tributi vigenti secondo criteri di decentramento e semplificazione. In particolare: è stata rafforzata l’autonomia impositiva delle regioni mediante l’istituzione dell’Irap e l’attribuzione di altri tributi propri; sono stati revisionati i tributi comunali e provinciali; è stata razionalizzata la disciplina delle imprese sui redditi con particolare riguardo ai redditi di capitale e di impresa, ecc. Infine, con la legge 7 aprile 2003, n° 80, il Parlamento delegò il governo ad attuare un’integrale riforma del sistema di tributi statali secondo criteri di semplificazione degli adempimenti, riduzione della pressione fiscale e armonizzazione con i sistemi tributari europei. Il sistema delineato dalla legge delega era basato su cinque imposte: l’imposta sul reddito (Ire), che doveva essere introdotta in sostituzione dell’Irpef; l’imposta sulle società (Ires), introdotta in sostituzione dell’Irpeg; l’imposta sul valore aggiunto (Iva), destinata a rimanere in vigore nel rispetto dei vincoli europei; l’imposta sui servizi (imposta di registro e le imposte minori sui trasferimenti); l’accisa, in cui dovevano concentrarsi le imposte sui consumi con una riduzione del carico fiscale sui prodotti essenziali.

LINEAMENTI DEL SISTEMA VIGENTE

IMPOSTE DIRETTE Il sistema tributario vigente si basa su due tributi fondamentali: l’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) e l’imposta sul reddito delle società (Ires). Entrambe attuano un’imposizione a carattere generale e personale. Rispettivamente, si applicano una sul reddito complessivo delle persone fisiche, l’altra su quello delle persone giuridiche.

IMPOSTE INDIRETTE SUI CONSUMI Il tributo di maggiore importanza è l’imposta sul valore aggiunto (Iva), che realizza un’imposizione a carattere generale su tutti gli scambi di beni e di servizi, incidendo in definitiva sul consumatore finale.

A essa si aggiungono i dazi doganali e le imposte di fabbricazione.

IMPOSTE INDIRETTE SUI TRASFERIMENTI Sugli atti soggetti a registrazione che realizzano un trasferimento a titolo oneroso si applica l’imposta di registro.

I trasferimenti a titolo gratuito sono assoggettati all’imposta sulle successioni a causa di morte e sulle donazioni. Il sistema di tassazione dei trasferimenti è completato da altri tributi minori (imposta di bollo, tasse di concessione governative, ecc.).

TRIBUTI REGIONALI E LOCALI Ricordiamo in particolare l’Irap, istituita nel 1997, che assoggetta a tassazione il valore netto della produzione realizzata nel territorio regionale da persone fisiche, società ed enti pubblici e privati, e l’Imu (imposta municipale unica). Il sistema dei tributi regionali e locali è stato riordinato secondo i principi del federalismo fiscale in attuazione della legge delega n° 42/2009.

L’ANAGRAFE TRIBUTARIA

La lotta contro l’evasione è il presupposto necessario affinché l’applicazione delle imposte si adegui effettivamente alla capacità contributiva dei vari soggetti. Alla realizzazione di queste finalità corrisponde il sistema informativo dell’anagrafe tributaria. Esso ha compiti di raccolta e di elaborazione sul piano nazionale dei dati e delle notizie direttamente o indirettamente indicativi della capacità contributiva dei singoli soggetti, e di smistamento agli uffici preposti all’accertamento. Alla base del servizio dell’anagrafe tributaria vi è l’archivio anagrafico. Esso contiene i dati identificativi dei contribuenti e riceve ed elabora le notizie che riguardano la loro posizione fiscale. A tal fine a ogni contribuente viene assegnato un codice fiscale. Per le persone fisiche esso è formato da caratteri alfabetici e numerici; per le persone giuridiche il codice fiscale è formato da caratteri numerici, dei quali i primi sette coincidono con il numero di partita Iva assegnato al contribuente dal competente ufficio, tre coincidono con il codice identificativo dell’ufficio stesso e l’11º ha funzione di controllo. Il soggetto deve indicare il codice fiscale negli atti e documenti previsti dalla legge in modo che tutti i dati riferibili al soggetto possono essere facilmente rintracciati e utilizzati come elementi di riscontro e di accertamento.

LO STATUTO DEL CONTRIBUENTE

Alla base del nostro ordinamento tributario la legge 27 luglio 2000, n° 112 ha posto un insieme di regole di carattere generale, che hanno lo scopo di tutelare i diritti fondamentali del contribuente e di garantire la chiarezza delle norme tributarie, la semplificazione degli adempimenti, l’informazione del contribuente e l’equità e la correttezza dell’imposizione (statuto dei diritti del contribuente).

LE IMPOSTE DIRETTE STATALI

IMPOSTA SUL REDDITO DELLE PERSONE FISICHE (IRPEF)

CARATTERI L’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) è stata istituita con d.p.r. 29 settembre 1973, n° 597, più volte modificato, ed è ricompresa oggi nel Testo unico (artt. 1-71). È un’imposta personale perché nel colpire il reddito delle persone fisiche si adegua alla loro capacità contributiva prendendo in considerazione altresì la loro situazione personale e familiare. È un’imposta generale perché si applica a tutte le persone che hanno capacità contributiva con riguardo a tutti i tipi di reddito posseduti. È un’imposta progressiva perché opera una discriminazione quantitativa dei redditi assoggettandoli ad aliquote più elevate se maggiore è il loro ammontare.

PRESUPPOSTO Presupposto dell’Irpef è il possesso di redditi, in denaro o in natura, da parte di una persona fisica (il possesso del reddito è inteso dalla legge come relazione giuridica fra il soggetto passivo e il reddito, nel senso che sono imputabili determinati redditi solo in quanto se ne dispone in base a un preciso fondamento giuridico).

SOGGETTI PASSIVI Soggetti passivi dell’Irpef sono: le persone fisiche residenti in Italia; le persone fisiche non residenti, solo per i redditi prodotti nel territorio dello Stato. Norme particolari individuano il soggetto passivo nel caso di società di persone. La società di persone viene presa in considerazione come tale solo ai fini dell’accertamento, mentre soggetti passivi dell’imposta sono i singoli soci. L’accertamento dell’imponibile è fatto nei confronti della società: successivamente l’imponibile accertato viene imputato a ciascuno dei soci in proporzione alla rispettiva quota di partecipazione agli utili. Se la società di persone ha all’estero la sede legale o amministrativa, o l’oggetto principale è considerata soggetto passivo dell’Ires per i redditi prodotti in Italia, mentre ai soci sono imputabili, come reddito di capitale (Irpef), soltanto gli utili effettivamente percepiti. Un particolare regime tributario è previsto per l’impresa familiare, cioè l’impresa alla quale collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo grado. Al titolare, inoltre, deve essere attribuito almeno il 51% del reddito d’impresa, mentre il rimanente 49% può essere imputato a ciascun familiare che abbia prestato in modo continuativo e prevalente la sua attività di lavoro nell’impresa, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili. Ognuno poi, nella propria dichiarazione dei redditi, deve attestare di aver prestato la sua attività di lavoro nell’impresa in modo continuativo e prevalente, nello stesso periodo d’imposta.

OGGETTO Oggetto dell’imposta è il reddito netto complessivo annuale, cioè la risultante di tutti i redditi imponibili che fanno capo a uno stesso contribuente, sia in denaro sia in natura. Quando il soggetto passivo è residente in Italia, fra i redditi tassabili vanno computati anche quelli conseguiti all’estero. Per evitare le conseguenze di una doppia imposizione viene riconosciuto al soggetto un credito d’imposta in relazione ai tributi assolti all’estero.

Non concorrono alla formazione del reddito imponibile (art. 3 Tuir): i redditi esenti dall’imposta; le esenzioni sono previste dalla legge per ragioni attinenti al soggetto titolare del reddito (esenzioni soggettive) o alla natura dell’oggetto (esenzioni oggettive); i redditi soggetti a ritenuta definitiva alla fonte (interessi e dividendi); i redditi soggetti a imposta sostitutiva (premi e vincite); i redditi soggetti a tassazione separata (TFR); l’assegno per il nucleo familiare; gli assegni per il mantenimento dei figli spettanti al coniuge in caso di separazione; compensi per l’attività svolta personalmente nell’azienda perché sono già parte del reddito d’impresa; la maggiorazione sociale delle pensioni; redditi fondiari degli immobili non locati soggetti a IMU perché l’imposta municipale è sostitutiva dell’imposta sul reddito.

DETERMINAZIONE DELLA BASE IMPONIBILE

Ai fini della determinazione dell’imponibile la legge ammette la compensazione fra il totale dei redditi di ogni natura percepiti dal contribuente e le perdite derivanti dalle attività di lavoro autonomo e d’impresa minore. Pertanto il reddito complessivo si determina sommando tutti i redditi che concorrono a formarlo e sottraendo le perdite che nello stesso periodo d’imposta derivano dall’esercizio di arti e professioni o dall’esercizio di imprese in regime di contabilità semplificata. Non è ammesso il riporto delle perdite ai periodi di imposta successivi. Se invece la perdita deriva dall’esercizio di impresa in regime di contabilità ordinaria, l’imprenditore o il socio non può dedurla dal reddito complessivo ma deve computarla in diminuzione dei redditi d’impresa o di partecipazione e può riportare l’eventuale eccedenza ai successivi periodi d’imposta, non oltre il quinto. Dal reddito complessivo così determinato è ammessa la deduzione di determinati oneri e spese che incidono sulla capacità contributiva. La maggior parte degli oneri deducibili, previsti dall’art. 10 Tuir, non sono più deducibili dal reddito, ma danno luogo a una detrazione, che si applica sull’ammontare dell’imposta dovuta dopo che questa è stata calcolata sull’intero reddito complessivo netto. Tale detrazione spetta nella misura del 19% dell’importo dell’onere, e talvolta anche del 24%. Ai fini della deduzione o della detrazione è indispensabile la rigorosa documentazione degli oneri.

ALIQUOTA. IMPOSTA LORDA Il reddito complessivo del contribuente, al netto degli oneri deducibili, costituisce la base imponibile alla quale vengono applicate le aliquote, previste dall’art. 10 Tuir, per la determinazione dell’imposta.

Le aliquote dell’Irpef sono fissate con il sistema della progressività per scaglioni di reddito.

DETRAZIONI. IMPOSTA NETTA Il carattere personale dell’Irpef ha un rilievo più accentuato per effetto delle detrazioni che si applicano all’imposta lorda. Le detrazioni sono previste: per carichi di famiglia; per redditi derivanti da lavoro dipendente, pensioni, lavoro autonomo o di impresa minore; per oneri.

Le detrazioni per carichi di famiglia sono previste dall’art. 12 Tuir. Sono considerati a carico i seguenti familiari, a condizione che posseggano redditi per un ammontare non superiore a € 2.840,51: il coniuge; i figli; gli altri familiari, se conviventi con il contribuente o beneficiari di assegni per alimenti corrisposti senza provvedimento giudiziario. La detrazione per i figli spetta anche se questi sono maggiorenni, purché ricorrano le condizioni per poterli considerare a carico. La somma prevista dalla legge è ripartita nella misura del 50% fra i due genitori oppure, con apposito accordo, può essere attribuita per intero al genitore che possiede il reddito più elevato. La detrazione per gli altri familiari è ripartita fra le persone che hanno il familiare a carico. Le detrazioni oggettive per la natura del reddito sono previste dall’art. 13 Tuir e si applicano quando alla formazione del reddito complessivo concorrono: redditi di lavoro dipendente e taluni redditi assimilati; redditi di pensione; redditi di lavoro autonomo, impresa minore e altre tipologie; assegni spettanti al coniuge in caso di separazione o divorzio.

La detrazione per i redditi di lavoro dipendente e quella per redditi di pensione sono rapportate al periodo di lavoro o di pensione nell’anno e spettano per il numero di giorni in cui il contribuente ha avuto diritto a percepire il reddito. Le detrazioni per oneri sono previste dagli artt. 15, 16 e 16 bis Tuir e spettano nella misura del 19% della spesa sostenuta, entro i limiti in cui questa è ammessa dalla legge.

CREDITI D’IMPOSTA Dall’ammontare dell’imposta netta, determinata mediante l’applicazione delle detrazioni, vanno ulteriormente detratti i crediti d’imposta eventualmente spettanti al contribuente nell’ipotesi prevista dall’art. 165 Tuir, o in altri casi previsti da leggi speciali.

Il credito d’imposta previsto dall’art. 165 Tuir riguarda i redditi prodotti e tassati all’estero. Per evitare una doppia tassazione, il contribuente può detrarre dall’imposta netta l’ammontare delle imposte pagate all’estero, fino a concorrenza della quota che corrisponde al rapporto fra i redditi posseduti all’estero e il reddito complessivo.

RITENUTE E VERSAMENTI D’ACCONTO Nel nostro sistema tributario trovano applicazione su larga scala le ritenute d’acconto. Per i redditi non soggetti a ritenuta, il contribuente ha l’obbligo di effettuare annualmente entro il mese di novembre un versamento d’acconto: questo va scomputato dall’imposta con priorità rispetto alle ritenute.

LE DIVERSE CATEGORIE DI REDDITO

Il reddito complessivo ai fini dell’Irpef è la risultante dei singoli redditi che concorrono a formare la base imponibile. L’art. 6 Tuir individua le seguenti categorie: redditi fondiari; redditi di capitale; redditi di lavoro dipendente; redditi di lavoro autonomo; redditi d’impresa; redditi diversi.

REDDITI FONDIARI Sono redditi fondiari quelli inerenti ai terreni e ai fabbricati situati nel territorio dello Stato che sono o devono essere iscritti nel catasto dei terreni o nel catasto edilizio urbano. Si distinguono in: redditi dominicali dei terreni; redditi agrari; redditi di fabbricati. Il reddito dominicale è quello che deriva dal possesso, al titolo di proprietà o di altro diritto reale, di terreni idonei all’esercizio di attività agricole. Non si considerano produttivi di reddito dominicale i terreni che costituiscono pertinenze di fabbricati urbani né quelli dati in affitto per usi non agricoli. Sotto il profilo economico il reddito dominicale è un reddito misto, formato da due elementi: la rendita fondiaria spettante al proprietario per la fertilità del suolo; interesse del capitale durevolmente investito nel terreno.

La determinazione del reddito dominicale avviene con il sistema del catasto. Il reddito imponibile, dunque, non è quello effettivo percepito dal proprietario, ma viene accertato in base all’applicazione delle tariffe d’estimo catastale (rivalutate nella misura dell’80% + 15%). Il reddito agrario è il profitto dell’imprenditore agricolo, sia proprietario sia semplice affittuario, e va tenuto distinto dal reddito domenicale, percepito dal proprietario in quanto tale. L’art. 32 Tuir considera attività agricole la coltivazione del fondo, la silvicoltura, l’allevamento di animali, le coltivazioni in serra, e le attività connesse all’agricoltura. Anche il reddito agrario è un reddito medio ordinario, determinato mediante le tariffe d’estimo catastale, rivalutate nella misura del 70% + 15%. Se il terreno viene lasciato incolto o se vi è stata la perdita di almeno il 30% della produzione dell’annata agraria, il reddito agrario si considera inesistente. Il reddito dei fabbricati (artt. 36 e segg. Tuir) e quello tratto da ciascuna unità immobiliare urbana da chi ne ha il possesso a titolo di proprietà o altro diritto reale (abitazione, usufrutto). Non sono produttivi di reddito autonomo: le costruzioni rurali. Per evitare forme di elusione la legge stabilisce che si considera rurale la costruzione asservita a un terreno di almeno un ettaro e utilizzata come abitazione dal proprietario o dall’affittuario del fondo, avente la qualifica di imprenditore agricolo purché il volume d’affari derivante dall’attività agricola sia superiore alla metà del reddito complessivo di chi conduce il fondo. gli immobili relativi a imprese commerciali e quelli strumentali all’esercizio di arti o professioni, che concorrono a formare il reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Se questi immobili sono locati a terzi, sono produttivi di reddito autonomo rappresentato dal canone di locazione. Il reddito dominicale dei terreni e il reddito dei fabbricati non concorrono a formare il reddito complessivo ai fini dell’Irpef se l’immobile non è affittato o locato a terzi ma sono soggetti all’imposta municipale IMU. Il reddito dei fabbricati è determinato in base alle tariffe d’estimo catastali. Le tariffe vigenti sono rivalutate nella misura del 5%. Se l’immobile è adibito ad abitazione principale, sull’ammontare del reddito complessivo si applica una deduzione pari all’intero ammontare della rendita catastale dell’immobile stesso e delle pertinenze. Per gli immobili adibiti a residenza secondaria del possessore o dei suoi familiari, il reddito catastale è aumentato di 1/3 e se è situato nello stesso comune dell’abitazione principale concorre per il 50% alla base imponibile Irpef. Se l’immobile è locato a terzi e il reddito effettivo che se ne trae è superiore rispetto alla rendita catastale, l’imponibile è costituito dal reddito effettivo. Questo viene calcolato al netto, deducendo dal canone di locazione una quota forfettaria pari al 5% del canone stesso. Se l’immobile è situato in un Comune capoluogo di Provincia il reddito imponibile è ridotto del 30%. Il possessore di immobili abitativi locati a terzi può avvalersi di un regime opzionale in base al quale l’ammontare del canone annuo di locazione è tassato con un’aliquota del 21%, sostitutiva dell’Irpef, delle addizionali all’Irpef e delle imposte di registro e di bollo (CEDOLARE SECCA). L’aliquota è ridotta al 19% se il contratto è stipulato a canone convenzionale nei comuni ad alta tensione abitativa. Non è applicabile se il contratto di locazione è stato stipulato nell’esercizio di imprese, arti o professioni. Fra i redditi di fabbricati va considerato anche quello che deriva dalla disponibilità di immobili in multiproprietà. In questo caso il reddito risulta dalla rendita catastale aumentata di un terzo (come seconda casa) e debitamente ridotta in proporzione al periodo di effettivo possesso.

REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE Il reddito di lavoro dipendente è definito e regolato dagli artt. 49 e segg. Tuir. Deriva da rapporti aventi per oggetto la prestazione di lavoro alle dipendenze e sotto la direzione di altri. Costituiscono redditi da lavoro dipendente anche le pensioni e gli assegni a esse equiparati (quadro C mod. 730). Ai rapporti di lavoro dipendente sono assimilati numerosi altri redditi, fra i quali: rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, le borse di studio, le indennità, gettoni di presenza e altri compensi per l’esercizio di pubbliche funzioni, le indennità percepite dai membri del Parlamento (NO rimborso spese), l’assegno del Presidente della Repubblica, l’indennità di disoccupazione ecc. Concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente tutte le somme e i valori percepiti nel periodo d’imposta in relazione al rapporto di lavoro quando il loro valore sia superiore a € 258,23 nell’anno.

REDDITI DI LAVORO AUTONOMO Il reddito di lavoro autonomo (art. 53 Tuir) è quello derivante dall’esercizio di arti e professioni. Sono assimilati ai redditi di lavoro autonomo quelli derivanti da altri rapporti che non richiedono vincolo di subordinazione: utilizzazione economica di opere dell’ingegno, invenzioni industriali e simili, quando i redditi non sono conseguiti nell’esercizio di imprese commerciali; rapporti di associazione in partecipazione in qualità di associato, quando l’apporto è costituito esclusivamente dalla prestazione di lavoro; partecipazione agli utili spettanti ai promotori e ai soci fondatori di società di capitali; indennità per la cessazione di rapporti di agenzia; indennità spettante ai segretari comunali per la levata dei protesti.

Sono assimilati ai redditi di lavoro autonomo anche i compensi per collaborazioni continuate e continuative e quelli per esercizio di pubbliche funzioni, quando queste attività siano svolte da esercenti arti e professioni. Il reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura, percepiti nel periodo d’imposta, e quello delle spese sostenute; queste possono essere dedotte solo se siano inerenti all’esercizio dell’arte o della professione e siano state effettivamente pagate nello stesso periodo d’imposta. Le quote d’ammortamento dei beni strumentali e i canoni di leasing, nei limiti stabiliti dalla legge, sono deducibili se sono maturati nel periodo d’imposta. Concorrono alla formazione del reddito le plusvalenze e le minusvalenze dei beni strumentali se nel periodo d’imposta sono state effettivamente realizzate. Le plusvalenze si considerano realizzate a seguito della cessione a titolo oneroso del bene, o a seguito del risarcimento per la perdita o il danneggiamento del bene stesso, o quando il bene è destinato ad autoconsumo. Per le minusvalenze si considerano realizzo soltanto la cessione del bene e il risarcimento per perdita o danneggiamento. Le parti possono essere computate in diminuzione dal reddito complessivo del contribuente nello stesso periodo d’imposta. Gli esercenti arti o professioni si considerano “contribuenti minimi” quando presentano tutti i seguenti requisiti: sono persone fisiche residenti nel territorio dello Stato; nell’anno solare precedente hanno conseguito compensi per un ammontare non superiore a € 30.000; nei tre anni precedenti non hanno acquistato beni strumentali per un importo superiore a € 15.000; non esercitano attività in forma associativa; non si avvalgono di altri regimi speciali previsti dalla legge ai fini dell’Iva. I contribuenti minimi sono esonerati dalla tenuta delle scritture contabili e hanno soltanto l’obbligo di conservare la documentazione attinente alle operazioni svolte; fruiscono anche di un regime semplificato ai fini dell’Iva e sono esenti dall’Irap. I contribuenti minimi che intraprendono una nuova attività d’arte, professione o impresa, oltre a fruire delle suddette semplificazioni, possono avvalersi di un regime forfettario agevolato in base al quale il reddito di lavoro autonomo o di impresa non concorre a formare il reddito complessivo ed è tassato con un’aliquota del 5%, sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali all’Irpef. Questa agevolazione è riconosciuta a condizione che il contribuente non abbia esercitato imprese, arti o professioni nei tre anni precedenti e che l’attività intrapresa non costituisca la pura e semplice prosecuzione di altre attività svolte in precedenza. Il regime di tassazione agevolata si applica soltanto per l’anno in cui ha inizio l’attività e per i quattro successivi e solo se il contribuente ha un’età inferiore a 35 anni.

REDDITI D’IMPRESA Il reddito d’impresa è quello che deriva dall’esercizio di imprese commerciali (professione abituale delle attività indicate dall’art. 55 Tuir – organizzazione economica di mezzi ed esercizio di una delle attività indicate nell’art. 2195 c.c.). Le norme fiscali ampliano il concetto in modo da ricomprendervi le attività che sono svolte senza il requisito dell’organizzazione e le attività che non rientrano fra quelle considerate commerciali dal codice civile (attività di allevamento di animali e di coltivazioni in serie eccedenti i limiti indicati dall’art. 32 Tuir, attività agricole quando siano esercitate da società o enti commerciali, prestazioni di servizi non compresa fra quelle previste nell’art. 2195 c.c., sfruttamento di miniere, cave, torbiere, saline, laghi ecc.). Il reddito delle società e degli enti commerciali soggetti all’Ires è sempre considerato come reddito d’impresa, da qualunque attività e da qualunque cespite esso provenga. La determinazione del reddito ha luogo in base alle scritture contabili. Il reddito d’impresa è costituito dagli utili netti conseguiti nel periodo d’imposta, determinati in base al risultato netto del conto economico relativo all’esercizio chiuso nel periodo d’imposta, con le variazioni in aumento e in diminuzione derivanti dall’applicazione dei criteri stabiliti negli artt. 85 e segg. Tuir. Di conseguenza non vi è coincidenza fra reddito civilistico è reddito fiscale. Principali tipologie di componenti positivi sono i seguenti. i ricavi: corrispettivi della cessione di beni e prestazioni di servizi, della cessione di azioni, obbligazioni e altri titoli, indennità varie. Le plusvalenze: esse concorrono a formare il reddito imponibile soltanto quando sono realizzate e possono essere ripartite per quote costanti nell’esercizio in cui sono state realizzate e nei successivi non oltre il quarto. Per le plusvalenze relative ad azioni o quote di partecipazione è previsto un trattamento più favorevole a condizione che le partecipazioni siano relative ad un’attività commerciale con sede in uno degli Stati aventi una certa trasparenza nelle informazioni ed un congruo livello di tassazione. In questo caso, se le plusvalenze sono realizzate da società ed enti soggetti a Ires, queste sono esenti nella misura del 95% del loro ammontare; nel caso siano possedute da imprenditori o società di persone sono esenti per il 50,28%. Concorrono a formare il reddito anche le plusvalenze realizzate in caso di cessione o liquidazione dell’azienda, a meno che questa non sia posseduta da almeno cinque anni, caso in cui può esserne richiesta la tassazione separata. Le sopravvenienze attive: componenti del reddito a carattere straordinario consistenti nei ricavi, o altri proventi, conseguiti a fronte di costi dedotti o di passività iscritte in bilancio in precedenti esercizi. I dividendi: concorrono a formare il reddito imponibile limitatamente al 5% del loro ammontare, se sono percepiti da soggetti Ires, e limitatamente al 49,72% se sono percepiti da soggetti Irpef. Gli interessi attivi. Le rimanenze finali di beni, i titoli posseduti, le opere, le forniture e i servizi in corso di esecuzione. I componenti negativi sono deducibili solo se risultano imputati al conto economico e se si tratta di spese ed oneri effettivamente sostenuti (NO oneri figurativi). I principali sono i seguenti: Gli interessi passivi: per i soggetti Irpef gli interessi passivi inerenti all’impresa sono deducibili per la parte che corrisponde al rapporto fra l’ammontare dei ricavi e proventi che concorrono a formare il reddito imponibile e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi compresi quelli esenti; per i soggetti Ires gli interessi passivi sono deducibili fino a concorrenza degli interessi attivi. Se il loro ammontare è superiore a quello degli interessi attivi, l’eccedenza può essere dedotta entro il limite del 30% del risultato operativo lordo (ROL – differenza tra valore della produzione e costi della produzione esclusi ammortamenti e canoni di leasing). La quota di interessi passivi che non è stato possibile dedurre perché superiore al ROL può essere riportata in deduzione dall’imponibile nei periodi di imposta successivi. Le disposizioni suddette non si applicano alle imprese bancarie e assicurative per le quali la deduzione degli interessi passivi è ammessa entro il limite del 96% del loro ammontare. L’ammortamento dei beni strumentali: la deduzione avviene per quote la cui entità è fissata da apposito decreto ministeriale, in relazione alla natura del bene e al tipo di azienda. Se il costo unitario dei beni non è superiore a € 516,46 la spesa di acquisto può essere dedotta integralmente nell’esercizio in cui è stata sostenuta. Per gli imprenditori individuali, l’ammortamento dei beni adibiti promiscuamente all’esercizio dell’impresa e all’uso personale e familiare è ammessa nella misura del 50%. Gli accantonamenti: sono ammessi in deduzione solo se espressamente presi in considerazione dalla legge. Gli oneri fiscali e contributivi: non sono deducibili le imposte sui redditi e quelle per le quali è prevista la rivalsa così come non è deducibile l’IMU. È deducibile il 10% dell’Irap riferibile alla quota che colpisce gli interessi passivi ed è deducibile la quota di Irap relativa alle spese per il personale al netto delle deduzioni. Sono deducibili le minusvalenze patrimoniali, le sopravvenienze passive e le spese per erogazioni liberali. Se il risultato d’esercizio è una perdita, imprenditore può dedurla dall’ammontare dei redditi d’impresa e di partecipazione in società di persone conseguiti nello stesso periodo d’imposta. Se la perdita è superiore, l’eccedenza può essere dedotta dagli stessi redditi nei periodi di imposta successivi nella misura dell’80%, limite che non c’è nei primi tre anni dell’esercizio di una nuova attività produttiva. Norme specifiche riguardano le imprese minori (imprese che hanno conseguito ricavi non superiore a € 400.000 se hanno a oggetto la prestazione di servizi, o non superiori a € 700.000 si hanno a oggetto altre attività); esse sono soggette alla contabilità semplificata. La perdita derivante dall’esercizio di impresa in contabilità semplificata può essere dedotta dal reddito complessivo del contribuente. Non è ammesso il riporto agli esercizi successivi. Il contribuente può optare per il regime di contabilità ordinaria dandone comunicazione nella successiva dichiarazione Iva ed è tenuto ad applicare il regime prescelto per almeno un anno. I contribuenti minimi sono soggetti al regime speciale previsto dalla legge n. 244/2008. Si considerano contribuenti minimi gli imprenditori individuali residenti i quali nell’anno solare precedente hanno conseguito ricavi per un ammontare non superiore a € 30.000, non hanno effettuato cessioni all’esportazione, non hanno sostenuto spese per personale dipendente o per collaborazioni coordinate continuative e nei tre anni precedenti non hanno acquistato beni strumentali per un importo complessivo pari a € 15.000. Per gli imprenditori contribuenti minimi che intraprendono una nuova attività imprenditoriale il regime speciale comporta anche la tassazione agevolata del reddito d’impresa con aliquota del 5% sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali Irpef. L’agevolazione è applicabile sino al compimento del 35º anno di età.

REDDITI A TASSAZIONE SEPARATA Sono soggetti a tassazione separata i seguenti redditi: le retribuzioni arretrate dei lavoratori di 20, il trattamento di fine rapporto; le indennità percepite per la cessazione di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa ecc.; le plusvalenze derivanti da cessione di terreni edificabili; le plusvalenze derivanti da cessione di aziende possedute da più di cinque anni; le somme attribuite ai soci nel caso di recesso o esclusione, di riduzione di capitale, o di liquidazione di società costituite da più di cinque anni, ecc.

IMPOSTA SUL REDDITO DELLE SOCIETA’ (IRES)

L’imposta sul reddito delle società (Ires, ex Irpeg) è stata istituita con il decreto legislativo n. 344 del 2003 per adeguarsi alle normative europee, in attuazione della delega per la riforma tributaria, ed è disciplinata dagli artt. 72-161 Tuir.

Come l’Irpef, il suo presupposto è il possesso di redditi, in denaro o in natura, rientranti nelle categorie indicate dall’art. 6 dello stesso Testo unico (Tuir).

SOGGETTI PASSIVI I soggetti passivi dell’Ires sono: le società commerciali con personalità giuridica, e cioè le società di capitali e le società mutualistiche; gli enti pubblici e privati, diversi dalle società, istituiti per lo svolgimento di un’attività imprenditoriale come ad esempio gli enti pubblici economici (trasporti, farmacie ecc.); gli enti pubblici e privati che non hanno natura commerciale (associazioni, fondazioni, trust e altre organizzazioni con finalità culturali, e le associazioni non riconosciute e le altre organizzazioni senza personalità giuridica che non hanno scopo di lucro; le società e gli enti di ogni tipo che hanno all’estero la sede principale o l’oggetto principale della loro attività, per il solo ammontare dei redditi prodotti in Italia.

Stato, Regioni, Province, Comuni, Consorzi fra enti locali e associazioni montane non sono soggetti all’imposta.

OGGETTO Oggetto dell’imposta è il reddito complessivo netto annuale della società o dell’ente. I redditi prodotti all’estero vanno inclusi nel computo del reddito imponibile. Per evitare le conseguenze della doppia imposizione internazionale, viene attribuito al soggetto un credito d’imposta in relazione ai tributi assolti all’estero per i redditi ivi prodotti.

ALIQUOTA L’aliquota dell’Ires si è stabilita nella misura del 27,50%. Non si segue, quindi, il criterio della progressività.

DETERMINAZIONE DELL’IMPONIBILE E TASSAZIONE Per le società ed enti commerciali residenti il reddito complessivo è considerato reddito d’impresa, da qualunque fonte provenga. Esso è costituito dagli utili netti conseguiti nel periodo d’imposta, con le variazioni in aumento e in diminuzione apportate.

In ogni caso rimangono esclusi dal reddito imponibile ai fini Ires: i proventi esenti e quelli soggetti a ritenuta definitiva alla fonte o imposta sostitutiva; i sovrapprezzi di emissione di azioni o quote; in caso di riduzione del capitale sociale mediante annullamento di azioni proprie, la differenza positiva o negativa fra il costo delle azioni annullate e la corrispondente quota del patrimonio netto. CARBON TAX – Il d.l. n. 112/2008 ha introdotto un particolare regime di tassazione per le società che operano nei settori degli idrocarburi, dei prodotti petroliferi e dell’energia elettrica. Se il volume di ricavi è superiore a 25 milioni di euro si applica, oltre all’aliquota Ires ordinaria, un’addizionale pari al 5,5%. L’onere di questa maggiorazione non può essere trasferito sui consumatori. Oltre al regime ordinario di tassazione, la disciplina dell’Ires prevede anche due regimi opzionali, di cui possono avvalersi i soggetti che abbiano i requisiti richiesti dalla legge: la tassazione per trasparenza – con il regime di trasparenza fiscale viene applicato alle società di capitali un sistema di tassazione analogo a quello previsto per le società di persone: il reddito imponibile della società viene imputato ai soci in proporzione alle rispettive quote senza che si applichi l’Ires nei confronti della società. In questo modo si evita del tutto la doppia tassazione degli utili: questi, anziché essere assoggettati a prelievo presso la società per poi essere inclusi, sia pure parzialmente, nel reddito imponibile dei soci, vengono colpiti una sola volta direttamente in capo ai soci. Possono optare per questo regime le società soggette a Ires residenti nel territorio dello Stato, a condizione che i soggetti partecipanti al capitale sociale siano a loro volta, esclusivamente, società soggette a Ires residenti, e che ciascuna di esse abbia una quota di partecipazione non inferiore al 10% e non superiore al 50% degli utili; il consolidato fiscale – il regime del consolidato fiscale attribuisce rilevanza, sul piano tributario, al gruppo di società perché riconduce in capo alla società controllante, integrandoli fra loro, i redditi delle controllate che hanno esercitato la relativa opzione. In tal modo il gruppo viene considerato globalmente come unico soggetto passivo d’imposta. L’art. 117 Tuir stabilisce i requisiti per essere ammessi al regime di consolidato nazionale. La società controllante deve essere residente nel territorio dello Stato o, se ha sede all’estero, deve esercitare un’attività di imprese in Italia mediante una stabile organizzazione. Le società controllate devono essere tutte residenti nel territorio dello Stato. Si considerano controllate le società in cui la controllante dispone della maggioranza dei diritti di voto e partecipa al capitale sociale e agli utili per una percentuale superiore al 50%. I gruppi societari nei quali sono compresi società controllate non residenti possono avvalersi dell’opzione per il regime del consolidato mondiale. In tal caso l’opzione spetta soltanto alla società controllante, e deve essere esercitata per tutte le società controllate non residenti. I redditi e le perdite delle controllate non residenti vengono imputati alla società controllante non per intero ma in proporzione alle quote di partecipazione detenute dalla controllante.

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