Gli scambi internazionali

L’economia aperta alle relazioni internazionali assume caratteristiche assai più complesse di quelle relative ai sistemi chiusi. Essendo l’economia globale la risultante, perennemente instabile, delle dinamiche dei vari Paesi, l’eventuale crisi o le difficoltà che si determinano in un dato sistema tendono a scaricarsi su altri sistemi. [member]Proprio a causa di tale complessità sono sorte organizzazioni sovranazionali con il fine di favorirne la cooperazione.

LA POLITICA COMMERCIALE PROTEZIONISTICA

Questa politica intende favorire le esportazioni di manufatti e l’importazione di materie prime ma pone dei freni all’entrata di manufatti dall’estero, in quanto creerebbero competizione con i prodotti interni.

Il primo vantaggio del protezionismo commerciale consiste nell’assicurare alle casse dello Stato maggiori entrate provenienti dall’imposizione dei dazi doganali la cui imposizione ha come fine quello di scoraggiare l’importazione stessa (dazi protettivi) o il reperimento di entrate straordinarie (dazi fiscali). Il secondo vantaggio sta nel tutelare le condizioni economiche del paese soprattutto in quei casi in cui la libera circolazione di marci e fattori produttivi rischierebbe di accrescere determinate difficoltà strutturali dell’economia. Un terzo vantaggio consiste nella possibilità di reagire a forme anomale di concorrenza internazionale.

Il protezionismo però comporta anche degli svantaggi. E si sono di natura economica, in quanto un paese che si chiude agli scambi internazionali è destinato a realizzare un volume di reddito inferiore rispetto a quanto avverrebbe se esso potesse scambiare conoscenze e tecnologie con gli altri paesi. Vi è poi il secondo effetto di natura politica secondo il quale ogni provvedimento restrittivo di un paese è interpretato come una dichiarazione di guerra e come tale viene combattuta dagli altri paesi.

GLI ACCORDI E GLI ORGANISMI DI COOPERAZIONE ECONOMICA INTERNAZIONALE

Gli organismi di cooperazione internazionale hanno il fine di coordinare e armonizzare le politiche dei paesi aderenti, sia dal punto di vista commerciale, sia dal punto di vista economico-politico, sociale ed energetico.

Ogni organismo ha le sue specificità e il suo ambito di intervento, ma tutti hanno come obiettivo l’abbattimento di ogni steccato ideologico, economico, linguistico, politico.

Alcuni di tali enti sono l’ONU, l’OCSE e la WTO.

L’ONU (organizzazione delle Nazioni Unite) è sorta nel 1945 a San Francisco e oggi ne sono membri quasi tutti gli Stati del mondo. L’adesione all’ONU comporta un impegno di carattere finanziario e un ben più oneroso impegno di ordine morale e politico: il rispetto dei diritti umani, lo sviluppo di tutti i popoli e la difesa della pace.

All’interno di questa organizzazione operano tre organi fondamentali:

  1. L’assemblea che riunisce tutti i rappresentanti dei paesi aderenti, e a attribuzioni assai ampie ma sfornite di potere vincolante.
  2. Il consiglio di sicurezza che è composto da 15 membri, di cui cinque al titolo permanente (Usa, Russia, Cina, Francia e Inghilterra che hanno il diritto di veto).
  3. Il segretario generale, nominato dall’assemblea su indicazione del consiglio di sicurezza e dura in carica cinque anni; a funzioni di rappresentanza e ha rilevanti attribuzioni sul piano politico.

L’OCSE (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) è stata istituita nel 1960. Attualmente ne sono membri, oltre ai paesi aderenti alla CEE, altri paesi europei e taluni paesi extraeuropei, fra cui gli Stati Uniti, e si propone di coordinare le politiche economiche e commerciali dei paesi aderenti.

La WTO (organizzazione mondiale per il commercio) è sorta il 1 gennaio 1995 e si propone di svolgere un’attività permanente di monitoraggio del commercio, dando quindi nuovo impulso alla cooperazione internazionale in materia di scambi di merci, servizi e capitali.

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