1789: la Rivoluzione Francese

La Rivoluzione Francese fu un avvenimento che cambiò per sempre la storia dell’umanità. Per rivoluzione si intende un cambiamento radicale e rapido dell’organizzazione politica e sociale di uno Stato in questo caso Francia. Alla rivoluzione francese parteciparono tutte le classi sociali borghesia, popolo al completo, nobiltà e clero. [member]

LA CRISI DELLA FRANCIA NELLA SECONDA METÀ DEL ‘700 E LE CAUSE DELLA RIVOLUZIONE

La rivoluzione francese non fu un avvenimento che scoppiò all’improvviso senza alcuna possibilità di previsione. Nella Francia della seconda metà del settecento tre fattori determinavano la crisi di questo Stato nei confronti soprattutto dell’Inghilterra:

  • una crisi economica;
  • una crisi sociale;
  • una crisi finanziaria.

LA CRISI ECONOMICA

Nella seconda metà del settecento mentre l’Inghilterra stava ospitando la prima Rivoluzione Industriale, la Francia era ancora stato agricolo. Circa l’80% della popolazione infatti Fava settore primario. Quest’ultimo era inoltre poco produttivo a causa del latifondismo spesso gestito in malo modo e trascurato. Nelle campagne i contadini erano sottoposti quasi al feudalesimo: anche se il concetto era scomparso già nel Medioevo per duravano alcuni aspetti caratteristici come i pedaggi per compiere qualsiasi cosa, la servitù della gleba e le corvées.

LA CRISI SOCIALE

I 26 milioni di francesi del tempo erano composti per:

  • 0,5% dal clero sia alto e basso;
  • 1,5% dalla nobiltà;
  • 8% dalla borghesia;
  • 90% dai cittadini e soprattutto dai contadini.

All’interno della Chiesa il clero si divideva in alto clero, che disponeva di enormi ricchezze, e in basso clero, spesso ridotto ad una vita povera. Il clero manteneva i suoi storici privilegi: enormi proprietà terriera, esenzione dal pagamento delle imposte, tribunali giudicati in base al diritto canonico e il monopolio dell’istruzione e della cultura. Anche la nobiltà deteneva i medesimi privilegi: al posto del monopolio dell’istruzione e della cultura basta sostituire la carriera militare o diplomatica già predeterminata. Più eterogeneo è il Terzo Stato. Esso è formato dalla borghesia, dai cittadini e dagli abitanti delle campagne. Anche nella borghesia alcuni uomini erano ricchi, ma molti avevano un reddito medio come i medici e i professionisti. Di numero assai superiore svetta la piccola borghesia: in questa categoria inseriamo ad esempio gli artigiani. Il popolo della città era sostanza legato con la borghesia o la nobiltà con dei contratti di lavoro subordinato. Il popolo delle campagne era formato da contadini o benestanti, o mezzadri, oppure braccianti. La tradizione risalente ai tempi del Medioevo faceva sì che il servo della gleba fosse ancora presente. A causa quindi della disuguaglianza sociale ancora molto forte, la società francese entra in crisi.

LA CRISI FINANZIARIA

Lo Stato francese era a quel tempo il deficit permanente. Il bilancio dello Stato era costantemente in rosso in quanto i costi per il mantenimento della corte, le alte rendite della novità, i costi per il mantenimento dell’esercito, stipendi dei funzionari pubblici e la creazione/manutenzione delle infrastrutture sono fattori che insieme comportano la creazione di una perdita d’esercizio esagerata. Nel 1784 il ministro di Luigi XVI chiamato Turgot, per ripianare il bilancio, propose di tassare il clero e la nobiltà. Le forti proteste di questi due ordini spinsero il re a licenziare il ministro. Nel periodo considerato altri ministri cercarono invece di falsificare il bilancio. Nel 1781, in particolare, il ministro delle Finanze Jacques Necker falsificò completamente il Rendiconto finanziario statale al fine di non scoraggiare il prestito dei cittadini. Il re, dopo aver analizzato la situazione, decise di convocare nel 1789 gli Stati Generali, l’assemblea composta da rappresentanti del clero, della nobiltà e del terzo Stato, provenienti da tutta la Francia. Il re optò per questa soluzione, che non veniva presa dal 1614, perché solo questa assemblea poteva approvare l’imposizione di nuove tasse.

La crisi economica, la crisi sociale e la crisi finanziaria furono i tre aspetti principali che causarono la rivoluzione francese ci sono però altre cause, anche se minori:

  • l’esempio della Rivoluzione Americana che aveva concepito una Costituzione che ammetteva l’uguaglianza fra i cittadini;
  • l’enorme diffusione del pensiero illuminista;
  • crisi economica degli anni 80. Questa crisi fu originata dalla crisi dei raccolti, dal conseguente aumento dei prezzi e dalla crisi del settore industriale francese rispetto a quello inglese che era nettamente migliore dopo la rivoluzione;
  • immagine negativa del re Luigi XVI che veniva visto come un debole, cupe della moglie Maria Antonietta. In particolare questa donna era mal vista dal popolo francese in quanto, oltre ad essere straniera, aveva un comportamento insensibile riguardo al popolo parigino e su di ella circolavano cattivi commenti anche in ambito sessuale.

DAGLI STATI GENERALI ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE COSTITUENTE

LA CONVOCAZIONE DEGLI STATI GENERALI

Nella primavera del 1789 il re chiese i suoi sudditi di esprimere le loro esigenze nei quaderni di lamentele (cahiers de doléances) per fornire agli Stati generali un materiale informativo sui problemi della nazione. Le richieste più frequenti che emersero riguardavano l’abolizione dei diritti signorili, l’elaborazione di una costruzione, l’uguaglianza fiscale e anche misure protezionistiche nei confronti dell’Inghilterra al fine di salvare le industrie tessili nazionali che stavano subendo una forte concorrenza. Contemporaneamente in Francia si inasprisce la crisi economica: c’è un carovita del semplice pane e si diffonde la disoccupazione. Scoppiano piccole rivolte sia nelle città e nelle campagne soprattutto al fine dell’approvvigionamento: frequenti erano gli assalti ai magazzini.
La rivoluzione francese è formata dall’intreccio di ben tre rivoluzioni parallele:
  • la rivoluzione dei contadini nelle campagne;
  • la rivoluzione dei sanculotti nelle città. Il termine sanculotto significa senza i pantaloni al ginocchio tipici della nobiltà e della borghesia.
  • la rivoluzione dei rappresentanti borghesi del terzo Stato all’interno degli Stati Generali.
Il re convoca il 5 maggio 1789 gli Stati Generali. La prima questione che si dovette affrontare o di carattere procedurale: il sistema di votazione delle delibere che sarebbero state assunte. Normalmente si votava per ordine: ciascun ordine esprimeva un solo voto. Questo metodo di votazione implicava il fatto che la nobiltà e il clero, votando uniti per la difesa di antichi privilegi, avrebbero avuto sicuramente la maggioranza; il Terzo Stato sarebbe stato dunque penalizzato. Quest’ultimo, quindi, chiedeva che la votazione fosse per testa: ogni persona poteva esprimere un voto. In questo modo il Terzo Stato aveva più possibilità di vincere una controversia. Negli Stati generali il clero aveva 291 deputati, la novità 270 e il Terzo Stato 578: era evidente come con il voto a testa il Terzo Stato, avendo un numero di deputati maggiore e potendo contare dell’appoggio del basso clero e di qualche nobile illuminato, aveva grandi possibilità di vittoria. I lavori degli Stati Generali, dunque, iniziarono subito in un clima molto teso. Il re alimentò ulteriormente l’agitazione con due scelte molto discutibili:
  • organizzò le riunioni a Versailles, cioè proprio dove si svolgeva la vita sfarzosa della corte, la quale gravava in misura sempre più intollerabile sul bilancio statale e quindi sul carico fiscale dei sudditi;
  • regolamentò l’abbigliamento dei vari ordini sottolineando le differenze il Terzo Stato obbligato a indossare un modesto e austero abito nero mentre i nobili del clero fu consentito di vestirsi con abiti sontuosi.

L’ASSEMBLEA NAZIONALE

Il 10 giugno 1789 il Terzo Stato si riunisce separatamente e il 17 giugno si dichiara l’Assemblea Nazionale. Con l’aggettivo Nazionale il Terzo Stato voleva sottolineare il fatto che quest’assemblea aveva l’appoggio del 98% della popolazione. Il re fa chiudere il loro salone ma al Terzo Stato si riunisce nella sala della pallacorda: i delegati del terzo Stato giurano di non separarsi prima di aver creato una Costituzione per lo Stato francese (20 giugno 1789). Di fronte al fatto compiuto, il re riconobbe l’Assemblea e invitò i rappresentanti del clero e della nobiltà a parteciparvi. Coerentemente con il compito che si era prefissato, il 9 luglio 1789 il nuovo organismo prese il nome di Assemblea Nazionale Costituente.

LA PRESA DELLA BASTIGLIA

A Parigi il re Luigi XVI era contrario e fece affluire alcuni reparti militari. Il popolo parigino dei sanculotti, temendo che il re preparasse un colpo di mano contro l’Assemblea Nazionale Costituente, il 13 luglio 1789 entrò in municipio (Hôtel de ville) per prendere delle armi e il 14 luglio 1789 assalì e distrusse la Bastiglia, carcere politico simbolo dell’Antico Regime e di Luigi XIV re sole. Il 15 luglio si insedia una municipalità, ossia un consiglio comunale di borghesi che prende le redini dell’amministrazione della società, e una guardia nazionale comandata da Joseph de La Fayette il quale si mise al servizio dell’Assemblea Nazionale Costituente.
La rivoluzione dilaga in provincia i borghesi cacciano gli intendenti e nomina dei municipali rivoluzionari per la cui protezione viene istituita una guardia nazionale a livello locale. Nelle campagne si ribellano i contadini in modo spontaneo senza alcuna pianificazione: assaltano le dimore signorili per il saccheggio e per distruggere documenti che attestavano signorili. All’inizio di agosto si diffonde un fenomeno di psicosi collettiva definita come una Grande Paura: tra le persone c’è una paura verso qualcosa di indeterminato. I nobili hanno paura dei contadini, i contadini della vendetta dei nobili, i francesi in generale temevano un attacco straniero… Nonostante ciò la rivoluzione delle campagne non si tradusse in un fenomeno di violenza alle persone: sembra che in tutta la nazione le vittime della Grande Paura siano state solamente tre.

L’ABOLIZIONE DEGLI OBBLIGHI FEUDALI

Nell’Assemblea Costituente molti borghesi erano anch’essi proprietari terrieri e mal tolleravano le rivolte contadine: il 4 agosto aboliscono gli obblighi feudali dietro corresponsione di un riscatto così solo una parte dei contadini si sarebbe potuta liberare mentre gli altri no. Le rivolte, però, si protrassero fino al 1792 e indussero l’Assemblea a concedere in modo gratuito l’abolizione degli obblighi feudali. L’Assemblea Costituente attuò anche una razionalizzazione del sistema amministrativo: il territorio nazionale viene diviso in 83 dipartimenti con uguali doveri verso l’amministrazione centrale.

LA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO

L’atto più famoso dell’Assemblea Costituente fu l’approvazione il 26 agosto 1789 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo del cittadino con cui  venne riconosciuto:
  • il diritto alla vita, alla libertà, alla proprietà e all’uguaglianza;
  • venne legittimata la resistenza all’oppressione ossia concessa la possibilità di ribellarsi contro gli oppressori;
  • venne garantita la sovranità popolare;
  • tra i diritti dei cittadini rientravano anche la deliberazione delle leggi e il controllo delle imposte.
La libertà è limitata dalla tutela dell’ordine pubblico: ai cittadini fu riconosciuto il diritto di professare privatamente qualsiasi religione, ma solo al cristianesimo cattolico fu consentita la celebrazione pubblica del culto. Anche la libertà di stampa fu riconosciuta, ma limitata dalla possibilità del legislatore di vietare pubblicazioni promotrici dell’ordine pubblico. La dichiarazione dei diritti dell’uomo del cittadino è un documento che viene recepito anche oggi come esempio; è espressione della classe sociale borghesia.

LE GIORNATE DI OTTOBRE

Fino al 1791 il potere di Luigi XVI non fu mai messo seriamente in discussione anche se un movimento di francesi voleva sostituire il re in carica con Luigi Filippo d’Orléans il quale aveva partecipato al movimento rivoluzionario. Luigi XVI non ratificò la Dichiarazione dei diritti dell’uomo del cittadino e il 5 ottobre un corteo si recò a Versailles per tre motivi:
  • il re doveva accettare e sottoscrivere gli atti dell’assemblea nazionale costituente;
  • il re doveva garantire approvvigionamenti alla capitale;
  • il re doveva trasferirsi a Parigi nel palazzo delle Tuileries, dove sarebbe stato più facilmente controllato dal popolo.
Sotto la minaccia della violenza popolare, di Luigi XVI dovette accogliere tutte le richieste. Il 10 ottobre 1789 Luigi XVI fu proclamato così “per grazia di Dio e per la Costituzione dello Stato re dei francesi“. Ciò elimina di fatto ogni traccia dell’assolutismo in quanto il potere del re deriva dalla sovranità popolare. La frase sottolinea anche la natura costituzionale della nuova monarchia. Specificando “dei francesi” si sottolinea il carattere nazionale e non più patrimoniale dello Stato: Luigi non è più re della Francia, ma dei francesi.

LA REQUISIZIONE DEI BENI DEL CLERO E GLI ASSEGNATI

L’Assemblea Nazionale Costituente interviene anche sul risanamento del bilancio statale decidendo la requisizione dei beni del clero. Lo Stato si accollò il mantenimento degli ordini religiosi utili e operosi cioè dediti all’educazione dei giovani o all’assistenza dei malati (gli ordini solamente contemplativi vennero soppressi). Le proprietà espropriate al clero vennero messe in vendita ai cittadini. In realtà la messa in vendita non fu diretta in quanto un aumento dell’offerta globale avrebbe generato una svalutazione del valore dei beni espropriati. Si decise quindi che i francesi potevano acquistare gli assegnati, una sorta di buoni del tesoro il cui valore era garantito da quello dei beni requisiti dalla Chiesa. L’interesse degli assegnati era intorno al 5%. All’inizio i francesi non si fidano ma poi si convincono e l’operazione sembra andare in porto. Il valore degli assegnati però si aggira intorno ai cinquanta miliardi di franchi mentre la garanzia delle proprietà ecclesiastiche si aggirava intorno ai trenta miliardi: venti miliardi di franchi quindi non erano coperti da alcuna garanzia. L’interesse venne abbassato e venne obbligato a cittadini di accettare gli assegnati come carta moneta. L’operazione del primo governo rivoluzionario è quindi un fallimento: si generò inflazione e carovita.

LA COSTITUZIONE CIVILE DEL CLERO

Nel 1790 l’Assemblea Nazionale Costituente intervenne nell’ambito dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa con la promulgazione della Costituzione civile del clero. Questa legge ordinaria stabiliva che i preti e i vescovi sarebbero diventati dipendenti statali dopo essere stati eletti dai cittadini e dopo aver prestato giuramento di fedeltà alla nuova Costituzione. Questi provvedimenti furono attuati dallo Stato al fine di controllare la Chiesa francese. Il papa Pio VI ne perdeva ogni controllo. Questa legge ordinaria sancì una spaccatura all’interno del clero francese: alcuni accettarono questa disposizione(clero costituzionale), altri invece no (clero refrattario). Il clero refrattario si schierò nel fronte controrivoluzionario formato dalla nobiltà che non voleva perdere i propri privilegi e dai contadini tradizionalisti/benestanti.

LA COSTITUZIONE DEL 1791

Nel 1791 ci fu un tentativo di fuga del re e la prima introduzione della costituzione. I nobili dopo 14 luglio del 1789 erano in gran parte fuggiti vedendo l’enorme diffusione di violenza: all’estero cercavano di comporre eserciti controrivoluzionari. La fuga del re e resa vana in quanto viene scoperto al confine con il Belgio travestito da servo. Inizialmente non si discuteva della monarchia, da quel momento in poi si incomincia a pensare alla Repubblica. All’interno dell’Assemblea Nazionale Costituente si affiancano ai moderati, che volevano la monarchia costituzionale, una corrente radicale, che chiedeva la democrazia attraverso l’introduzione della Repubblica.
Fin dal 1789, le fazioni rivoluzionarie si erano organizzate in club in cui gli esponenti si incontravano per discutere e confrontare le loro idee. I club erano raggruppamenti politici simili ai nostri partiti. Quello più importante è quello dei giacobini, la cui guida assunta da Robespierre. Questi spinse il club verso una soluzione repubblicana che non era condivisa però da tutti i componenti. Ciò causò nel 1791 una secessione all’interno dell’organizzazione in quanto si staccarono i foglianti. Questi erano i fautori di una monarchia costituzionale e i loro capi erano La Fayette e Mirabeau. Il gruppo politico più radicale era il club dei cordiglieri guidato da Danton, da Hébert e da Marat. Questo club chiedeva non solo la Repubblica, ma anche aumenti salariali e garanzie occupazionali per gli operai. Volevano inoltre il blocco dei prezzi e che lo Stato favorisse la piena occupazione delle risorse.
i club si riunivano in conventi o all’interno di Chiesa non consacrate. Alle riunioni potevano partecipare anche i semplici cittadini i quali potevano esprimere il loro pensiero e ascoltare le varie intenzioni dei club. Quest’ultimi infatti, per il semplice cittadino, erano un anello di congiunzione con le autorità. In quel periodo i sanculotti non sono organizzati in un club e sono formati dalla piccola borghesia e dai dipendenti. I capi dei sanculotti sono gli stessi dei cordiglieri.
Nel settembre del 1791 viene approvata la prima costituzione, frutto di un compromesso tra le forze moderate in maggioranza e le forze radicali. La Francia diventa una monarchia costituzionale che abbraccia la teoria della divisione dei tre poteri di Montesquieu:
  • La popolazione leggeva un’assemblea dei rappresentanti attraverso il suffragio censitario;
  • il re aveva la facoltà di nominare il governo, i ministri e aveva il diritto di veto riguardo alle decisioni dell’assemblea;
  • la magistratura aveva il potere giudiziario.
La sovranità risiede nel popolo il re non è più al potere per diritto divino.
con il suffragio censitario per poter accedere al diritto di voto occorreva avere un reddito minimo. La società francese fu quindi divisa in parti:
  • 22 milioni su 26 erano esclusi dal diritto di voto e formavano i cosiddetti cittadini passivi;
  • i cittadini attivi, che erano 4 milioni, potevano votare in quanto disponevano per il voto almeno del reddito di tre giornate lavorative. I cittadini attivi potevano votare per eleggere i cittadini elettori;
  • i cittadini elettori pagavano più di 10 giornate lavorative e erano in 2.500.000;
  • i cittadini elettori e leggevano i loro rappresentanti scegliendo tra i cittadini eleggibili. Questi erano 500.000 e pagavano più di 50 giornate lavorative: tra di loro escono i 745 deputati dell’Assemblea legislativa.
Questa Costituzione esprimeva gli interessi della nobiltà progressista illuminata e dell’alta borghesia. Esse non si riconoscevano più nell’assolutismo dell’Antico Regime e chiedevano di poter partecipare alla gestione e al controllo della cosa pubblica, ma erano contrari all’estensione di quei diritti alla plebe misera e analfabeta.
All’interno dell’Assemblea Costituente un altro punto importante di discussione una determinazione dell’autorità competente a dichiarare guerra. I moderati volevano che questo ruolo spettasse al re, i radicali invece chiesero e ottennero che fosse l’Assemblea a deliberare sulla guerra e sulla pace. Le altre novità più consistenti contenute nella Costituzione riguardavano il decentramento amministrativo: negli 83 dipartimenti e nei comuni, consigli e sindaci eletti dal popolo sostituirono i vecchi e corrotti intendenti.

LA FRANCIA IN GUERRA 

LE RIVOLTE SOCIALI

Una volta approvata la Costituzione, l’Assemblea Costituente si sciolse per lasciare il posto a un nuovo organismo, l’Assemblea Legislativa che ebbe una composizione moderata. Nonostante ciò in un breve arco di tempo, alcuni eventi esterni alla vita parlamentare contribuirono a una radicalizzazione del fenomeno rivoluzionario: esempi sono le rivolte sociali interne della guerra contro Austria e Prussia. Innanzitutto la crescita delle rivolte sociali, nelle città e nelle campagne intimorì molto l’Assemblea Legislativa. Si trattavano comunque di rivolte spontanee, prive di coordinamento e di programma. In risposta a queste rivolte l’Assemblea Legislativa è costretta a decretare la nazionalizzazione dei beni dei nobili emigrati e ad abolire, senza indennizzo, i diritti feudali ancora in vigore.

LA GUERRA

Grave problema riguardava la politica estera da tempo la Prussia l’Austria aveva dichiarato la propria disponibilità a intervenire in favore di Luigi XVI; inoltre gli immigrati francesi, dalle zone confinanti, stavano organizzando degli eserciti. All’interno dell’assemblea coloro che volevano la guerra, benché per ragioni diverse, erano la maggioranza. I girondini, capeggiati da Brissot, erano deputati provenienti dal Dipartimento della Gironda (Bordeaux). Essi difendevano gli interessi commerciali delle città della costa per cui erano favorevoli alla guerra nella convinzione che essa avrebbe stimolato la produzione manifatturiera e i commerci. I moderati, capeggiati da La Fayette, pensavano che una vittoria militare avrebbe consolidato il loro governo. Erano favorevoli alla guerra anche gran parte degli indipendentisti e dei foglianti. Quanto al re, Luigi XVI desiderava la guerra nella speranza che la Francia rivoluzionaria fosse sconfitta e che gli Stati assolutisti ripristinassero la sua autorità. Solo i giacobini, con Robespierre, si resero conto che la Francia non era in grado di sostenere un conflitto con le grandi potenze; questi però erano una minoranza quindi nell’aprile del 1792 l’Assemblea Legislativa approvò la dichiarazione di guerra all’Austria e alla Prussia.
I primi scontri chiarirono subito la fondatezza delle preoccupazioni di Robespierre. La Francia ottenne molte sconfitte in rapida successione. I soldati francesi erano male addestrati; la maggior parte degli ufficiali, erano nobili, erano emigrati e quelli rimasti erano o incapaci o impegnati a favorire i disegni del re. Le rapide sconfitte crearono un clima di paura e di sospetto: si diceva che la regina Maria Antonietta avesse fornito i piani di guerra ai nemici e gli aristocratici vennero accusati di tradimento

LA CADUTA DELLA MONARCHIA

A questo punto i sanculotti divennero i protagonisti della rivolta. Il 20 giugno del 1792 invasero le Tuileries, la residenza del re, e costrinsero Luigi XVI a bere alla salute della rivoluzione. I rivoluzionari, a questo punto, chiedevano esplicitamente la deposizione del re e la convocazione di una Convenzione, un’assemblea da eleggere a suffragio universale per formulare una nuova Costituzione. Nel frattempo gli eserciti austro prussiani proseguivano la loro avanzata e il 25 luglio 1792 un comandante delle truppe nemiche (duca di Brunswick) minacciò di distruggere Parigi se fosse stata arrecata offesa al re. Questa minaccia affrettò la fine della monarchia e spinse nuovamente la folla all’insurrezione. I sanculotti il 10 agosto assaltarono ancora il Palazzo Reale e il re fu costretto a chiedere asilo nei locali dell’Assemblea Legislativa. A Parigi il consiglio comunale viene esautorato dalla Comune rivoluzionaria in cui troviamo i borghesi estremisti con Robespierre. Il re venne catturato e vennero indette le elezioni per la Convenzione Nazionale. In questo clima di tensione si diffuse la voce che nelle carceri nemici della rivoluzione stessero preparando un complotto controrivoluzionario. Nel settembre del 1792 i sanculotti diedero assalto alle prigioni e massacrarono senza alcuna discriminazione nobili, preti refrattari e delinquenti comuni.

LA CONVENZIONE (1792-1793)

GLI SCHIERAMENTI POLITICI

Il 20 settembre 1792 si insediò alla convenzione eletta a suffragio universale maschile. Essa avviò l’elaborazione di una nuova costituzione e attuò alcune leggi ordinarie anche in ambito bellico la convenzione era composta da 749 deputati che si dividevano in tre gruppi, dalla cui posizione nell’assemblea derivano i termini di destra, sinistra e centro che tuttora usiamo:
  • i girondino, favorevoli a soluzioni moderate, sedevano a destra rispetto al presidente dell’assemblea. Essi sono liberisti pertanto sono contrari all’intervento statale nell’economia. Provengono soprattutto dal Dipartimento della Gironda;
  • i gruppi democratici della montagna, cioè il gruppo dei giacobini e dei cordiglieri, sedevano a sinistra. Essi erano favorevoli a idee radicali fondati sulla Repubblica sulla democrazia;
  • al centro c’era la palude composta da deputati con ideologia propria. Essi attuavano il trasformismo ovvero decidevano di accordarsi sul momento.
Fra i girondino e giacobini vi erano divergenze di carattere non solo ideologico ma anche sociale. I primi erano il portavoce del mondo degli affari, favorevole al libero mercato e a una politica economica priva di vincoli imposti dallo Stato. I giacobini invece esprimevano le esigenze del popolo minuto e della piccola borghesia, perciò volevano che lo Stato controllasse i prezzi e salari e attuasse le riforme sociali per risolvere i problemi del carovita e della disoccupazione. Tuttavia, secondo i giacobini, la proprietà privata non doveva essere abolita, ma lo Stato doveva garantire a tutti il necessario per sopravvivere. In questo caso erano sostenitori di una posizione moderata, mentre vi erano gruppi di orientamento comunista che chiedevano la nazionalizzazione delle terre. I girondini dominavano la Convenzione mentre giacobini assunsero il controllo del Comune parigino. Quest’ultimo di fatto divenne l’istituzione più influente.
Il governo della Francia in quel momento era diretto dai girondini e dalla palude.

LA CONDANNA A MORTE DI LUIGI XVI

Il 20 settembre, lo stesso giorno in cui si insidiava la Convenzione, gli eserciti francesi sconfissero l’esercito prussiano a Valmy. La battaglia fu un episodio di grande significato, non solo perché fu la prima vittoria dell’esercito francese dall’inizio della guerra, ma soprattutto perché servì ad arrestare l’avanzata prussiana e a dare respiro alla difesa della patria. Più che una vittoria militare fu una grande vittoria morale: i prussiani ebbero poche perdite ma la Francia rivoluzionaria dimostrava di sapersi difendere, nonostante la disorganizzazione delle sue truppe e il tradimento di molti aristocratici, dagli attacchi di eserciti assai prestigiosi.
La vittoria contribuì a dare nuova forza alla rivoluzione e a creare il clima ideologico nuovo in cui si inserisce il primo atto della convenzione: il 21 settembre 1792 ci fu l’abolizione della monarchia e la proclamazione della Repubblica.

Si trattava ora di decidere la sorte del e, a tal fine, l’assemblea allestì un vero proprio processo volto ad accertare e a giudicare le responsabilità di Luigi XVI. I girondini cercarono di ritardare il più possibile questo processo poiché prevedevano la condanna del re e il conseguente rafforzamento sia dei controrivoluzionari sia dei sanculotti. I giacobini invece pretesero che si procedesse accusando re di tradimento: furono rinvenute alcune carte che dimostravano come sovrano avesse favorito l’emigrazione di molti aristocratici gli avesse finanziato la propaganda reazionaria. La convenzione votò all’unanimità la condanna a morte di Luigi XVI che venne ghigliottinato il 21 gennaio del 1793. La regina Maria Antonietta subì la stessa sorte nove mesi dopo.

LA PRIMA COALIZIONE (1793-1795)

Dopo la vittoria di Valmy, la Francia riesce ad espandersi in Savoia, in Belgio e lungo il Reno: il governo girondino, opta per la guerra al fine di esportare gli ideali della rivoluzione anche negli altri Paesi. In realtà il vero scopo era solamente l’espansione territoriale fino ai confini naturali ovvero fiume Reno e catena delle Alpi. La scelta di imporre la rivoluzione con la guerra, però, ebbe effetti negativi:

  • molti intellettuali europei, che avevano fino ad ora ha sostenuto la rivoluzione, ma che avevano sperato in una liberazione non volevano una nuova dittatura anche se diversa dagli assunti di precedenti, persero fiducia;
  • molti sovrani stranieri incominciarono a temere per la sorte del loro trono e perciò si unirono all’Austria e alla Russia nella guerra contro la Francia. Nacque quindi la prima coalizione, un’alleanza antifrancese alla quale aderirono Inghilterra, Russia, Austria, Prussia, Spagna, Regno di Sardegna, Granducato di Toscana, Stato della Chiesa e Regno di Napoli. Questa coalizione, nel corso del 1793, risultò vittoriosa e riuscì a togliere alla Francia le terre di recente annessione.

LA SITUAZIONE INTERNA

Anche la situazione interna riservava vari problemi alla Convenzione:

  • la forte crisi economica provocò le rivolte nelle città dei sanculotti i quali chiedevano la limitazione dei prezzi dei generi alimentari, riforme per la facilitazione del lavoro e per la determinazione dei livelli salariali minimi;
  • ribellione della Vandea, un dipartimento della Francia occidentale, che si scatenò nel 1793 quando i contadini diedero vita a un’enorme violento movimento armato contro rivoluzionario inneggiante a Dio e al re. I contadini erano delusi dagli scarsi progressi economici e sociali della rivoluzione e non accettavano la politica anticlericale che andava contro le loro radicate tradizioni religiose. Sopportarono questa ribellione anche i nobili e il clero refrattario. Questo episodio fu il segno più evidente della frattura fra i contadini e la rivoluzione: i contadini più agiati, che avevano acquistato i beni immobili, nazionalizzate messi in vendita, temevano espropriazioni e non volevano che la rivoluzione proseguisse; i poveri avevano perso la protezione dell’ordinamento feudale in qualche modo aveva garantito loro.
La guerra, la crisi economica, la ribellione della Vandea misero in difficoltà i girondini, ormai troppo deboli e isolati per continuare a governare, e ne causarono la sconfitta politica. Fra marzo e maggio del 1793 questi problemi causarono la crisi del governo girondino e il trasferimento del potere ai giacobini e alla Comune di Parigi. Ciò determinò l’affermazione dei giacobini.

IL PERIODO DEL TERRORE (1793-1794)

LA SCONFITTA DEI GIRONDINI

Nel 1793 il conflitto fra girondini e giacobini si fece inconciliabile. Fra marzo e aprile la Convenzione adottò alcuni provvedimenti eccezionali volti a sottoscrivere un’alleanza con il movimento popolare, ciò che da tempo voleva Robespierre: in particolare venne istituito un Tribunale Rivoluzionario per giudicare i sospetti e fu fissato il prezzo massimo per i cereali e la farina. I girondini, invece, videro nelle misure adottate un attentato alla libertà, soprattutto economica, e gridarlo alla dittatura. Ma la loro posizione si faceva sempre più debole.

Il 2 giugno 1793 i sanculotti insorsero. La Convenzione venne circondata dalla folla che chiese l’arresto di 30 deputati girondini. Da quel momento la Convenzione fu dominata dai giacobini. Dal 2 giugno si riconosce la nascita del periodo del Terrore che durerà fino al 27 luglio del 1794.

LA COSTITUZIONE DEL 1793

Il 24 giugno 1793 la convenzione approvò la nuova costituzione che, rispetto a quello del 1791, conteneva significative novità:

  • la forma di governo non era più la monarchia costituzionale, ma la Repubblica, che veniva dichiarata una e indivisibile;
  • viene affermata la sovranità popolare e la libertà oltre che uguaglianza politica attraverso il suffragio universale maschile (abbandono del suffragio censitario);
  • il potere legislativo veniva affidato a un’assemblea eletta dai cittadini con pieno potere in quanto il re non aveva più il diritto di veto.
La Costituzione del 1793 rappresentò la forma più avanzata di democrazia raggiunto dalla Rivoluzione. Questa Costituzione, però, non entrò mai in vigore perché, visto il pericolo che attraversava la Francia in quel periodo, la Convenzione giacobina giudicò opportuno rinviare le elezioni e creare un organismo di governo dotato di pieni poteri in campo militare, politico ed economico: fu così istituito il Comitato di salute pubblica che, essendo costituito da poche persone, poteva emanare norme con rapidità. Il leader diventa Robespierre che di fatto instaura una vera e propria dittatura.
Nel mese di luglio il cordigliere Jean Paul Marat, direttore del giornale “L’amico del popolo”, venne assassinato da una giovane monarchica, Charlotte Corday. Questo l’episodio suscitò un’intensa emozione, specie nei sanculotti presso i quali Marat si era guadagnato una vasta popolarità. L’assassinio di Marat fu un’ulteriore spinta ad adottare misure pesantissime nei confronti dei nemici della rivoluzione.

IL TERRORE

In questo contesto crebbe il ruolo di Robespierre. Egli mostrò grande abilità nel tenere sotto controllo le diverse forze che minavano la rivoluzione ma, di fronte alla situazione di emergenza, adottò misure fortemente repressive nei confronti dei suoi oppositori. In Francia iniziò così il periodo definito del Terrore proprio per la determinazione e la durezza con cui il dissenso controrivoluzionario fu eliminato.

Venne approvata la legge sui sospetti che conferiva al Comitato di salute pubblica l’assoluta libertà di repressione verso i nemici o presunti tali. Il governo giacobino assunse dunque tutte le caratteristiche della dittatura. Nella sola Parigi le vittime del terrore furono oltre 2600, tra cui la regina Maria Antonietta e il chimico Lavoisier, uno dei più noti scienziati del tempo. Il Tribunale Rivoluzionario inizialmente osservò con scrupolo le forme e le leggi, ma progressivamente, quando le condanne si fecero sempre più numerose, prese a usare procedure sommarie. Nel frattempo proseguiva la guerra della Francia contro la prima coalizione. La dittatura giacobina decretò nell’agosto 1793 la leva di massa per dar vita a un esercito popolare. Venne consentito ai borghesi l’accesso alle alte cariche militari, prima riservate alla sola aristocrazia fra le truppe un’intensa azione di propaganda diffuse le idee repubblicane. Questa politica diede suoi frutti nel senso che prima della fine del 1793 alcune vittorie militari consentirono di scongiurare l’eventualità di un’invasione straniera: si diffondevano gli animi rivoluzionari dell’esercito quali l’uguaglianza, fratellanza, libertà e Repubblica i quali motivavano i soldati e rendevano più fedeli gli ufficiali.

LA POLITICA DI SCRISTIANIZZAZIONE

Un aspetto importante del periodo del terrore una politica di scristianizzazione. L’anticlericalismo era di indennizzo della rivoluzione e si era intensificato fino ad assumere la forma dell’odio e del massacro nei confronti del clero refrattario. Nel 1793, soprattutto per iniziativa dei cordiglieri guidati da Hébert, la scristianizzazione venne attuata in modo sistematico. Le chiese furono chiuse al culto cristiano e utilizzate per la nuova religione ispirata alla Dea Ragione. Simboli del cristianesimo, come le raffigurazioni di santi o le campane, vennero distrutti. Venne anche adottato un nuovo calendario repubblicano, nel quale non comparivano più i nomi dei santi.

La politica di scristianizzazione creò divisione fra gli stessi capi rivoluzionari Robespierre non lo condivideva e cercò di limitarla a favore del deismo. Al posto del culto della Dea Ragione egli cercò di promuovere il culto dell’Essere Supremo. In generale comunque la politica di scristianizzazione non ebbe molto successo fra la popolazione, la quale rimaneva legata alla propria tradizione religiosa.

IL COLPO DI STATO DEL 9 TERMIDORO

La dittatura giacobina suscitò posizioni differenti anche l’interno delle forze rivoluzionarie. Le iniziative del comitato, infatti, sembravano troppo radicali alla fazione degli indulgenti guidati da Danton, e troppo moderate all’estrema sinistra degli arrabbiati di Hébert. La linea adottata da Robespierre fu ancora quella della repressione. Egli inasprì la politica del Terrore (Grande Terrore) colpendo gli oppositori di entrambe le parti. Nel giro di pochi mesi (dal 10 giugno al 27 luglio) vennero ghigliottinate migliaia di persone, fra cui gli stessi Hébert e Danton. Tanto rigore però alienò Robespierre il consenso dell’opinione pubblica.

La vittoria militare di Fleurus del 26 giugno 1794, in cui i francesi sconfissero le truppe coalizzate, rafforzò paradossalmente gli oppositori di Robespierre: la vittoria della Francia dimostrava che non c’erano più pericoli immediati per cui non era più necessario il rigido controllo del Terrore. Alcuni membri della Convenzione e del Comitato di salute pubblica accusarono Robespierre di avere ambizioni da tiranno e il 9 Termidoro (27 luglio 1794) Robespierre fu ghigliottinato insieme ai suoi collaboratori dopo un colpo di Stato.

Il 9 Termidoro segna l’inizio di una nuova fase della Francia basata sulla Repubblica moderata con l’affermazione della ricca borghesia chiamata borghesia termidoriana. La nuova Repubblica esprimeva le loro richieste. La borghesia acquisisce il potere politico ma non lo condivide con le classi sociali inferiori. Ciò non determinò comunque l’involuzione verso l’Antico Regime. Sta per iniziare l’età napoleonica.

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Scheda autore Nicola Possamai

Nato nella seconda metà del 1995 Nicola ha da sempre manifestato un grande interesse verso il mondo della tecnologia in particolare verso l’informatica. Oggi è responsabile del centro internet del suo Comune dove tiene dei corsi per i concittadini in difficoltà riguardo l’ambiente windows e, a volte, l’ambiente linux. La sua particolarità è il fatto di essere molto ambizioso e pertanto molto autocritico: desidera sempre superare i propri limiti. Di recente ha rappresentato il suo istituto alla gara nazionale igea presso l'”ITCG Martini” di Castelfranco Veneto ottenendo il terzo posto a pari merito con il secondo classificato. Dopo essersi diplomato con il 100 e lode studia economia aziendale alla Ca’ Foscari. Ama i gatti e la sua squadra del cuore è il Milan 🙂

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Informazioni su nicpos95

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